Il Green pass poco inclusivo

Julia Urakceeva
Julia Urakceeva

Julia Urakceeva


Che situazione strana: dal venerdì mi sono negate le cose più semplici come stare dentro il bar o andare al cinema che adoro. Eppure, non ho mai messo in dubbio l’utilità dei vaccini. Anzi, dall’inizio ho seguito l’appello degli esperti dell’Oms e scienziati che dicevano: vaccinatevi con il primo vaccino disponibile. Cronologicamente il primo vaccino per me disponibile è stato Sputnik (di cui non ho particolari motivi di non fidarmi), quando sono andata all’inizio dell’anno a trovare la famiglia in Russia. In quel momento non si sapeva ancora quando sarebbe vaccinata la mia fascia di età in Italia, e se rimaneva in vigore la programmazione vaccinale di allora, sarebbe toccato a me non prima di settembre. Quindi l’ho fatto – per adesso trovarmi con tanti diritti limitati.

Siamo in tanti, le persone residenti in Europa, vaccinate con Sputnik, Sinovac ed altri vaccini più diffusi nel mondo diversi dai quattro già autorizzati dall’Ema. L’Oms include nel proprio monitoraggio dell’andamento di vaccinazione mondiale 15 titoli dei vaccini anti-Covid. Sputnik viene usato in circa 30 Paesi (incluso come si sa anche quelli europei), Sinovac in circa 45 Paesi, incluso quelli cui cittadini vengono spesso a lavorare in Italia. (fonte: https://covid19.who.int 5.08.2021). Quindi, per adeguarsi alle esigenze del green pass, dovrebbero rivaccinarsi con un marchio autorizzato? Pur volendo non sarebbe veloce. Quando le difese immunitarie da anticorpi sono ancora attive non si prosegue a ulteriore vaccinazione. In questo “circolo di diversamente vaccinati” si sono trovati anche i stessi volontari del vaccino nazionale ReiThera.

…Ed eccoci adesso nel pieno del caldo di agosto italiano, privi, almeno formalmente, della possibilità di prendere un caffè al fresco con l’aria condizionata. L’opzione di fare un test da 15-20 euro ogni volta che uno deve andare in piscina o al cinema sembra assurda. Come se non bastassero le tensioni sociali già esistenti, il green pass ci divide ulteriormente. Non vorrei sentirmi una cittadina di categoria B. E non perché qua in Italia faccio ricerca e volontariato. Ma perché trovo dannosa la stessa idea delle categorie A e B. Tra l’altro, il green pass in alcune situazioni mina la fiducia nell’efficacia delle misure adottate prima: il distanziamento, l’uso delle mascherine, la disinfezione. Quanti sforzi su tutti i canali di comunicazione per convincerci di seguire le regole! E adesso queste misure all’improvviso non bastano più? Immaginate uno che entra nel bar e starnutisce accanto a voi. Che cosa vi rassicura di più – se vi mostra il QR code o se in quel momento aveva addosso la mascherina?

Credo fermamente che si possa proseguire con la vaccinazione e le misure di prevenzione senza burocratizzare eccessivamente la vita. Il caso di San Marino, vaccinato quasi totalmente con Sputnik e adesso esente dall’obbligo di Green pass, ne sembra un buon esempio.

Julia Urakceeva

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