Lo sbruffone arrogante

Aggressione militare di Trump al Venezuela dove vivono 160mila italiani emigrati soprattutto da Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia

Trump ha dispiegato una flotta nei Caraibi e ipotizzato attacchi terrestri contro il Venezuela sostenendo che i giorni del presidente Maduro sono "contati". Almeno sette esplosioni e rumori di aerei a bassa quota sono stati uditi intorno alle 2 del mattino

Il Corriere Redazione

03 Gennaio 2026 - 09:38

Aggressione militare di Trump al Venezuela dove vivono 160mila italiani emigrati soprattutto da Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia

"L'obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno".

Forti esplosioni, accompagnate da rumori simili a quelli di aerei in volo, si sono verificate intorno alle 2 loali (le 7 in Italia) a Caracas. Secondo quanto riportato da un giornalista dell'Afp, le deflagrazioni sono andate avanti per circa un quarto d'ora. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dispiegato una flotta nei Caraibi e ipotizzato attacchi terrestri contro il Venezuela sostenendo che i giorni del presidente Maduro sono "contati". Almeno sette esplosioni e rumori di aerei a bassa quota sono stati uditi intorno alle 2 del mattino di sabato nella capitale venezuelana, Caracas. Il governo venezuelano non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Cittadini di diversi quartieri sono scesi in strada. L'esercito statunitense ha preso di mira, negli ultimi giorni, presunte imbarcazioni venezuelane dedite al traffico di droga e venerdì il Paese sudamericano guidato da Nicolás Maduro si è dichiarato disponibile a negoziare un accordo con gli Usa per combattere il narcotraffico. In un'intervista preregistrata andata in onda giovedì, Maduro aveva dichiarato che gli Stati Uniti vogliono imporre un cambio di governo in Venezuela e ottenere l'accesso alle sue vaste riserve petrolifere attraverso la campagna di pressione durata mesi, iniziata con un massiccio dispiegamento militare nel Mar dei Caraibi. Il ministero degli Esteri venezuelano ha "condannato fermamente l'aggressione statunitense" contro il Paese. "La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunita' internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall'attuale governo degli Stati Uniti d'America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della citta' di Caracas, capitale della Repubblica, nonche' negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira", si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil. Il presidentecolombiano Gustavo Petro ha chiesto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati Americani dopo la raffica di esplosioni a Caracas.  Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha firmato lo stato d'emergenza a seguito delle esplosioni che hanno colpito la capitale Caracas oggi, 3 gennaio, e che il suo governo ha attribuito a un'aggressione militare degli Stati Uniti. Lo si legge in un comunicato diramato dall'esecutivo. Maduro ha anche ordinato che tutti i piani di difesa nazionale siano attuati "nei tempi giusti e nelle circostanze appropriate", invitando le forze politiche e sociali a mobilitarsi e difendere il Paese. "Il popolo del Venezuela e le Forze armate nazionali bolivariane, in perfetta unita' tra popolo, polizia ed esercito, sono dispiegate a garantire sovranita' e pace". Il documento rende noto anche che il Venezuela presentera' proteste formali al Consiglio di sicurezza, al segretariato generale delle Nazioni Unite e ad altri organismi internazionali, chiedendo piena condanna dell'azione attribuita agli Usa.

Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha reso noto oggi, 3 gennaio, un elenco di obiettivi che sarebbero stati colpiti dagli attacchi degli Stati Uniti in Venezuela, tra i quali figurerebbe anche la sede del parlamento. L'elenco, diffuso dal capo dello Stato colombiano su X, fa riferimento a bombardamenti e attacchi contro installazioni militari, infrastrutture strategiche e edifici istituzionali nella capitale Caracas e in altre localita' del Paese. Secondo quanto riportato da Petro, tra i siti colpiti figura la base aerea Generalissimo Francisco de Miranda di La Carlota, a Caracas, che sarebbe stata bombardata e resa inoperativa. Sempre nella capitale sarebbero stati colpiti il Palazzo federale legislativo e il complesso militare di Fuerte Tiuna, mentre attacchi sarebbero stati segnalati anche nel centro storico della citta'. Il presidente colombiano riferisce inoltre dell'attivazione di un piano di difesa nel quartiere di Miraflores, dove si trova il palazzo presidenziale. L'elenco comprende anche il quartier generale militare della Montana, a Catia La Mar (nello Stato di La Guaira, sulla costa centrale del Paese), indicato come bombardato e inagibile, e la base militare per elicotteri di Higuerote, anch'essa colpita. Tra gli obiettivi menzionati figura inoltre la base numero 3 degli F-16 a Barquisimeto, nello Stato di Lara. Sempre secondo Petro, sarebbero stati attaccati diversi aeroporti, tra cui uno scalo nel comune di El Hatillo, nell'area metropolitana di Caracas, e un aeroporto privato a Charallave, nello Stato di Miranda, che sarebbe stato bombardato e reso inutilizzabile. Il presidente colombiano segnala infine estesi blackout elettrici in varie zone della capitale, tra cui Santa Monica, Fuerte Tiuna, il quartiere 23 de Enero, Los Teques e l'intera parte meridionale di Caracas. Al momento non vi sono conferme ufficiali da parte delle autorita' venezuelane o statunitensi sull'elenco diffuso dal presidente colombiano.

«TRUMP VUOLE IL NOSTRO PETROLIO»

"L'obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno". Lo scrive il governo di Nicolas Maduro in una nota ufficiale in cui respinge gli attacchi al Venezuela che la nota attribuisce a Washington. "Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un 'cambio di regime', in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti", aggiunge la nota.

160MILA GLI ITALIANI IN VENEZUELA

Oggi, secondo l'Ambasciata d'Italia a Caracas, sono circa 160.000 i cittadini italiani registrati presso i due consolati (Caracas e Maracaibo) e si stima che siano oltre 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana. Le radici di questa presenza affondano nel secondo dopoguerra, quando il Venezuela - trainato dal boom petrolifero - divenne una delle mete piu' attraenti dell'emigrazione italiana nelle Americhe. Studi accademici ricostruiscono un afflusso massiccio: tra il 1949 e il 1960 entrarono nel Paese "poco piu' di 220mila" italiani, una quota significativa della popolazione straniera dell'epoca. La Farnesina ricorda inoltre che i flussi piu' consistenti arrivarono dall'Italia centrale e meridionale, con una forte incidenza di regioni come Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia. Nel tempo la comunita' ha costruito una rete di istituzioni che, ancora oggi, ne sostiene identita' e servizi. Il Consolato generale d'Italia a Caracas segnala la presenza di due Comites nella propria circoscrizione, organismi elettivi di rappresentanza degli italiani residenti. Sul fronte culturale, l'Istituto Italiano di Cultura di Caracas promuove eventi, rassegne e progetti di cooperazione educativa e universitaria. Un simbolo della "italianita'" in Venezuela e' anche la scuola: la Scuola paritaria italiana "Agusti'n Codazzi" di Caracas, che ha avviato le attivita' nel 1951 risulta tra gli istituti riconosciuti dal ministero degli Esteri. Accanto alla dimensione sociale e culturale, pesa quella economica. L'Ambasciata spiega che in Venezuela opera una Camera di Commercio binazionale, Cavenit, con una storia "sessantennale" e piu' di 800 imprese aderenti, articolate in piu' citta': un tessuto imprenditoriale che continua a fare da ponte con l'Italia. Negli ultimi anni, pero', la crisi venezuelana e l'instabilita' hanno rimodellato la diaspora: una parte della comunita' si e' spostata verso altri Paesi o ha scelto il rientro. Un segnale indiretto arriva anche dalle dinamiche dei servizi consolari e dalla domanda di cittadinanza. 

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