Cono d'ombra

La campagna elettorale tra promesse e litigi

I nodi di una campagna elettorale da realizzare in poco tempo e in piena estate sono venuti al pettine e rischiano di complicarsi sempre più con il passare dei giorni.

31 Luglio 2022 - 08:39

La campagna elettorale tra promesse e litigi

I primi sondaggi danno il centrodestra in netto vantaggio con percentuali che vanno dal 43% al 48%. Ma la partita non è affatto segnata, anzi, mai come questa volta si giocherà tutto negli ultimi giorni e, soprattutto, sui programmi e sul minor numero di gaffes che verranno fatte dai vari leaders. La tensione è altissima. 

Di Sabino Labia

Le liste elettorali non sono ancora state presentate, i programmi non si conoscono, le coalizioni sono in divenire, eppure la campagna elettorale è già cominciata senza esclusione di colpi, anche sotto la cintura. Al momento, si assiste a un tutti contro tutti sia a destra che a sinistra, passando per il centro. Facendo una rapida carrellata delle ultime dichiarazioni ecco che emerge un diffuso nervosismo dovuto anche all'improvvisa accellerata della crisi di Governo che ha portato alla fine anticipata della Legislatura. Dopo un primo momento di euforia da parte di chi ha causato il draghicidio, i nodi di una campagna elettorale da realizzare in poco tempo e in piena estate sono venuti al pettine e rischiano di complicarsi sempre più con il passare dei giorni.
Cominciamo con Giorgia Meloni, la vincitrice in pectore del 25 settembre: "Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo sulla premiership, non avrebbe senso andare al governo insieme", come a dire la tocco piano. Uomini avvisati (Salvini e Berlusconi) mezzi salvati. I due, che al momento sono al rimorchio di Fratelli d'Italia, cercano di fare melina anche per evitare che si possano registrare contraccolpi improvvisi dell'ultimo minuto.
Dall'altra parte il problema principale sono le alleanze. Stabilito che dell'avvocato del popolo è meglio non parlarne, resta da capire chi bisogna imbarcare. Enrico Letta durante la direzione del PD ha dovuto ammettere: "ci sono delle alleanze che siamo costretti a fare dalla legge elettorale". Ed ecco, quindi, che si parte da Calenda e si finisce a Fratoianni.
Renzi, al momento, viene considerato come il parente scomodo di cui non si vuol parlare e lui stesso ha fatto sapere che è pronto a correre da solo.
Da ultimi ci sono i Cinque Stelle che, ormai, viaggiano nel loro metaverso sperando che qualcuno prima o poi si accorga di loro. I primi sondaggi danno il centrodestra in netto vantaggio con percentuali che vanno dal 43% al 48%. Quasi a voler dire è inutile andare a votare.
Ma la partita non è affatto segnata, anzi, mai come questa volta si giocherà tutto negli ultimi giorni e, soprattutto, sui programmi e sul minor numero di gaffes che verranno fatte dai vari leaders.
La tensione è altissima. Se da un lato, Meloni & c., dovranno cercare di usare un linguaggio più diplomatico e meno barricadero per accreditarsi come nuova classe dirigente di Governo; dall'altra, Letta & c. dovranno dismettere quel linguaggio saccente e da cachemire modello "vorrei un partito netto come un quadro di Van Gogh" per cercare di catturare anche la cosiddetta pancia del Paese che non conosce il pittore olandese ma conosce benissimo i problemi della vita quotidiana.
Un ultimo consiglio per tutti, ci sono la metà degli italiani che alle ultime elezioni non ha votato e che aspettano soltanto qualcuno che li rappresenti. Ma, soprattutto, ci sono i giovani che, per anni, sono stati letteralmente abbandonati al loro destino e, di conseguenza, della politica non ne vogliono sentir parlare. Qualcuno avrà il coraggio di chiedere loro il voto? Purtroppo, come avrebbe detto Jean Jacques Rousseau "i cittadini contano solo il giorno delle elezioni!"

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