L'iniziativa editoriale

Tutta l'IRÆ della bellezza: quella che può salvare il mondo

Documentare il presente dell’ambiente attraverso l’arte contemporanea ed in particolare attraverso una rivista che diventa oggetto d’arte: 200 pagine per scoprire e riflettere su visioni, distopie, disastri e soluzioni ogni volta con protagonisti diversi.

Lucia La Gatta

26 Marzo 2022 - 14:03

Nata dall’incontro del fotografo romano Angelo Cricchi e l’imprenditrice Veronica De Angelis, presidente di Yourban2030, la onlus che si è posta l’obiettivo di promuovere - attraverso gli occhi di artisti - iniziative ispirate agli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2030, IRÆ mutua il suo nome da “dies irae”, per ricordare il “giorno del giudizio” riferendosi al rischio che continuamente corrono l’uomo, la natura e l’ecosistema.

Può la sostenibilità non passare più soltanto attraverso materiali o tecniche specifiche e farlo attraverso l’arte? Aiutare il pianeta con la bellezza è una operazione possibile, anzi necessaria. E’ la risposta che hanno dato grandi firme del contemporaneo artistico, critico e fotografico, coinvolte nella neonata rivista IRÆ This is (not) the end. Documentare il presente dell’ambiente attraverso l’arte contemporanea ed in particolare attraverso una rivista che diventa oggetto d’arte: 200 pagine per scoprire e riflettere su visioni, distopie, disastri e soluzioni ogni volta con protagonisti diversi.

Nata dall’incontro del fotografo romano Angelo Cricchi e l’imprenditrice Veronica De Angelis, presidente di Yourban2030, la onlus che si è posta l’obiettivo di promuovere - attraverso gli occhi di artisti - iniziative ispirate agli obiettivi delle Nazioni Unite per il 2030, IRÆ mutua il suo nome da “dies irae”, per ricordare il “giorno del giudizio” riferendosi al rischio che continuamente corrono l’uomo, la natura e l’ecosistema. Con questo progetto si vuole ampliare la coscienza collettiva, uno sguardo alla contemporaneità raccontata attraverso le narrazioni visionarie di artisti provenienti da tanti mondi diversi: il fotografo che racconta la desolazione del mondo abbandonato, ma anche la poesia che incarna quelle emozioni, a riprova che le nostre le vite sono più interconnesse di quanto possiamo aspettarci.

Ogni uscita del magazine, che avrà cadenza semestrale, sarà accompagnata da un progetto speciale. A dare corpo al primo special book è Paolo Canevari uno degli artisti italiani molto noti a livello internazionale. Fin dai primi anni Novanta, Canevari ha adottato come materiale d’elezione la gomma delle camere d’aria e dei pneumatici e il colore nero, come completamente nero è proprio il primo numero realizzato da lui. Ogni parola, ogni immagine ed ogni pagina della rivista è stata completamente cancellata da una pennellata di nero, come a voler oscurare ogni tipo di contaminazione esterna. Tra i più originali e interessanti fotografi di moda italiani, ma con insursioni anche nel mondo del cinema e della musica, Angelo Cricchi ha realizzato importanti campagne pubblicitarie per Gucci, Kenzo, Miss Sixty, Max Mara, Byblos ed Antonio Marras, mentre collabora con riviste italiane ed internazionali tra cui D di Repubblica, Rolling Stonesed Elle Italia, Francia e Giappone.

“Far nascere qualcosa è sempre impegnativo e coraggioso. Farlo durante una pandemia e con gli echi di una guerra alle porte è un atto folle – spiega il direttore creativo Angelo Cricchi - questa nuova iniziativa editoriale vuole interrogarsi sull’estetica della sostenibilità, tramite i media dell’arte contemporanea, della fotografia, della scrittura, dell’architettura e della poesia. Con le ansie, le mancanze, le colpevolezze, e la incosciente allegria abbiamo condotto in porto questa creatura”. A firmare il primo numero da collezione sono Ezio Amato, Andreco, Nicola Bertollotti, Daniela Billi, Patrizia Boglione, Paolo Canevari, Tiziana Cera Rosco, Dario Coletti, Giacomo Costa, Ketty Di Tardo, Michele Freppaz, Simona Ghizzoni, Luca Marini, Antonio Marras, Shinya Masuda, Claudio Orlandi, Cristana Perrella, Patrizia Sardo Marras, Birgit Rusten, Wu Ming 1, Santiago Zabala; con Angelo Cricchi Direttore Creativo Irae e Simonetta Gianfelici, Fashion Editor.

Elegante nella sua essenzialità, grazie al lavoro della graphic designer Alessia Mastriforti e della photo editor Valeria Ribaldi, IRÆ racconta attraverso le sue fotografie e i suoi testi, come sia possibile contribuire con i propri punti di vista ma soprattutto con il proprio talento a questa conversazione creativa sulla sostenibilità. “Il mantra di questo primo numero è il carattere giapponese MU chesignifica un vuoto, nel senso più autentico dello spazio pittorico. Le immagini generate per il nostro primo numero ci trasportano nell’assenza, nella mancanza, nel vuoto – prosegue il direttore creativo Cricchi - dagli spazi abbandonati di Nicola Bertellotti, alla rinascita solitaria di Jordi B. Tabbi, dalla fuga nella natura di Simona Ghizzoni, alle città distopiche di Giacomo Costa, dal vuoto della pianura padana raccontata da Wu Ming (WU: il cinese di MU), al presente invisibile nei disegni di Andreco, dagli immensi ghiacciai ricoperti di cerata di Claudio Orlandi, alla solitudine dell’inverno islandese di Carola Blondelli, fino agli incendi in Sardegna con Dario Coletti e la famiglia Marras. È come se, per stabilire una nuova regola, si dovesse azzerare e cancellare quella precedente”.

Azzerare e ripartire magari da un’Arca di biblica memoria, come quella presentata in uno dei due servizi firmati proprio daCricchi con il contributo della ex top-model e fashion editor Simonetta Gianfelici. “Il presupposto di quel servizio era appunto portare in salvo il nostro ecosistema, e farlo attraverso la figura femminile che per sua natura è portatrice di vita è stata una naturale evoluzione. Ognuna di loro porta in salvo un aninale, chi un cavallo, chi un barbagianni, chi come la modella incinta una cicogna, segno inequivocabile di creazione e quindi di vita”. E se, dunque, noi siamo l’unica specie sulla terra capace di trasformare l’ambiente circostante per i nostri interessi, dovremmo riconoscere che lanatura sta dicendo che abbiano le ore contate, ma… this is (not) di end. Questa non è la fine.

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