Il punto

Green pass, la rivolta nelle urne

Quelle aperte per le elezioni comunali sono un’ottima opportunità per punire i partiti che hanno concorso alla punizione voluta e perseguita dal Governo nei confronti degli italiani con il green pass

Loris Del Vecchio
Green pass, la rivolta nelle urne

Questi delle votazioni sono due giorni di rivolta democratica straordinaria che ci vengono concessi: non sciupiamoli, scegliendo, anche tra i candidati che travestono di civismo le loro tendenze e i loro riferimenti partitici, tra chi sta con i diritti della gente e chi no. Buon voto a tutti. 

Come insegna la storia, da sempre, le vere rivoluzioni non si fanno nelle piazze, ma nelle urne. Quelle aperte per le elezioni comunali sono un’ottima opportunità per punire i partiti che hanno concorso alla punizione voluta e perseguita dal Governo nei confronti degli italiani con il green pass. No, non con lo stesso sadismo con cui Brunetta ha svelato «il gioco» del «geniale» certificato verde nell’aumentare «i costi psichici e monetari» per le persone perplesse, non contrarie al vaccino; ma con la lucida convinzione di restituire alla democrazia il valore che i partiti di Governo hanno calpestato nel sostenere un Governo che ha inteso fare del green pass uno strumento persecutorio di massa per imporre l’obbligo vaccinale senza assumersi alcuna responsabilità, senza alcuna indulgenza per coloro che hanno inteso verificare il loro stato di salute con il tampone. Perché ormai è evidente che l’intento vero del green pass non è frenare la pandemia, altrimenti non si spiegherebbero le contraddizioni che lo accompagnano: obbligatorio per entrate a scuola, non sui mezzi di trasporto locali per arrivarci, pieni come un uovo, dove è facilissima la diffusione del contagio; obbligatorio per giudici e dipendenti dell’amministrazione giudiziaria, non per avvocati, testimoni e consulenti nelle udienze, come se gli untori possano essere solo i magistrati e i cancellieri; preteso ai lavoratori pubblici e privati, senza alcun sostegno sostanziale ai test di verifica del Covid, nella totale genuflessione dei sindacati;  indispensabile per una qualsiasi cerimonia civile, non per andare a messa, partecipare alle processioni o all’oratorio. Sono solo alcuni esempi utili per chi intende rendere un esempio di serietà e giustizia ai partiti che con cinismo, come il PD, con ambiguità, come la Lega, con prone convenienza di poltrone, come Forza Italia e 5 Stelle, si sono resi complici del punitivo e scriteriato green pass, sfuggendo alla responsabilità dell’obbligo vaccinale che, invece, una ragionevolezza ce l’ha nel contrastare ricoveri e morti provocati dal virus. Più che le piazze, per far valere il buon senso c’è l’esercizio democratico delle urne (dove per accedere non ci vuole il green pass perché, quando conviene ai partiti, la tutela dei diritti costituzionali serve). Questi delle votazioni sono due giorni di rivolta straordinaria che ci vengono concessi, non sciupiamoli, scegliendo, anche tra i candidati che travestono di civismo le loro tendenze e i loro riferimenti partitici, tra chi sta con i diritti della gente e chi no. Buon voto a tutti. 

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