G20, Strategia Nazionale e donne, il punto di vista di Anna Limpido, Consigliera di Parità della Regione Friuli Venezia Giulia

"Se è vero allora che fra le bambine di oggi ci potrà essere la Margerita Hack o la Anna Magnani di domani, la società ha l’obbligo di investire su loro garantendo qualunque misura stabile necessaria perché una donna non debba più abnegare sé stessa per realizzare altri suoi legittimi desideri come l’essere madre o acquisire la propria indipendenza"

Anna Limpido
Anna Limpido

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Le novità di questi giorni sono ben due ed entrambe appaiono rivoluzionarie agli occhi di chi si occupa di “donne nel
mondo del lavoro”: la prima è che a Santa Margherita Ligure il 26 agosto scorso si è tenuto l’inedito G20 sulla parità di
genere, la seconda è che il Dipartimento per le Pari Opportunità ha varato la “Strategia Nazionale per la Parità di
Genere”.


Un numero basti a spiegare il tenore rivoluzionario di queste iniziative volte a stravolgere l’attuale situazione: l’Italia
oggi si posiziona al 28° (e ultimo) posto in Europa per partecipazione femminile nel mercato del lavoro con un tasso di
occupazione inferiore a quello maschile di oltre 20 punti percentuali (Fonte Dipartimento per le Pari Opportunità).
Arrivati dunque all’ultimo posto in Europa, il nostro Paese rialza la testa dando alla parità e alle donne la giusta
attenzione. Finalmente.


Chiaro a tutti che le pari opportunità non siano più affare di singole iniziative e né rimesse a sensibili slanci di qualche
Amministratore locale, la parità diventa Strategia Nazionale accompagnata con queste parole dal Presidente del
Consiglio Draghi “Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi” a ricordare che non è galanteria di
equità numerica che gli uomini concedono alle donne, ma è perdita di talenti che costa cara alla crescita economica
dell’intero Paese.


In questo vuoto entra prepotente la Strategia Nazionale che, a proposito di donne e lavoro, statuisce che: a) siano
fissati incentivi per l’assunzione delle donne, per il rientro dalla maternità o dai tempi determinati; b) l’incentivazione
delle imprese femminili; c) flessibilità lavorative aggiuntive; d) due diligence aziendali per la tutela delle parità.
Finalmente pare evidente che per affrontare il problema serva in primis una strategia, una sinergia, una
programmazione con misure e obiettivi messi in atto dal Governo (e se vi pare cosa da poco si consideri che sino ad
oggi nessuno l’aveva, non dico pensata, ma sicuramente fatta), quindi il coordinamento di tutto l’esercito di
combattenti delle pari opportunità (Consigliere di parità, Commissioni per le pari opportunità, Assessori, Associazioni,
ecc) affinchè, strutturato gerarchicamente e territorialmente, vigili e attui il Piano Nazionale.


Infine servirà una riflessione sociale profonda perché la disparità di genere ha radici ataviche culturali che la Strategia
potrà davvero aggredire solo accompagnando le piccole donne di oggi in un percorso scolastico fiducioso e di crescita.
Chiunque Consigliera di Parità o Assessore o Volontario sia stato nelle scuole, infatti, avrà notato che c’è una frattura
insanabile fra i desiderata delle bambine e la realizzazione dei loro sogni.


Alla domanda “cosa volete fare da grandi?” le bambine rispondono con un tripudio di innocente immaginazione:
attrice, maestra, medico, estetista, scienziata, desideri che si scontrano con l’adulta consapevolezza che almeno la
metà di loro dovranno chiudere i sogni in un cassetto per colpa di tante barriere, sociali in primis, che, come ragnatale,
intrappolano il talento femminile.


Se è vero allora che fra le bambine di oggi ci potrà essere la Margerita Hack o la Anna Magnani di domani, la società
ha l’obbligo di investire su loro garantendo qualunque misura stabile necessaria perché una donna non debba più
abnegare sé stessa per realizzare altri suoi legittimi desideri come l’essere madre o acquisire la propria indipendenza.
Forse allora quelli che oggi la Strategia Nazionale definisce “incentivi” domani diventeranno “servizi pubblici
permanenti” e gli asili, i dopo scuola, la cura dei piccoli e degli anziani diventeranno servizi garantiti per tutti, uomini e
donne, che necessitano di supporto. E nel frattempo che questa rivoluzione accada, cibati (non saziati) da quello che il
Piano strategico oggi ci offre, nell’attesa del concretizzarsi di queste nuove iniziative, si potrebbe fin da subito e
ognuno di noi portare la parità di genere nelle proprie case, nelle proprie gesta, nelle proprie parole, tra i propri figli,
maschi e femmine perché non ci sarà mai rivoluzione culturale fatta a suon di leggi senza l’esempio compartecipativo
di tutti.

Anna Limpido
Consigliera di Parità della Regione Friuli Venezia Giulia

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