L'uovo di Colombo

Virus fino agosto, voto mio non ti conosco

Elezioni rinviate, referendum pure, si va verso l’election day, ma tra le proteste dei governatori che volevano votare a luglio. La Politica rialza la testa

Virus fino agosto, voto mio non ti conosco

La crisi di governo ‘in guanti e mascherina’ non ci sarà, ma il Palazzo ha una voglia matta da ‘heri dicebamus’…

Lo scrivevamo già ieri e vale, a maggior ragione, pure oggi. Dopo la ‘fase uno’, quella del governo gialloverde, e la ‘fase due’, quella del governo giallorosso, partirà mai la fase tre, caratterizzata da un governo ‘arcobaleno’, nel senso di appoggiato da tutti i partiti, che sostituisca Conte? I giochi della politica si stanno freneticamente riaprendo tutti, ma una crisi di governo è implausibile e impensabile. Come pure eventuali lo sono elezioni politiche anticipate. Sono appena state rinviate in blocco, all’autunno, le regionali, le amministrative e il referendum, come vedremo. Il Capo dello Stato non ci pensa proprio ad avallare l’idea di una crisi di governo “in guanti e mascherina”. L’ipotesi, come già detto (qui l’articolo di ieri pubblicato su questo blog che ne parlava: “Acthung, banditen!”. Conte attacca la Germania e il Mes, ma apre a FI per sostenere il governo. M5S spaccati )) viene giudicata del tutto “irrealistica e improponibile” e viene derubricata con una frase che è una formula di pieno rito della Prima Repubblica, la ‘crisi al buio’, come si dice, idea dal Colle viene esclusa dal novero di ogni possibilità, oggi, e punto.

Ma è anche vero che la politica italiana e i suoi protagonisti – sempre più ansiogeni e insofferenti alle ‘restrizioni’ da coronavirus, nel senso che come gli italiani devono restare ‘tappati in casa’ così i nostri politici non possono giocare al loro sport preferito, fare e disfare governi – torna a muoversi nella logica dell’heri dicebamus di crociana memoria. Infatti evocando il filosofo liberale Benedetto Croce che proclamò, alla caduta del fascismo, il suo heri dicebamus (“Ieri stavamo dicendo”), perché, dopo vent’anni di dittatura fascista e di guerra, non vedeva la necessità di una ‘rottura’ politica-istituzionale e pensava che l’Italia potesse tornare alla ‘politichetta’ asfittica dello stato liberale post-unitario e pre-fascista – ecco che partiti e leader si riposizionano sul fronte ‘grandi manovre’, almanaccando di nuovi governi, governissimi, governi di ‘unità nazionale’ e altre amenità del genere. Inoltre, questa la verità, è la stessa attività politica ‘normale’ che torna a farsi sentire, con il suo solito carico e spartito di vecchi e nuovi problemi.

Nomine negli enti pubblici, con relativa spartizione tra Pd, M5S e Iv. Polemiche sull’app ‘Immuni’ che, secondo Pd e FI, mette a rischio la privacy dei cittadini – e finalmente Pd e FI hanno ritrovato, forse, il filo del bandolo della difesa del diritto in una matassa ormai inestricabile di decreti e dpcm che violano pacchi di diritti. Giochi – assai pericolosi, tra i partiti della maggioranza come anche tra quelli dell’opposizione – sul Mes, in vista del Consiglio Ue ‘storico’, ‘decisivo’, quello del 23 aprile.

Polemiche su come deve e può lavorare il Parlamento in tempi di coronavirus, tra distanziamento sociale, guanti, mascherine e presenze contingentate di deputati e senatori: il Parlamento Ue vota e tiene le sue sessioni ‘a distanza’, quello di Westminster, cioè della democrazia più antica del mondo, ha iniziato a farlo, così pure altri Parlamenti Ue. Solo il nostro continua, imperterrito, con i vecchi soliti riti, nonostante la campagna per il ‘voto a distanza’ lanciato da un pacchetto di mischia di veri onorevoli ‘innovatori’ e trasversali ai vari partiti (Ceccanti Pd, Magi +Eu, Baldino e Brescia M5s). 

Polemiche ancora più attuali data la contingenza politica: si è capito che la Lega e FdI torneranno a fare il loro mestiere di intransigente opposizione, ostruzionismo compreso, facendo vedere i ‘sorci verdi’ ai giallorossi. Ecco perché, di rimando, il governo e la maggioranza stanno, pian piano, accantonando e spostando in là nel tempo una serie di scadenze legislative che, fino a ieri, apparivano ‘improrogabili’: voto sullo scostamento dal pareggio di bilancio (serve la maggioranza assoluta dei componenti: quorum obbligato per validare la votazione e non facile da raggiungere, di questi tempi), dl liquidità per le imprese, dl ‘aprile’ – che ormai è già diventato il decreto ‘maggio’ perché prima del prossimo mese non vedrà ancora la luce – conversione in legge di decine di dpcm. 

nfine, il rinvio delle elezioni amministrative, regionali e, con tutta probabilità, del referendum, a un election day che, ‘se tutto va bene’, si terrà non prima di metà settembre, quando riapriranno le scuole, quindi realisticamente a metà di ottobre, sempre che non vi siano “contagi di ritorno” e nuovi blocchi alla circolazione delle persone, o nuovi lockdown, del Paese. Insomma, iri è stato il ‘D-Day’ del ritorno della Politica con la P maiuscola, o minuscola. Politica che, sentendosi rinfrancata, rialza la testa e si sente di poter tornare a dire la sua.

Dal blog di Ettore Maria Colombo

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