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10 Febbraio 2026 - 12:34
Guardando alla gestione complessiva del gregge, la cura della nutrizione neonatale non va letta come un costo aggiuntivo, ma come un investimento ad alto rendimento
Chi ha un allevamento ovino sa bene che le prime settimane di vita dell'agnello costituiscono una vera e propria corsa contro il tempo: l'organismo è fragile, il sistema immunitario è in costruzione e i tassi di crescita potenziali sono al loro massimo livello biologico. Gestire correttamente questa finestra temporale significa assicurarsi animali che raggiungeranno il peso ideale o la maturità riproduttiva senza intoppi.
Il solo latte, materno o ricostituito, tuttavia, diventa presto insufficiente a sostenere i fabbisogni crescenti dell'animale. È qui che l'inserimento mirato di un mangime per svezzamento agnelli assume un ruolo tecnico decisivo: non serve solo a nutrire, ma a guidare la trasformazione fisiologica dell'animale, preparandolo a diventare un ruminante funzionale e robusto.
L'agnello nasce, di fatto, come un monogastrico funzionale. Nelle prime fasi, il suo sistema digerente sfrutta quasi esclusivamente l'abomaso per digerire il latte, mentre i pre-stomaci (il rumine in particolare) sono organi immaturi, piccoli e privi di quella flora microbica essenziale per processare la fibra.
La transizione verso l'alimentazione solida è quindi il passaggio più delicato dell'intero ciclo produttivo. Se il cambiamento avviene bruscamente o con materie prime inadatte, si verifica il cosiddetto "stress da svezzamento", che porta a un blocco immediato della crescita.
L'obiettivo di una nutrizione precoce e tecnica è stimolare lo sviluppo anatomico delle papille ruminali. L'ingestione di alimenti solidi specifici, formulati con amidi e proteine ad alta digeribilità, innesca la produzione di acidi grassi volatili che agiscono come "carburante" per la crescita dei tessuti del rumine.
Questo processo non può essere attivato dai soli foraggi, che in questa fase risulterebbero indigeribili e ingombranti, ma richiede concentrati studiati per abituare gradualmente l'apparato digerente alla sua futura funzione.
Una gestione alimentare approssimativa in questa fase ha ripercussioni sanitarie immediate. L'apparato digerente immaturo è la porta d'ingresso principale per patogeni e infezioni. Errori nutrizionali, come un eccesso di fibra indigeribile o sbalzi nella qualità dell'alimento, alterano il pH intestinale e favoriscono la proliferazione di batteri opportunisti, causa primaria di diarree neonatali e enteriti. Queste patologie non solo aumentano il tasso di mortalità in stalla, ma lasciano segni permanenti sui sopravvissuti.
Al contrario, una dieta solida introdotta con gradualità e precisione supporta l'integrità della barriera intestinale e il sistema immunitario. Mantenere l'intestino sano significa ridurre drasticamente la necessità di trattamenti antibiotici e garantire che l'energia assunta venga utilizzata per l'accrescimento muscolare e scheletrico, anziché dispersa per combattere infiammazioni.
Guardando alla gestione complessiva del gregge, la cura della nutrizione neonatale non va letta come un costo aggiuntivo, ma come un investimento ad alto rendimento. Un agnello che supera la fase di svezzamento senza crisi di crescita è un animale che raggiungerà prima il peso ideale, crescendo in modo sano e riducendo i costi di mantenimento, o che diventerà un riproduttore più longevo e produttivo.
La sostenibilità dell'allevamento passa inevitabilmente dalla capacità di ridurre la mortalità infantile: investire in mangimi tecnici nelle prime settimane è la strategia più efficace per assicurare un allevamento sano e produttivo.
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