Il divorzio è anche una sofferenza. I patti prematrimoniali possono alleviarla

Intervista a Valeria De Vellis, avvocato matrimonialista

Redazione

24 Ottobre 2021 - 10:42

Valeria De Vellis

Valeria De Vellis

Avvocato De Vellis, si parla tanto di patti prematrimoniali. So che lei ne è una convinta sostenitrice. Perché sono così importanti?

Io penso che le persone debbano avere il diritto, e anche la libertà, di poter decidere come regolamentare la loro separazione e il loro divorzio. Quando ci si sposa, si abbraccia un progetto comune e si decidono insieme tante cose, dalla scelta della casa a quelle di lavoro, all’interno della coppia. Non vedo perché, fra queste decisioni iniziali, non possa essere inserito un patto che stabilisca l’assetto, eventualmente anche economico, della coppia, qualora in un tempo futuro dovesse subentrare un divorzio. Sarebbe un’importantissima legge di civiltà, che, oltretutto, diminuirebbero di molto il conflitto e la sofferenza che inevitabilmente accompagna ogni separazione e ogni divorzio. Credo che sia sicuramente meglio stringere un patto quando c’è l’amore, piuttosto che provare a trovare le soluzioni quando l’amore è finito e molto stesso è stato sostituito dal rancore.

Una legge di civiltà, non c’è dubbio. Eppure non si riesce ad approvarla…

Sì, è una legge che fa fatica a essere approvata. C’è un progetto di legge, che purtroppo è stato dimenticato. A me piacerebbe che fosse ripreso, anche perché è in linea con tutta una serie di provvedimenti, che il legislatore ha preso in questi anni sulla famiglia, a partire dalla negoziazione assistita, che consente ai coniugi di separarsi e anche di divorziare, senza dover entrare in un’aula di tribunale. Gli avvocati stipulano un accordo, che viene prima poi sottoposto al giudice solo per un nullaosta e poi trascritto in Comune. Se ci si può separare e divorziare senza l’intervento di un tribunale, mi domando perché non si possano sottoscrivere degli accordi prematrimoniali. E’ evidente che questi patti nel tempo potrebbero rivelarsi non più adeguati e, quindi, almeno in qualche punto da rivedere, ma questo non può essere un motivo per escludere a priori la possibilità di un accordo prematrimoniale, che regoli l’eventuale e sempre dolorosa fine di un rapporto. Un rapporto che va oltre le firme degli sposi e dei testimoni. Un rapporto che ha accompagnato e segnato due persone nel loro percorso comune di vita, di aspettative e di amore.

Lei è un avvocato matrimonialista. La sua vita professionale attraversa necessariamente la vita dei soggetti più fragili, quali sono i bambini. Contesi, abbandonati, sottratti alle famiglie, vittime di violenze e di abusi. Che cosa si può fare per aiutare i bambini che ci guardano e in silenzio ci chiedono aiuto?

Io penso che i bambini vadano protetti subito. Penso che spesso i tempi della giustizia siano troppo lunghi rispetto a quelli molto più veloci della vita dei bambini. Le cause dei minori contesi dovrebbero avere un canale preferenziale. Sono anche dell’idea che, nei casi più conflittuali, i giudici dovrebbero affidarsi a uno psicologo e a uno psichiatra per analizzare la situazione e prendere, all’interno di quella famiglia, la decisione migliore nell’interesse del minore. Non sono, invece, favorevole a far dipendere le decisioni dalle indagini dei servizi sociali, perché troppo spesso vengono fatte senza tutelare il diritto di difesa delle parti. Questa è una prassi inaccettabile. Quando si parla di minori, i diritti di difesa non dovrebbero mai essere negati ma, semmai, maggiormente garantiti all’interno del processo. Nel momento, invece, in cui il Tribunale nomina uno psicologo, i genitori possono affidarsi a un proprio consulente di parte e può, quindi, essere rispettato l’insopprimibile diritto al contraddittorio.

C’è una sofferenza patita dai bambini, di cui colpevolmente ci si dimentica? Esistono violenze e danni nascosti, di cui gli adulti non si fanno carico?

Sicuramente la violenza assistita, quella in cui il bambino fa da spettatore alla violenza. Penso a tutti i casi in cui il bambino assiste quotidianamente agli atti di violenza di un genitore ai danni dell’altro. Una violenza che arriva dritta alla cuore e alla mente del bambino. Una violenza troppo spesso sottovalutata. Si tende a pensare che un genitore possa comunque essere un buon genitore, anche se è abitualmente violento nei confronti dell’altro. Una cosa vorrei fosse chiara a tutti. I bambini, vittime della violenza assistita, possono subire gli stessi danni psicologici e comportamentali di quelli che sono esposti a violenze e abusi diretti. Bisognerebbe proteggere i bambini anche da questa forma più subdola, ma non meno grave e dannosa, di violenza, quale è quella a cui assistono.

Antonello Sette

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