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Conclave, la cronaca racconta la storia: 3000 i giornalisti da tutto il mondo

By Antonio Blasotta at 11 marzo, 2013, 6:58 pm

di Natale LABIA

 

Sono le ultime ore prima dell’extra omnes, il fuori tutti, orazione con cui domani alle 17 si chiuderà alle spalle dei cardinali il portone della Cappella Sistina dando ufficialmente inizio al conclave che dovrà eleggere il nuovo Papa, il nuovo capo della Chiesa cattolica universale. In queste ore piazza San Pietro a Roma è circondata da una selva di telecamere, fotocamere, microfoni e taccuini: postazioni fisse e mobili per documentare attimo per attimo uno dei rituali più antichi per l’elezione di un capo di Stato. Oltre 3000 i giornalisti accreditati per 968 testate che parlano 24 lingue diverse. Come in una quadriglia essi rincorrono turisti, fedeli e curiosi per catturarne un’impressione, un commento, una suggestione, insomma per riempire il servizio all’ora di punta dei rispettivi tg e loro, i turisti, i fedeli e i curiosi che inseguono operatori e giornalisti per farsi immortalare con volti noti delle loro tv o dei loro giornali. In questo minuetto sui sampietrini ai bordi del colonnato del Bernini compaiono anche altri attori protagonisti di uno spettacolo che si traduce in mondovisione. Carabinieri e poliziotti a piedi, a cavallo, con le auto e con le moto sorvegliano il centro della cristianità. Con loro i promoter di bar e ristoranti che offrono “pasta o pizza” a prezzi stracciati, dicono. Venditori di souvenir religiosi e meno votivi squadernano raccolte di cartoline e ciondolini con immagini sacre e di papi: in particolare di Giovanni Paolo II, il quale veglia con il suo enorme volto sofferente dalla gigantografia pendente sulla facciata di una delle chiese di via della Conciliazione così come il motto Totus tuus campeggia sull’impalcatura per il restauro del colonnato, quasi che il beato successore di Pietro sia chiamato a sorvegliare su una scelta che segnerà la vita della Chiesa nei prossimi anni e che dovrà farsi carico di una svolta epocale segnata dalle “dimissioni” di Benedetto XVI. Mischiati alla folla di protagonisti e comparse abiti talari di tutte le fogge e di vari colori: rosso porpora cardinalizio e fuscia vescovile, nero corvino con raso e seta confuso al marrone di saii sdruciti e sandali consumati: prelati e preti, monaci e suore, al seguito del collegio dei cardinali o al servizio del conclave o semplici pellegrini alla testa delle loro truppe oranti. Ma seppur s’annunzia breve, l’elezione del romano pontefice e le liturgie seguenti terranno accessi i riflettori su piazza San Pietro e su Roma per tutto il mese di marzo, in quanto subito dopo la proclamazione e l’intronizzazione, prenderanno il via i riti della settimana santa e della pasqua, che quest’anno cade il 31 marzo: occasione unica per il nuovo papa di farsi conoscere urbi et orbi, a Roma, ma soprattutto al mondo, a quel mondo di oltre un miliardo e mezzo di cattolici sparsi per il pianeta. E così troupe e cronisti stazioneranno in piazza San Pietro fino al 1 aprile, per raccontare passo passo un evento che forse cambierà la storia di una religione, di una comunità, che negli ultimi 2000 anni è stata protagonista delle cronache, nel bene e nel male.

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