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VIZI PRIVATI E PUBBLICHE VIRTU’

By Antonio Blasotta at 29 gennaio, 2011, 6:33 pm

Il paese dei campanelli dà la sveglia a Silvio Berlusconi e gli chiede di andare a casa. Una pretesa sacrosanta, se non fosse farcita di viziati moralismi perché, Chiesa compresa, tutti dovrebbero fare attenzione  alla trave che alligna nei propri occhi prima di puntare l’indice sulla pagliuzza che scorgono negli occhi altrui. Detto ciò, è, indubbio che il capo del Governo, per primo, non può coltivare vizi privati e ostentare insieme pubbliche virtù. Non può farlo, semplicemente perché, parafrasando Spiderman (i cui panni Berlusconi ambisce di vestire) «a maggior potere corrispondono maggiori responsabilità». Un personaggio pubblico, qual è il primo ministro, non può e non deve permettersi di offrire esempi degradanti del vivere civile, quindi morale; proprio perché gli esempi offerti da coloro che sono posti sui gradini più alti della scala sociale sono fondamentali alla formazione della collettività in cui si è scelto di vivere e che si vuole rappresetare. Dal giuramento di Ippocrate in poi, c’è un codice  deontologico che ogni capo d’azienda o professionista è chiamato ad osservare e che gli impedisce di contravvenire a all’etica che contraddistingue quella comunità aziendale o professionale a cui ha deliberatamente aderito. Se fosse il capo di governo di un paese arabo, Berlusconi non darebbe alcun scandalo nel coltivare harem privati; in Italia, invece, i suoi festini personali sono indice di lascivi costumi che, per questo, vanno biasimati. Come vanno biasimati i suoi detrattori: fanno specie le filippiche di certi alti prelati, che hanno da rivolgersi non pochi rimproveri per gli scandali omosessuali che incrinano la credibilità della Chiesa; fanno ribrezzo le condanne di certi partiti politici, come l’Italia dei Valori, che nei propri armadi nascondono scheletri dalla maleodorante putrefazione. Insomma, Berlusconi rende palese un malcostume che appartiene a buona parte della classe politica e dirigenziale del paese: per salvarla, questa Italia, a casa dovrebbero avere il coraggio di andarci tutti.

Antonio Blasotta

Categories : l'EDITORIALE

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Comments
Andrea 29 gennaio 2011

speriamo che si candidi spiderman

Roberto Crucitti 30 gennaio 2011

Ma l’attuale legge elettorale permette ai cittadini di scegliere liberamente nuove figure politiche?

Flora Bozza 30 gennaio 2011

Buona domenica dott. Antonio.
Condivido pienamente l’ultima frase del suo articolo. La situazione in Italia è drammatica, e quando morirà la generazione dei nostri genitori, saranno dolori ancora, se possibile, maggiori. Il resto dello scritto, però, mi lascia perplessa, perché, credo, sia necessaria una scossa profonda nel Paese e non si può sempre giustificare il mal costume (mi conceda l’eufemismo) di Tizio mediante il confronto con l’agire di Caio. La nostra società sta implodendo.

Antonio Blasotta 30 gennaio 2011

Vero, Flora: non vi sono giustificazioni. Il senso del mio commento, nel confrontare mali peggiori e minori, è esattamente quello di considerare che ognuno dovrebbe farsi un sincero esame di coscienza e mettersi da parte per il bene di tutti.
E, purtroppo, ha ragione Roberto, sarà difficile mandare a casa questa classe politica che si è ben blindata con una legge che non consente più alla gente di scegliere direttamente i candidati sul territorio. Questa è la ragione per cui, una volta eletti, i nostri parlamentari spariscono: non hanno alcun interesse a confrontarsi con il proprio territorio, perché basta assicurarsi un posto nelle liste elettorali per essere rieletti. Questa è la ragione per cui, sia a destra che a sinistra, nessun politico vuole veramente la riforma della legge elettorale.

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