La stangata
12 Luglio 2025 - 19:52
L'introduzione da parte dell'amministrazione Trump di una tariffa doganale del 30%, si stima, in via molto prudenziale, che avrà un impatto economico sulle esportazioni italiane attorno ai 35 miliardi euro all'anno. Lo sottolinea l'Ufficio studi della Cgia che ha aggiornato le sue previsioni alla luce della lettera di Donald Trump.
Un colpo "durissimo", da "ko tecnico", che "mette a rischio l'export italiano" a partire dalle filiere agroalimentari, passando per la farmaceutica, il vino e l'automotive. Quasi "un embargo". Le associazioni datoriali lanciano l'allarme dopo la lettera del presidente Usa Donald Trump alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyden che annuncia l'imposizione dal 1 agosto di dazi del 30% da parte degli Stati Uniti sulle merci Ue. I comparti produttivi italiani con maggiore vocazione all'export chiedono alle istituzioni comunitarie e al governo di agire con una voce unica ed evitare una guerra commerciale che potrebbe avere effetti devastanti per entrambe le sponde dell'Atlantico. Lo shock del mondo industriale e artigianale riguarda soprattutto l'ammontare della tariffa al 30%, ben piu' alta del 10% o del 17% di cui si era ipotizzato nelle ultime settimane di mediazione tra Usa e Ue. Ora la preoccupazione si concentra sulle le ricadute commerciali e il conseguente rischio sulla stabilita' occupazionale. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini predica calma e la via del dialogo, visto che l'amministrazione Trump gia' negli scorsi mesi ha provveduto ad annunciare pesanti tariffe per poi fare anche dei parziali passi indietro. "Ora serve mantenere tutti la calma e avere i nervi saldi. Non possiamo compromettere i nostri mercati finanziari. E' ovvio che la lettera arrivata dagli Stati Uniti e' una sgradevole volonta' di trattare". Nei giorni scorsi Confindustria ha stimato che dazi al 10%, uniti alla svalutazione del dollaro, comporterebbero un impatto reale del +23,5% sui prezzi dei prodotti italiani, con una perdita ipotizzata di 20 miliardi di export e 118mila posti di lavoro entro il 2026.
Il settore che manifesta le maggiori preoccupazioni e' quello della produzione di vino. "E' bastata una lettera per scrivere la pagina piu' nera dei rapporti tra due storici alleati dell'Occidente. Il 30% di dazio sul vino sarebbe quasi un embargo per l'80% del vino italiano", commenta il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi. L'Uiv stima che l'export di vino italiano verso gli Stati Uniti vale circa 2 miliardi di euro, pari al 24% dell'export totale di bottiglie. Di conseguenza, il vino italiano e' piu' esposto al mercato statunitense rispetto alla Francia (dove la quota Usa e' al 20%) e alla Spagna (11%). Il vino italiano rappresenta il 40% dell'export totale dell'Ue verso gli Stati Uniti. La gran parte dei consumi di vino negli Usa e' rappresentata da prodotti domestici, valgono il 70% dei volumi consumati. Federvini esprime "profonda preoccupazione" per "una misura gravissima e ingiustificata, che rischia di compromettere un equilibrio costruito nel tempo, fondato sulla fiducia reciproca, sul dialogo commerciale e sulla condivisione di valori tra partner storici". Per il presidente Giacomo Ponti: "E' in gioco la sopravvivenza di migliaia di imprese e la stabilita' di un ecosistema che ha generato valore e occupazione su entrambe le sponde dell'Atlantico. Occorre agire subito, con spirito costruttivo, visione strategica e una voce europea forte e coesa".
In allarme anche il comparto agricolo. I dazi al 30%, stima Coldiretti, potrebbero costare alle famiglie statunitensi e all'agroalimentare italiano oltre 2,3 miliardi di euro. L'associazione ricorda che le tariffe aggiuntive imposte dal tycoon nel suo primo mandato avevano portato a un calo delle vendite a doppia cifra per i prodotti colpiti. "Sarebbe un colpo durissimo all'economia reale, alle imprese agricole che lavorano ogni giorno per portare qualita' e identita' nel mondo, ma anche ai consumatori americani, che verrebbero privati di prodotti autentici o costretti a pagarli molto di piu' oltre ad alimentare il fenomeno dell'italian sounding", sostiene il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Per il Consorzio Grana Padano, ad una prima stima "il dazio ora salirebbe a circa 10 dollari al chilogrammo di Grana Padano. Ma gli importatori e i distributori americani mettono in vendita al consumatore il Grana Padano moltiplicando per 2 il prezzo di partenza e i costi logistici. Un dazio aggiuntivo del 30% che portera' quello totale al 45%, il prezzo al consumo superera' ampiamente i 50 dollari al chilogrammo". La Confcommercio fa appello alla alla Commissione ed al Governo italiano "ad esplorare strenuamente ogni ulteriore possibilita' di negoziato. Insomma: negoziare, negoziare, negoziare". Mentre Federmoda ricorda che nel 2024 il settore tessile a abbigliamento ha esportato verso gli Stati Uniti beni tessili e di abbigliamento per oltre 2,75 miliardi di euro. "E' il terzo mercato di sbocco per l'export del comparto", specifica Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda. Infine FederlegnoArredo con il presidente Claudio Feltrin chide: "Fermezza, calma e diplomazia" dopo "l' ennesimo attacco della presidenza Usa a tutto il sistema produttivo europeo che sarebbe pesantemente colpito dall'applicazione della misura, compreso il settore del legno-arredo che ha, proprio negli Usa, il secondo mercato di export".
BLOG
Inserisci un commento
Condividi le tue opinioni su Il Castello Edizioni e Il Mattino di Foggia