Il caso

Il Tar Lazio sospende i provvedimenti con cui si toglie lo stipendio ai dipendenti non vaccinati del Ministero della Giustizia

"Tre importanti decreti cautelari emanati dal Presidente della Quinta Sezione del Tar Lazio, Leonardo Spagnoletti, hanno sospeso l'efficacia dei provvedimenti che hanno tolto la retribuzione a dei dipendenti del Ministero della Giustizia non vaccinati"

Il Corriere Redazione

05 Febbraio 2022 - 20:10

Il Tar Lazio sospende i provvedimenti con cui si toglie lo stipendio ai dipendenti non vaccinati del Ministero della Giustizia

Leonardo Spagnoletti, Presidente della Quinta Sezione del Tar Lazio

"Il Giudice del Tar Puglia e Consigliere di Stato, ora Presidente della Quinta Sezione del Tar Lazio, ha evidenziato che i ricorsi prospettano "in sostanza profili di illegittimità costituzionale della normativa concernente l'obbligo, per determinate categorie di personale in regime d'impiego di diritto pubblico, di certificazione vaccinale ai fini dell'ammissione allo svolgimento della prestazione lavorativa" e ha ritenuto in tutti i casi trattati "che, in relazione alla privazione della retribuzione e quindi alla fonte di sostegno delle esigenze fondamentali di vita, sussistono profili di pregiudizio grave e irreparabile, tali da non tollerare il differimento della misura cautelare sino all'esame collegiale".

"Tre importanti decreti cautelari emanati dal Presidente della Quinta Sezione del Tar Lazio, Leonardo Spagnoletti, hanno sospeso l'efficacia dei provvedimenti che hanno tolto la retribuzione a dei dipendenti del Ministero della Giustizia non vaccinati: secondo alcuni analisti "non sono più da considerare provvedimenti favorevoli isolati e di un orientamento minoritario, ma di decreti cautelari sempre più numerosi e frequenti"". E' quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Il Giudice del Tar Puglia e Consigliere di Stato, ora Presidente della Quinta Sezione del Tar Lazio, ha evidenziato che i ricorsi prospettano "in sostanza profili di illegittimità costituzionale della normativa concernente l'obbligo, per determinate categorie di personale in regime d'impiego di diritto pubblico, di certificazione vaccinale ai fini dell'ammissione allo svolgimento della prestazione lavorativa" e ha ritenuto in tutti i casi trattati "che, in relazione alla privazione della retribuzione e quindi alla fonte di sostegno delle esigenze fondamentali di vita, sussistono profili di pregiudizio grave e irreparabile, tali da non tollerare il differimento della misura cautelare sino all'esame collegiale". Inoltre, richiesta di annullamento della sospensione della retribuzione, data la gravità e la prospettata illegittimità costituzionale dell'obbligo vaccinale, è stata accolta in ogni caso".

"La decisione del Tar del Lazio - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - è stata presa in considerazione dei profili rilevanti di costituzionalità dell'obbligo vaccinale e in ragione del pregiudizio grave e irreparabile della privazione dello stipendio subito. Ed è arrivata dopo l'articolata ordinanza istruttoria a carico del ministero della salute disposta dal Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia che ha fissato al 16 marzo prossimo la data di discussione della questione di legittimità costituzionale dello stesso obbligo vaccinale, per un dipendente escluso dalla frequenza dell'azienda sanitaria. Inoltre, c'è anche la Corte di giustizia europea che dovrà decidere sulla compatibilità dell'obbligo vaccinale con il diritto comunitario per il personale sanitario italiano sollevato dal Tribunale del Lavoro di Padova". "Nel frattempo - continua Pacifico - l'obbligo vaccinale sul lavoro è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale della Slovenia e degli Stati Uniti. Inoltre, sugli spostamenti da lunedì 6 febbraio sempre l'obbligo sarà rimosso dall'Italia per i cittadini europei (tranne per gli italiani) per contrasto con il regolamento comunitario 953/21 (e non certo per il turismo). Ricordo che in settimana saranno notificati i primi ricorsi dei legali dell'Anief anche al giudice del lavoro e ordinario, sempre contro l'obbligo vaccinale sul lavoro e sugli spostamenti, mentre rimane pendente la questione sulla legittimità costituzionale e comunitaria in Consiglio di Stato (17 febbraio). Infine, è bene anche ricordare che l'accoglimento dei ricorsi consentirebbe il risarcimento dei mancati stipendi e dei danni subiti e bloccherebbe quell'obbligo vaccinale che qualcuno vorrebbe estendere al di là dello stato di emergenza, ovvero dopo il 31 marzo prossimo. La partita sul vaccino obbligatorio - conclude il sindacalista autonomo - è tutt'altro che chiusa". 

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