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Come si sceglie un Presidente della Repubblica

In Italia una candidatura non si nega a nessuno, figuriamoci quando si parla di Quirinale. Quasi stessimo parlando di una nomina di un normale amministratore di condominio.

05 Dicembre 2021 - 11:31

Come si sceglie un Presidente della Repubblica

Giovanni Leone

Quando la situazione è fuori controllo, anche perché, pallottoliere alla mano, i numeri dei Grandi Elettori come al solito non tornano, ecco che s'avanza all'orizzonte la classica frase di coloro che si ergono a saggi e ne sanno sempre più di Solone: "bisognerebbe attuare il metodo Cossiga o il metodo Ciampi!" Quasi si trattasse del sigillo notarile per una buona elezione

Di Sabino Labia

In occasione dell'elezione di Giovanni Leone al Quirinale, avvenuta nel dicembre del 1971, il giornalista Vittorio Gorresio scriveva su La Stampa: "Il Capo dello Stato italiano non è soltanto il personaggio decorativo che conferisce le onorificenze, riceve i rappresentanti diplomatici, inaugura le fiere campionarie, etc. Il Presidente della Repubblica italiana è, invece, un uomo-organo con essenziali funzioni di guida, di custodia e di intervento in quel difettosissimo ingranaggio che è il nostro Stato-democratico- parlamentare. Egli è fornito di una tale massa di potere che la posta nel gioco di ogni elezione presidenziale ha un valore politico pressoché incomparabile."
Sono trascorsi esattamente cinquant'anni da quella elezione e quelle parole, scritte da uno dei più grandi giornalisti parlamentari, descrivono plasticamente, come un assioma, l'importanza della corsa al Colle più alto.
Ad avvalorare questa tesi, è sufficiente ricordare il ruolo guida avuto da Sergio Mattarella negli ultimi due anni, con due crisi di Governo e una pandemia di mezzo, che rappresenta proprio quella "massa di potere" di cui sopra e che, gestita da mani sbagliate, avrebbe potuto causare danni irreparabili per il Paese.
Nonostante ciò, quando si avvicina la data della convocazione delle Camere riunite, scatta immediatamente la gara dei candidati e, soprattutto, degli autocandidati. Già, perché in Italia una candidatura non si nega a nessuno, figuriamoci quando si parla di Quirinale. Quasi stessimo parlando di una nomina di un normale amministratore di condominio.
Anche queste elezioni, come ovvio che sia, non sono da meno. Basta notare quello che sta avvenendo, oramai da questa estate, da quando, cioè, è cominciato il semestre bianco del Presidente Mattarella.
In ordine sparso si sono già fatti i nomi di alcuni papabili e non: Mario Draghi, Marta Cartabia, Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, Giuliano Amato, Paola Severino, Gianni Letta, Rosy Bindi, etc. Con il passare dei giorni, né siamo più che certi, se ne aggiungeranno sicuramente altri di varia umanità.
Poi, però, quando la situazione è fuori controllo, anche perché, pallottoliere alla mano, i numeri dei Grandi Elettori come al solito non tornano, ecco che s'avanza all'orizzonte la classica frase di coloro che si ergono a saggi e ne sanno sempre più di Solone: "bisognerebbe attuare il metodo Cossiga o il metodo Ciampi!" Quasi si trattasse del sigillo notarile per una buona elezione.
A loro va ricordato che anche Enrico De Nicola, fu eletto al primo scrutinio con il sostegno di tutti i maggiori partiti (DC, PSI e PCI). Ma, va anche ricordato che ogni elezione fa storia a sé e, aggiungiamo, va inserita e letta nel contesto storico in cui essa è avvenuta.
Da ultimo, proprio perché il numero degli scrutini non deve essere inteso come sinonimo di pessima elezione, menzioniamo, così a caso, il partigiano Sandro Pertini eletto al sedicesimo scrutinio dell'annus horribilis 1978 dopo le dimissioni proprio di Leone e con il cadavere di Aldo Moro ancora fresco e, a oggi, ricordato come il più amato di tutti.
Last but not least, ciò che conta, e che tutti i candidati devono assolutamente tenere bene a mente come un mantra è che, alla stregua di ciò che avviene nel Conclave, chi entra Papa, esce Cardinale. 

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