Stato-Chiesa

La mossa strategica di Papa Francesco sulla legge Zan

I vescovi non vogliono sentire neanche nominare questo disegno di legge, e con loro l'ala delle associazioni più tradizionaliste. Ma il pontefice dice ai suoi che la legge non deve essere ostacolata ma solo migliorata

Il Mattino di Basilicata
La Capitanata si mobilita per incontrare Papa Francesco a Campobasso

Papa Francesco, a Campobasso il prossimo 5 luglio

Tutelare la liberta' di espressione dei cattolici ma anche ricompattare la Chiesa italiana che sulla questione del ddl Zan e' molto divisa. Ci sono infatti vescovi che non vogliono sentire neanche nominare questo disegno di legge, e con loro l'ala delle associazioni piu' tradizionaliste; ci sono invece coloro che sono aperti al dialogo e a possibili miglioramenti senza affossare tutto. Si e' mosso per questo Papa Francesco che, nonostante sia arrivato dalla "fine del mondo", come lui stesso ha detto appena eletto, si pone sempre come "vescovo di Roma" e non abdica a quella funzione di 'Primate' d'Italia che non si vedeva dal tempo dei Papi italiani. Una posizione che lo ha portato a chiedere (ed ottenere anche se con qualche anno di ritardo) un Sinodo della Chiesa italiana o che lo spinge, cone le nomine quotidiane, ad accorpare le troppe diocesi italiane, visto che la Cei, pur sollecitata da Francesco, non lo vuole fare. Tornando al disegno di legge Zan, nonostante il clamore di queste ore, il Papa di fatto dice ai 'suoi' che la legge non deve essere ostacolata ma solo migliorata, affinche', dai parroci alle scuole cristiane, dai catechisti a tutti i cattolici, sia garantita la possibilita' di continuare "la propria azione pastorale, educativa e sociale liberamente", come spiegato da fonti vaticane, senza incorrere nel rischio di finire in tribunale. "Con la nota verbale si auspica una diversa modulazione del disegno di legge", scrive testualmente l'Osservatore Romano, la 'voce' ufficiale del Papa. E dunque nessuno chiede "un blocco" dello stesso. E allora il Papa sembra dare un sostegno alla piu' 'flebile' voce del Presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, il quale qualche settimana fa diceva: "La legge potrebbe essere fatta meglio", "andrebbe corretta piu' che affossata", "dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi". Parole diverse da quelle, per esempio, del vescovo di Pavia mons. Corrado Sanguineti che la definisce "legge liberticida che sostiene il pensiero unico". Ma sono parole differenti anche rispetto a quelle dei Gesuiti italiani che, per voce di padre Giacomo Costa, sul fronte opposto, ribadiscono che la tutela delle persone rappresenta la priorita' , anche rispetto alla "volonta' di marcare il territorio o ribadire i principi". Il VATICANO sceglie la via diplomatica, e l'appello al Concordato, senza chiedere fino in fondo lo 'stop' alla legge ma solo una "rimodulazione". Per questo i commenti esultanti del fronte piu' conservatore, da Pro Vita al Family Day, sembrano comunque non fotografare la decisione per quello che realmente e' sul fronte del dialogo interno alla Chiesa.

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