L'incontro speciale

La testimonianza di Sahraa Karimi alla Biennale del cinema di Venezia per dare voce al coraggio delle donne afghane

La filmaker, due settinane fa era riuscita a fuggire dal Paese, già in preda al caos, ed aveva lanciato sui social media un messaggio, una richiesta d'aiuto per i cittadini e gli artisti afghani.

Lucia La Gatta

Lavoro, studi, vita quotidiana: le afgane avevano dovuto lottare per la loro libertà ottenendo molte vittorie. Adesso rischiano di perdere tutto. Negli ultimi vent’anni nel paese era stato ricreato tutto, dall’istruzione al sistema legale, dai servizi sociali all’economia. Adesso naturalmente sembra che quelle conquiste stiano per sparire.

Il cinema non è solo intrattenimento, spesso ha anche un ruolo sociale, un veicolo per denunciare certi mali. Ed ecco allora che la 78^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia accanto ai suoi film, alle sue star, i suoi red carpet, considera l’attuale momento di crisi che sta vivendo l’Afganistan ed ha organizzato un incontro – prima iniziativa della Biennale ad occuparsi di questi temi - sulla situazione dei registi e degli artisti nel paese appena ritornato nelle mani dei talebani dopo 20 anni.

Il panel, avrà luogo questo pomeriggio alle 15 al Palazzo del Casinò (Lido di Venezia), in Sala Conferenze Stampa. Argomento: la drammatica situazione dei registi e, in generale, degli artisti afghani, l’esigenza della creazione di corridoi umanitari e la garanzia della concessione di status di rifugiati politici, oltre che la preoccupazione per il loro futuro e la necessità di provvedere alla loro sistemazione una volta giunti in Europa. Parteciperà la regista afghana Sahraa Karimi, prima presidente donna dell’Afghan Film Organisation e autrice del recente appello per sensibilizzare i media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali sulle condizioni del suo Paese, già ospite della Biennale Cinema 2019. La filmaker, due settinane fa era riuscita a fuggire dal Paese, già in preda al caos, ed aveva lanciato sui social media un messaggio, una richiesta d'aiuto per i cittadini e gli artisti afghani. "I talebani - aveva scritto fra l'altro - sono sempre gli stessi, la loro idea di società e feudale e patriarcale calpesta prima i diritti delle donne".

Lavoro, studi, vita quotidiana: le afgane avevano dovuto lottare per la loro libertà ottenendo molte vittorie. Adesso rischiano di perdere tutto. Negli ultimi vent’anni nel paese era stato ricreato tutto, dall’istruzione al sistema legale, dai servizi sociali all’economia. Adesso naturalmente sembra che quelle conquiste stiano per sparire.

L’incontro sarà moderato dal giornalista Giuliano Battiston, che dal 2007 si dedica all’Afghanistan con viaggi, ricerche e saggi, e vedrà la partecipazione della documentarista afghana Sahra Mani (presente con un progetto al CoProduction Market della Mostra), e i componenti del board dell’International Coalition for Filmmakers at Risk (ICFR), Vanja Kaludjercic (Direttrice artistica dell’International Film Festival di Rotterdam), Orwa Nyrabia (Direttore artistico dell’International Documentary Film Festival di Amsterdam), Mike Downey (Presidente della European Film Academy) e Matthijs Wouter Knol (Direttore Esecutivo della European Film Academy).

Inoltre il Codacons ha deciso di assegnare un premio speciale per Sahraa Karimi, la regista afghana che ha aperto la strada al cinema femminile, sfidando la cultura dominante e le violenze talebane. A testimoniare la forza delle donne in un momento così buio della storia afghan

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