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Carcere di Santa Maria Capua Vetere: 118 uomini della penitenziaria indagati per i fatti dell'aprile del 2020. Gravi e reiterate violenze in danno dei detenuti

«Pur riaffermando la massima fiducia nell’attività della Magistratura nel Paese, non possiamo esimerci dal manifestare la nostra assoluta incredulità su quello che a vario titolo apparirebbe più un teorema accusatorio che un puntuale accertamento. Non conosciamo - afferma il leader dell'Osapp Leo Beneduci - quali siano gli intenti della Guardasigilli Cartabia del tutto assente alle vicende delle carceri e della Polizia Penitenziaria né del Sottosegretario Paolo Sisto»

Il Mattino di Basilicata
Carcere di Santa Maria Capua Vetere: 118 uomini della penitenziaria indagati per i fatti dell'aprile del 2020. Gravi e reiterate violenze in danno dei detenuti

Come Organizzazione Sindacale nazionale del Personale di Polizia Penitenziaria ci è capitato di leggere con estrema attenzione le comunicazioni della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere relative alle ordinanze e ai decreti di cui sono stati fatti oggetto 118 Poliziotti Penitenziari di vari istituti della Regione Campania per presunte, gravi e reiterate violenze in danno di detenuti nel carcere di quella città nel mese di aprile 2020 e, pur riaffermando la massima fiducia nell’attività della Magistratura nel Paese, non possiamo esimerci dal manifestare la nostra assoluta incredulità su quello che a vario titolo apparirebbe più un teorema accusatorio che un puntuale accertamento di fatti e responsabilità rivolto ad una generalità così ampia di appartenenti ad una Forza di Polizia dello Stato da mettere in dubbio e sotto accusa non quei singoli appartenenti al Corpo ma l’intero sistema delle carceri e dell’Amministrazione della Giustizia. – è quanto si legge in un documento diffuso dall’O.S.A.P.P. – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria a firma del segretario generale Leo Beneduci. Se infatti – prosegue il sindacalista - risultano innegabili le condizioni di grave dissesto che vedono in istituti fatiscenti, in assoluta penuria di organico e in perenne sovraffollamento i Poliziotti Penitenziari vittime indifese di decine di aggressioni giornaliere da parte di appartenenti alla popolazione detenuta, di frequente affetti persino da patologie di natura psichiatrica che ne dovrebbero inibire la presenza in carcere, non altrettanto appare plausibile anche per un istituto di pena in continua e grave tensione e teatro di gravi episodi qual’era il carcere di Santa Maria Capua Vetere nei primi mesi del 2020, anche a seguito della pandemia da Covid19, che ciò possa avere indotto decine e decine di Poliziotti a maturare sentimenti ed azioni di pura ed immotivata vendetta nei confronti dei reclusi, quali che possano essere state le successive dichiarazioni osannanti e sciocche captate nel corso delle intercettazioni telefoniche, per di più in operazioni di ripristino dell’ordine e della legalità interne al carcere coordinate dalle Autorità regionali dell’Amministrazione Penitenziaria e non su iniziativa dei singoli. Per mesi e mesi – indica ancora il leader dell’O.S.A.P.P. - abbiamo chiesto vanamente all’Amministrazione penitenziaria centrale e al Ministro della Giustizia di dotare gli appartenenti al Corpo di strumenti di difesa e prevenzione nonché di adibire alle operazioni di contrasto delle risse e delle rivolte interne alle carceri personale adeguatamente addestrato e, con altrettanta inascoltata insistenza, che gli interventi operativi nei confronti dei detenuti da parte dei Poliziotti Penitenziari potessero essere filmati attraverso la dotazione di bodycam; il risultato dell’attuale sbilanciamento di interessi, di attenzione e di tutela all’interno delle carceri posti esclusivamente in favore dei detenuti è che gli appartenenti al Corpo preferiscono subire offese e aggressioni e ricevere svariate giornate di assenza dal servizio per infortunio piuttosto che intervenire con il rischio di subirne le conseguenze in sede penale e senza alcuna difesa istituzionale e ciò in grave danno della funzione generalpreventiva e di recupero sociale della pena, laddove nelle attuali carceri risultano sempre più spesso prevalere i detenuti maggiormente violenti o di maggiore rilievo nell’ambito delle associazioni criminali. Non conosciamo peraltro - conclude Beneduci - quali siano gli intenti della Guardasigilli CARTABIA del tutto assente alle vicende delle carceri e della Polizia Penitenziaria né del Sottosegretario Paolo SISTO partecipante, di recente, ad una manifestazione di protesta (contro l’Amministrazione?) di un’unica organizzazione sindacale e per tali motivi chiediamo al Governo nella sua totalità e in particolar modo al Presidente DRAGHI nonché a tutte le forze politiche, di reali responsabilità e sensibilità, di riservare attenzione e partecipazione concrete e fattive e non solo parole alle sorti e alle vicende delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria del tutto privi di tutele e vittime sacrificali di un sistema che non funziona più quale è il sistema penitenziario italiano.

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