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Quirinale, l'elezione di Leone e la sconfitta di Fanfani

Durante la ventunesima votazione il Presidente della Camera, Sandro Pertini, decide di rompere gli indugi, sospende la seduta e convoca nel suo ufficio i presidenti dei gruppi parlamentari.

16 Gennaio 2022 - 12:48

Quirinale, l'elezione di Leone e la sconfitta di Fanfani

Oltre a Fanfani e Leone, gli altri candidati sono: Aldo Moro e Mariano Rumor per i democristiani;  Ugo La Malfa per i repubblicani; Francesco De Martino, Giacomo Mancini e Pietro Nenni per i socialisti; Giuseppe Saragat, oramai tradizionale ricandidatura; per finire con Giuseppe Branca, Presidente della Corte Costituzionale (tecnico di turno).

Di Sabino Labia

Questa volta non si discute, il Quirinale andrà alla DC. Il prescelto? Amintore Fanfani, Presidente del Senato.
Sullo sfondo il referendum sul divorzio. Alla vigilia del voto, il giornalista francese Jacques Nobécourt scrive sul quotidiano Le Monde: "l'unico democristiano sul quale, dopo alcuni scrutini di guerriglia, si potrebbe trovare l'accordo è il senatore Giovanni Leone!" Profeticamente Nobécourt indovina il vincitore e anche la guerriglia, che non sarà, però, di pochi scrutini. Ci vorranno quindici giorni e ventitré votazioni, due più di Saragat, record assoluto, tutt'oggi imbattuto.
Oltre a Fanfani e Leone, gli altri candidati sono: Aldo Moro e Mariano Rumor per i democristiani;  Ugo La Malfa per i repubblicani; Francesco De Martino, Giacomo Mancini e Pietro Nenni per i socialisti; Giuseppe Saragat, oramai tradizionale ricandidatura; per finire con Giuseppe Branca, Presidente della Corte Costituzionale (tecnico di turno).
L'inizio delle ostilità è previsto per il 9 dicembre. Lo stesso segretario della DC, Arnaldo Forlani, ci crede poco nel successo di Fanfani: "se passa è un miracolo!"
Il primo scrutinio è la conferma che per il candidato democristiano sarà un calvario: De Martino 397, Fanfani 384.
Forlani punta subito a stanare i franchi tiratori e affida al suo fedele braccio destro, Nino Gullotti, l'escamotage: "ci scambieremo le schede prima di metterle nell'urna: rumoriani con andreottiani, colombiani con piccoliani, morotei con le destre. Ognuno di noi controllerà un collega e le defezioni saranno praticamente impossibili". Il risultato è che alla terza votazione viene fuori la scheda 'nano maledetto, non sarai mai eletto!' I cecchini non hanno fallito.
Alla quarta e quinta votazione il Presidente del Senato, non raggiunge nemmeno i 400 voti. Alla sesta votazione è il caos. Giorgio Almirante, segretario del MSI, annuncia che i suoi voteranno scheda bianca. I conti a questo punto non tornano più. De Martino raggiunge quota 416 e Fanfani scende a quota 378. Per il settimo, ottavo, nono e decimo scrutinio la DC decide di astenersi sperando di salvare il proprio candidato. Ugo La Malfa alla buvette si trattiene con i giornalisti: "noi repubblicani siamo contrari ai cavalli di razza, all'occorrenza ci accontenteremmo di un ronzino".
All'undicesimo tentativo il risultato non cambia: Fanfani 393 voti. Alla dodicesima votazione lo scudo crociato torna ad astenersi. Nella notte lo scontro al vertice è al limite del contatto fisico. Forlani: "i socialdemocratici e i repubblicani non ti vogliono votare!" Fanfani: "col tuo comportamento incerto e molle, non solo hai compromesso la mia vittoria, ma hai esposto la DC a una sconfitta di cui dovrai rendere conto a tutto il partito". Carlo Ceruti si alza di scatto, prende una sedia: "Fanfani o morte!"
Si va avanti di inerzia e di astensione. Alla quattordicesima votazione avrebbe potuto essere eletto il Presidente visto che le schede bianche raggiungono quota 509. Al partito degli astenuti si aggiunge adesso anche il PSDI, dopo il ritiro di Saragat. Sedicesima votazione: 544 schede bianche, record.
Comincia la settimana che porta al Natale e la situazione non cambia tanto che si arriva alla ventesima votazione con due contendenti: De Martino, oramai stremato, 402 e la scheda bianca che batte un nuovo record, 546.
Durante la ventunesima votazione il Presidente della Camera, Sandro Pertini, decide di rompere gli indugi, sospende la seduta e convoca nel suo ufficio i presidenti dei gruppi parlamentari.
Ed ecco che, finalmente, la situazione si sblocca. Mentre si socialisti ritirano De Martino e puntano su Nenni, la DC comunica che il candidato non è più Amintore Fanfani ma Giovanni Leone. Ventiduesima votazione: Leone 503, Nenni 408. Il traguardo è, ormai, a portata di mano. Si torna a votare il 24 dicembre. Prima di leggere il risultato, Pertini concede l'onore delle armi al collega: "onorevoli colleghi, consentitemi di porgere al Presidente del Senato Fanfani i più vivi ringraziamenti! Comunico il risultato: Leone 518, Nenni 408. Proclamo eletto Presidente della Repubblica il senatore professore Giovanni Leone".

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