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Fare impresa nel mondo della cannabis light: pro e contro

Perché molte persone valutano l’inizio di un’avventura da imprenditori nel mondo della cannabis light? Il principale motivo riguarda il fatto che, dal 2017 ad oggi, anno dell’entrata in vigore della Legge 242/2016, il mercato è cresciuto tantissimo.

Il Corriere Redazione

30 Novembre 2021 - 10:30

Fare impresa nel mondo della cannabis light: pro e contro

In virtù dell’alto numero di nicchie - nell’elenco è possibile comprendere anche quella dei prodotti in canapa tessile, una fibra che non ha eguali dal punto di vista della sostenibilità - il mercato che ruota attorno a una delle piante coltivate da più tempo dall’uomo non è ancora satura.

In questo periodo, sono tantissime le persone che decidono di cambiare vita e di lanciarsi in progetti imprenditoriali di varia natura. Una filiera che vale la pena di tenere d’occhio è quella della cannabis light. Quali sono i pro e i contro della scelta di diventare imprenditori in questo settore? Scopriamolo assieme nelle prossime righe di questo articolo.

Cannabis light: i numeri italiani
Perché molte persone valutano l’inizio di un’avventura da imprenditori nel mondo della cannabis light? Il principale motivo riguarda il fatto che, dal 2017 ad oggi, anno dell’entrata in vigore della Legge 242/2016, il mercato è cresciuto tantissimo. Per rendersene conto, basta rammentare che, dal 2019 al 2020, il giro d’affari della cannabis sativa depotenziata - caratterizzata cioè da una percentuale di THC compresa tra lo 0,2 e lo 0,6% - è cresciuto di 50 milioni di euro, passando da 150 a 200. Un bel salto se si considera che al centro dell’attenzione c’è una filiera giovane! Dopo questa doverosa premessa, non resta che entrare nel vivo degli aspetti positivi e negativi da conoscere se si ha intenzione di lanciarsi come imprenditori in questo mondo.

Imprenditori con la cannabis legale: i pro
Il principale pro derivante dalla scelta di fare impresa nel mondo della cannabis a basso contenuto di THC riguarda, come già ricordato, la crescita continua del giro d’affari. Inoltre, si possono presidiare diverse nicchie. Si può, come nel caso dell’e-commerce Weedzard, il mago della cannabis light, concentrarsi sulle infiorescenze, proponendo anche kit di degustazione per chi non sa cosa scegliere e, prima di concentrarsi su un’alternativa in particolare, ne vuole provare diverse.

Un’altra strada che si può seguire prevede il fatto di orientarsi verso gli oli di CBD o cannabidiolo, metabolita famoso quanto il THC ma, a differenza di quest’ultimo, privo di effetti psicoattivi. L’esplosione che ha caratterizzato il mercato della canapa light e dei prodotti da essa derivati in Italia è da ricondurre proprio al boom dei prodotti sopra citati, caratterizzati da una forte efficacia rilassante e, da diverse persone, considerati un valido rimedio naturale contro l’insonnia (ovviamente non sostituisce i farmaci, necessari nei casi in cui la cattiva qualità del sonno è legata a una condizione di depressione).

In virtù dell’alto numero di nicchie - nell’elenco è possibile comprendere anche quella dei prodotti in canapa tessile, una fibra che non ha eguali dal punto di vista della sostenibilità - il mercato che ruota attorno a una delle piante coltivate da più tempo dall’uomo non è ancora satura.

I contro
Quali sono i contro da considerare? Prima di tutto la mancanza, in Italia, di una legge chiara. Anche se la 242/2016 ha rappresentato un passo in avanti epocale - prima di allora, si parlava della cannabis considerando solo l’ambito terapeutico e quello illegale - ci sono ancora tanti aspetti da migliorare. Uno di questi è oggettivamente macroscopico. Forse non tutti sanno che, nella legge appena citata, non si parla di utilizzo umano.

Da non trascurare è il fatto che, nel corso degli anni, si sono affacciate diverse iniziative - l’ultima in ordine cronologico è il decreto firmato e poi ritirato da Roberto Speranza tra ottobre e novembre 2020 - che hanno messo a rischio la possibilità di vendere prodotti a base di CBD per gli esercizi diversi dalle farmacie.

Un’altra parentesi da considerare riguarda la difficoltà nell’attrarre clienti non users. Anche se la cannabis light è legale ormai da diversi anni, sono ancora tante le persone che guardano con diffidenza a questo mondo, pensando che dietro agli e-commerce o ai negozi fisici ci sia chissà che di losco.

Spetta all’imprenditore attuare adeguate strategie di content marketing - in questo caso, il fatto di vendere online e di avere a disposizione uno spazio sul web da gestire come si ritiene meglio per la propria immagine è a dir poco fantastico - e, attraverso blog post, pillole video e altri contenuti aiutare chi si approccia da zero al mondo della cannabis light a capire che non c’è niente di strano in questa filiera.

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