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Armeni, il genocidio riconosciuto

Il gesto di Biden arriva nel 106esimo anniversario dall’inizio dei massacri compiuti sotto l’Impero Ottomano. Ha anche specificato che questo non vuol dire politicizzare la questione, eppure le reazioni turche sono arrivate presto, con toni prevedibilmente aspri.

Armeni, il genocidio riconosciuto

Biden ha dichiarato: “fu genocidio”. Il gesto arriva nel 106esimo anniversario dall’inizio dei massacri compiuti sotto l’Impero Ottomano. Ha anche specificato che questo non vuol dire politicizzare la questione, eppure le reazioni turche sono arrivate presto, con toni prevedibilmente aspri. Parlare del popolo armeno, come ho cercato di fare da più di dieci anni, vuol dire parlare soprattutto del prezioso substrato culturale, scavando nel sottosuolo letterario denso di poesia e arte: penso ad esempio alle meravigliose miniature. Una volta un caro amico armeno, che oggi vive nella complicata Istanbul, ricoprendo peraltro un ruolo istituzionale cruciale, m’ha detto: “si fa un grave torto a parlare solo di armeni in relazione al genocidio e questo non per sminuire la grave tragedia che i nostri padri hanno vissuto, ma lo dico per valorizzare la nostra tradizione epica, corale, depositaria di una cultura millenaria, imparentata con varie lingue indoeuropee”. Oggi, però, con tante iniziative legate al genocidio armeno, fra cui diverse celebrazioni a Roma, non è possibile non andare con la memoria a uno degli scempi del Novecento, che ancora aspetta il suo vero appuntamento con la giustizia della storia, prim’ancora che con la giustizia degli uomini. Mi piace ricordare, come detto in più occasioni, che Gramsci scrisse nel 1916, poco dopo gli eventi: “l’Armenia non ebbe mai, nei suoi peggiori momenti, che qualche affermazione platonica di pietà per sé o di sdegno per i suoi carnefici (le stragi armene divennero proverbiali, ma erano parole che suonavano solo, che non riuscivano a creare dei fantasmi)”. Che vuol dire se non che gli armeni hanno avuto un periodo di rimozione verso un immane dolore, riuscendo a realizzare una convivenza “pacifica” coi propri sicari? Oggi invece sta accadendo qualcosa di cui non può che prendere atto anche questa Turchia così sfilacciata dall’autocrazia di Erdogan. Eppure le reazioni turche non sono affatto dialoganti. Intanto Biden, come annunciato da tutto il mondo sin da ieri, ha definito il massacro di un milione e più di armeni, sotto il potente Impero Ottomano, con il termine che merita, rischiando una potenziale frattura con la Turchia, alleato Nato. L’America del nuovo presidente democratico, mentre si lascia alle spalle anni difficili, sta seriamente adempiendo alla promessa e al dovere di usare finalmente la parola “genocidio” per descrivere quelle uccisioni di massa di inizio Novecento, consumatesi all’ombra silenziosa di molti governi occidentali, che pure in quel momento stavano vivendo le proprie catastrofi. Funzionari statunitensi, sin dalle prime ore di ieri, avevano anche inviato comunicati ufficiosi alle altre nazioni per ribadire che il presidente segue con attenzione l’argomento e la causa armena e vuole andar verso una dichiarazione ufficiale, proprio per dare un’importanza istituzionale alla questione storica dell’Armenia. Il governo della Turchia ha avuto, ed ha, sempre strane reazioni quando i governi stranieri descrivono l'evento, iniziato nel 1915, usando la parola "genocidio". Affermano, come è ben noto, che … “Era tempo di guerra e c'erano perdite da entrambe le parti…”, eppure stentano a chiarire come mai il numero di armeni morti fu così drammaticamente alto! 

I due presidenti precedenti, Barack Obama e Donald Trump, con posizioni comunque molto diverse, hanno entrambi evitato di usare la parola “genocidio”, come ha ricordato la CNN, proprio per evitare di far arrabbiare Ankara. Biden invece ha stabilito che le relazioni con la Turchia e il suo presidente, Erdogan  - che si sono già deteriorate negli ultimi anni - non dovrebbero impedire l'uso di un termine che “convaliderebbe”, una volta per tutte, la situazione degli armeni vissuta più di un secolo fa e segnalerebbe un impegno per i diritti umani anche oggi, in un tempo ancora pieno di violazioni in tutto il mondo. “Convalidare” è il termine usato proprio da Biden, in inglese, ma che cosa significa se non dare rispetto a intere famiglie sterminate? L’esempio americano è certamente molto importante, da citare e da approfondire. Per esempio vorrei andare con la memoria al 2019. Proprio in quell’anno, Biden ha accusato Trump di tradire gli alleati degli Stati Uniti, a seguito della insensata decisione di ritirare le truppe dal nord della Siria, una decisione che ha aperto la strada a un'offensiva militare turca contro il gruppo curdo siriano (generando altre morti ingiustificate). E ancora…Nel 2014, quando era vicepresidente, Biden, insofferente alle autocrazie, si era, a malincuore, scusato con Erdogan, dopo aver detto, in un discorso, che la Turchia ha contribuito a facilitare l'ascesa del gruppo dello Stato Islamico consentendo ai combattenti stranieri di attraversare il confine turco con la Siria. Oggi, anche a seguito di queste fratture profonde su altri temi geopolitici con la Turchia, il presidente Biden ha voluto che gli Usa facessero la propria parte con il popolo armeno, anche smettendo di esser troppo compiacenti con l’autocrate turco. Inoltre i legislatori e gli attivisti armeni americani stavano esercitando pressioni, come riportano indiscrezioni, su Biden, affinché facesse l'annuncio del genocidio proprio oggi, durante la Giornata della memoria. E qualcosa oggi sta accadendo, con il pieno appoggio anche del nostro governo, che peraltro, grazie al presidente Draghi, ha chiamato Erdogan col nome che merita, “dittatore”. Salpi Ghazarian, direttore dell'Istituto di studi armeni della University of Southern California, ha affermato che il riconoscimento del genocidio da parte del presidente degli Stati Uniti risuona e risuonerà oltre l'Armenia, poiché Biden ha insistito sul fatto che il rispetto dei diritti umani sarà un principio centrale nella sua politica estera.

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Dorella Cianci

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