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Luigi Balboni e la fattoria didattica dove i bambini scoprono da dove viene il cibo che mangiano

Non è un agriturismo. Non è un parco giochi a tema rurale. È un progetto educativo nel senso più puro del termine: un posto dove si impara facendo, toccando, guardando.

Il Corriere Redazione

11 Febbraio 2026 - 14:57

Luigi Balboni e la fattoria didattica dove i bambini scoprono da dove viene il cibo che mangiano

«I bambini oggi sanno usare un tablet a tre anni», racconta Balboni. «Ma non hanno mai visto una gallina dal vivo. Non sanno che le zucchine crescono da un fiore. Non hanno idea di cosa significhi aspettare che qualcosa maturi. Tutto è immediato, tutto è confezionato. La fattoria è il contrario di tutto questo».

C'è una generazione di bambini che cresce pensando che il latte nasca dal supermercato. Che le uova arrivino dalle scatole di cartone. Che le carote spuntino già lavate e tagliate. Non è colpa loro, e nemmeno dei genitori. È il mondo che abbiamo costruito, fatto di città, cemento e distanza da tutto ciò che è vivo.

Luigi Balboni, classe 1987, residente a Mirandola in provincia di Modena, ha deciso di costruire un'alternativa. Una fattoria didattica pensata per famiglie e bambini, un luogo dove il tempo rallenta e dove le domande più semplici trovano finalmente risposta. Da dove viene il latte? Come nasce un pulcino? Perché le stagioni cambiano il colore dei campi?

Non è un agriturismo. Non è un parco giochi a tema rurale. È un progetto educativo nel senso più puro del termine: un posto dove si impara facendo, toccando, guardando.

«I bambini oggi sanno usare un tablet a tre anni», racconta Balboni. «Ma non hanno mai visto una gallina dal vivo. Non sanno che le zucchine crescono da un fiore. Non hanno idea di cosa significhi aspettare che qualcosa maturi. Tutto è immediato, tutto è confezionato. La fattoria è il contrario di tutto questo».

Il percorso che ha portato Balboni a realizzare questo progetto non è stato lineare. Per anni ha lavorato nella ristorazione, gestendo un franchising di ristoranti. Un'attività redditizia ma totalizzante, fatta di turni infiniti e weekend inesistenti. Quando è diventato padre, ha capito che quella vita non era compatibile con l'idea di famiglia che aveva in mente.

Ha cercato alternative, ha sperimentato, ha fallito più volte. Poi ha trovato stabilità grazie a un arbitraggio nei mercati una scoperta che gli ha permesso di costruire quello che sognava da sempre. Ma la finanza, per Balboni, non è mai stata il punto di arrivo. È stata solo il mezzo per arrivare alla terra.

«Non mi interessano le macchine di Lusso e la vita da ricco imprenditorie. La fattoria l'avevo in testa da prima di tutto il resto», spiega. «Sapevo che tipo di posto volevo creare. Un posto dove i bambini potessero sporcarsi le mani, dove le famiglie potessero passare una giornata senza schermi, dove il tempo avesse un altro significato».

Oggi quel posto esiste. Ci sono animali da accudire, orti da coltivare, laboratori dove i più piccoli imparano a fare il pane o a raccogliere le uova. Ci sono genitori che tornano a casa con figli stanchi nel modo giusto, quello della fatica fisica e della meraviglia.

Le scuole prenotano visite didattiche. Le famiglie tornano stagione dopo stagione, per vedere come cambia il paesaggio, come crescono gli animali che avevano visto piccoli.

«Non voglio insegnare nulla di complicato», dice Balboni. «Voglio solo mostrare cose che una volta erano normali e che oggi sembrano straordinarie. Un seme che diventa pianta. Un uovo che diventa pulcino. Il ciclo della natura. I bambini rimangono incantati, e spesso anche i genitori».

La fattoria didattica di Luigi Balboni è la risposta concreta a una domanda che molti si fanno: come riconnettere i nostri figli con il mondo reale? La sua risposta è semplice. Portarli dove il mondo reale esiste ancora.

 

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