La protesta
14 Marzo 2026 - 20:09
In particolare, uno mostrava Meloni, mentre teneva a guinzaglio e con la museruola il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con la scritta: "No al vostro referendum". Mentre la seconda immagine andata a fuoco raffigurava Meloni e il presidente israeliano Netanyahu con la scritta: "No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati".
Tra slogan e cori, in centinaia sono scesi in piazza a Roma per protestare contro il Referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, contro il governo e la guerra in Iran. "Non al Referendum, no alla guerra e no al governo liberticidia", e' lo striscione in testa al corteo che da piazza della Repubblica ha sfilato per le vie della Capitale, fino a piazza San Giovanni. Alla manifestazione indetta dal Comitato per il "No sociale" e promossa da Potere al Popolo, hanno aderito diverse realta', come i collettivi studenteschi (Osa e Cambiare Rotta), i movimenti per la Palestina, quelli di lotta per la casa, i centri sociali e il sindacato Usb. Durante la protesta, sono stati bruciati con i fumogeni due cartelloni raffiguranti la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. In particolare, uno mostrava Meloni, mentre teneva a guinzaglio e con la museruola il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con la scritta: "No al vostro referendum". Mentre la seconda immagine andata a fuoco raffigurava Meloni e il presidente israeliano Netanyahu con la scritta: "No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati". Secondo gli organizzatori alla manifestazione avrebbero partecipato circa 20 mila persone. A sventolare in piazza anche diverse bandiere: da quelle del sindacato Usb a quelle di Potere al Popolo, della Palestina ma anche quelle di Cuba, Venezuela e Iran e la bandiera della Pace. "Governo Meloni, dimissioni", scandiscono i dimostranti. E ancora "Vota no, Giorgia Meloni vattene", "Giu' le mani dall'Iran", e "Crosetto torna a Dubai", alcuni degli slogan che sono stati urlati nel corso del corteo. Tra gli striscioni che campeggiano nel corteo anche quello di Potere al Popolo con su scritto "Diciamo no all'Italia peggiore, no alla guerra, no al governo Meloni". Alcuni manifestanti esibiscono manifesti con la foto del fondatore della Lega Umberto Bossi, dei ministri Salvini e Santanche' con la scritta "diciamo no all'Italia peggiore". Altri cori e slogan hanno preso di mira il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il premier israeliano Netanyahu. La manifestazione nazionale di oggi "nasce dentro la campagna per il NO sociale al referendum del 22 e 23 marzo, ma il contesto di queste settimane ne ha ampliato ulteriormente il significato politico: costruire una risposta sociale alle politiche del governo Meloni e alla crescente militarizzazione dello scenario internazionale", riferiscono dal sindacato Usb.
Tra gli slogan scanditi lungo il percorso: "Vota no, Giorgia Meloni vattene", ma anche "Giù le mani dall’Iran", "Giù le mani da Cuba socialista" e "Crosetto torna a Dubai". Alla mobilitazione hanno aderito diversi movimenti, dai collettivi studenteschi come Osa e Cambiare Rotta, gruppi per la Palestina, il Global Movement to Gaza, realtà dei movimenti per la casa, centri sociali e attivisti sindacali. Nel corteo sventolavano bandiere palestinesi accanto a quelle di Cuba, Venezuela, Iran e alla bandiera della pace. Imponenti le misure di sicurezza predisposte dalla questura per la gestione dell’ordine pubblico. La capitale è stata di fatto blindata lungo tutto il percorso del corteo. In città sono arrivati circa trenta pullman provenienti da diverse regioni italiane. Le immagini bruciate hanno provocato immediate reazioni istituzionali. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di "incomprensibili e inaccettabili gesti d’odio" esprimendo solidarietà a Meloni e Nordio. Solidarietà ribadita anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha invitato a mantenere il confronto referendario sul merito delle questioni. Sulla stessa linea l’Associazione Nazionale Magistrati, che ha condannato l’episodio chiedendo di abbassare i toni della campagna referendaria. Anche il presidente del comitato 'Giusto dire No', Enrico Grosso, ha definito il gesto lontano dallo spirito della campagna per il referendum. “Ringrazio di cuore chi ha manifestato la sua solidarietà, in particolare il Presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso, e l’Associazione Nazionale Magistrati. Auspico anche io che nei prossimi giorni il dibattito si mantenga nei termini indicati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con pacatezza e lealtà, sui reali contenuti. Naturalmente questi eccessi aggressivi, lungi dall’intimorirmi, mi sollecitano a proseguire con sempre maggior determinazione e vigore, nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente da noi”, ha dichiarato il Guardasigilli, Carlo Nordio.
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