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L'Italia e la NATO, dall'adesione a Berlinguer

L'origine di un accordo tra Stati era nato subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando Mosca aveva cominciato a creare alleanze tra i Paesi dell'Est Europa e i partiti comunisti occidentali.

20 Marzo 2022 - 12:10

L'Italia e la NATO, dall'adesione a Berlinguer

Ma c'è un'altra data cruciale che lega il nostro Paese alla NATO e che vede protagonista questa volta non un democristiano ma Enrico Berlinguer, il segretario del più grande partito comunista d’Occidente.

Di Sabino Labia

Il motivo addotto da Vladimir Putin per iniziare una sua guerra personale e dare vita a quello che passerà alla storia come un nuovo genocidio, è da addebitarsi alla decisione del governo ucraino di chiedere l'adesione alla NATO.
L'Italia ne fa parte sin dalle origini e per la precisione dal 6 gennaio 1949 quando il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi presentò ufficialmente, agli Stati Uniti d'America, la richiesta di adesione all'Alleanza Atlantica. L'origine di un accordo tra Stati era nato subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando Mosca aveva cominciato a creare alleanze tra i Paesi dell'Est Europa e i partiti comunisti occidentali. Prima il Cominform, nel settembre del 1947; poi, nel gennaio del 1949, toccò al Comecon.
Gran Bretagna, Francia e Benelux diedero vita a un patto di assistenza reciproca nella malaugurata ipotesi in cui si fosse verificato un attacco delle forze sovietiche. Il 17 marzo 1948 nacque il Patto di Bruxelles, premessa al più ampio Patto Atlantico che avrebbe coinvolto anche statunitensi e canadesi. Quello fu l'inizio della Guerra Fredda.
L'ingresso dell'Italia non fu semplice. Gli USA erano favorevoli; gli inglesi erano totalmente contrari. La Francia, invece, vedeva positivamente l'adesione italiana per una pura questione di comodo visto che avere ai propri confini un Paese alleato rassicurava non poco la propria stabilità.
De Gasperi, dal punto di vista costituzionale avrebbe potuto aderire senza chiedere il consenso delle Camere ma democraticamente volle passare per il dibattito parlamentare coinvolgendo tutte le forze politiche. Per la cronaca la seduta a Montecitorio, che porterà all'approvazione definitiva, comincerà mercoledì 16 marzo alle ore 16 e si concluderà venerdì 18 alle ore 19:05, dopo oltre cinquantadue ore ininterrotte di continui screzi, insulti e scontri fisici tra democristiani e comunisti.
Il 4 aprile 1949, venne firmato a Washington il trattato istitutivo della Nato. A sottoscriverlo, insieme ad altre undici Nazioni, c'era anche il nostro Paese.
Quella adesione assicurò all'Italia una quota rilevante degli aiuti del Piano Marshall.
Da quel momento l’Italia divenne, durante la Guerra fredda, uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti giungendo nel 1958 ad accettare di ospitare sul proprio territorio le rampe di lancio per missili americani di media gittata e ad assumere nel 1964 un ruolo politico di rilievo con la nomina dell’ambasciatore Manlio Brosio proprio a segretario generale della Nato.
Ma c'è un'altra data cruciale che lega il nostro Paese alla NATO e che vede protagonista questa volta non un democristiano ma Enrico Berlinguer, il segretario del più grande partito comunista d’Occidente.
Era martedì 15 giugno 1976 e il Corriere della Sera titolava al centro in prima pagina su sei colonne: “Berlinguer conta << anche>> sulla NATO per mantenere l’autonomia da Mosca".
L’intervista era stata rilasciata quattro giorni prima a Giampaolo Pansa nell’ufficio di via delle Botteghe Oscure. Il segretario del PCI aveva 54 anni. Mancava una settimana alle elezioni politiche che avrebbero fatto registrare il successo comunista con un 34,3%, a pochi punti dalla DC. L’Italia era nel pieno degli anni di piombo e della strategia della tensione. Lo scandalo Lockheed si era abbattuto sulla politica italiana. Qualche anno prima lo stesso segretario comunista era scampato a un'attentato in Bulgaria.
Verso la fine dell’intervista, Pansa chiese a Berlinguer se non temesse l'atteggiamento dell’URSS e il rischio di finire come Alexander Dubcek, il presidente della primavera di Praga che aveva visto i carri armati sovietici occupare la Cecoslovacchia nel 1968. “Noi siamo in un’altra area del mondo… Si può discutere se c’è volontà di egemonia da parte dell’URSS sui paesi che le sono alleati. Ma non esiste un solo atto che riveli l’intenzione dell’URSS di andare al di là delle frontiere fissate da Yalta”. L'ultima domanda di Pansa era una sorta di provocazione e cioè se il leader comunista si sentisse più tranquillo proprio perché stava nell’area occidentale. La risposta di Berlinguer passerà alla storia: “Io sento che, non appartenendo l’Italia al Patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Io voglio che l’Italia non esca dal Patto Atlantico <<anche>> per questo, e non solo perché la nostra uscita sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale. Mi sento più sicuro stando di qua”.
A oggi e con una guerra in atto, non ci risulta che nessun Paese occidentale abbia mai chiesto di uscire dalla NATO per aderire a un'alleanza con Russia o Cina.

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