L’Europa del Coronavirus

Forse sarebbe il caso di rendere concreto l’invito di un giornalista britannico che dice: “Non devo pensare di non avere il virus e proteggermi, ma che ce l’ho e non voglio trasmetterlo ad altri.” 

di NATALE LABIA

L’Italia sta affrontando una delle più drammatiche stagioni dal dopoguerra ad oggi a causa del coronavirus: scuole e uffici chiusi, pubblici esercizi serrati, divieto a riunirsi ed anche a passeggiare. Tuttavia, il contagio non riguarda solo gli italiani, ma, così come definito dall’organizzazione mondiale della sanità, si tratta di una pandemia, quindi nessun paese è al sicuro. Men che meno la vecchia Europa che già sta facendo i conti con i primi e numerosi casi di persone positive al covid-19. A partire dalla Spagna il primo paese europeo a seguire la strada italiana contro il coronavirus. La prima città a chiudere per infezione è la capitale Madrid, seguita dagli altri grandi centri della penisola iberica. Ancora da definire le misure effettive della serrata, al vaglio del governo tra i socialisti di Pedro Sanchez e  Podemos di Pablo Iglesias, la cui compagna è tra i primi ad essere contagiata dal covid-19. Tuttavia, così come accaduto in Italia, e in attesa delle direttive centrali le grandi manifestazioni in programma a primavera stanno saltando, a partire dalle liturgie e dalle processioni della settimana santa che, in particolare nella parte sud del Paese, rappresentano non solo un momento di folklore, ma anche e soprattutto una importante macchina turistica dal voluminoso giro d’affari.

La Francia, intanto, pur registrando un’impennata dei contagi, che hanno raggiunto quasi i 4000 casi, e con il contagio della ministra per l’ambiente Brune Poirson ed almeno di una dozzina di deputati dell’Assemblee national, non accelera sulle misure di contenimento. Le ultime norme, pubblicate dal Governo, vietano gli assembramenti, portando il limite di raccolta dalle 1000 alle 100 persone, mentre oggi molti francesi sono chiamati alle urne per il rinnovo delle amministrazioni comunali.

La Germania guarda all’Italia. I maggiori media raccontano ogni giorno quel che accade nel Bel Paese e da alcuni giorni le autorità iniziano a mutuare le misure adottate nello Stivale. A partire dalla capitale Berlino e da Colonia, dove “tirano il freno d’emergenza” con il divieto di raccolta con più di 50 persone, mentre nei prossimi giorni sono attese le misure di chiusura di pub, ristoranti, cinema e luoghi di aggregazione. Lo sport ovviamente è fermo e molti Land chiuderanno le scuole da lunedì, mentre il ministro della sanità rassicura i tedeschi che “non ci saranno altre restrizioni per ora”.

Nel Regno Unito, dove i morti sono raddoppiati nelle ultime 24 ore, portando a 21 il totale dei decessi, si fanno i conti con le dichiarazioni di Boris Johnson in merito alla “vaccinazione da gregge”, ossia l’immunizzazione naturale, derivante dal contagio di massa, nonostante questo provocherebbe aumento di decessi. In merito a misure di contrasto effettivo, invece, la Gran Bretagna continua a trascorrere giornate più o meno normali con tutte le attività aperte, ma lo stop ai voli decretato dal presidente americano Donald Trump anche per Uk e Irlanda ha fatto lievitare esponenzialmente la preoccupazione tra i cittadini che iniziano a far provviste, temendo restrizioni in tempi brevi.

Nei Paesi scandivani il parallelo viene fatto con quel che accadde 35 anni fa con l’esplosione di Chernobyl e la diffusione delle radiazioni, visto che lì più che altrove la contaminazione arrivò in forma maggiore. Allora come oggi, dicono alcuni esperti come il professor Wilhelm Agrell, analista svedese di intelligence, “si è fatto troppo poco e troppo tardi. Sei settimane dall’allarme virus come malattia socialmente pericolosa e la decisione di sospendere riunioni e assembramenti è un tempo eccessivo”. Oltre a questa misura, Norvegia, Svezia e Danimarca hanno chiuso gli scali aerei e vietano i viaggi all’estero per i propri cittadini. Misure che stanno prendendo anche i governi dei Paesi Baltici.

Nella grande Russia i contagi sono appena una cinquantina con due morti a fronte, secondo fonti delle autorità, di almeno 94 mila test effettuati. Probabilmente, l’effetto della immediata chiusura degli oltre 4000 chilometri di confine con la Cina già diverse settimane fa e l’adozione di misure precauzionali come la riduzione delle riunioni a non più di 5000 persone o l’invito a non viaggiare su mezzi pubblici nelle ore di punta; misure controllate con pugno di ferro dalla polizia anche con riconoscimento facciale. Una delle prime misure ad essere presa è il rinvio di tutti i viaggi all’estero del presidente Vladimir Putin.

Nei paesi slavi c’è molta attenzione all’Italia con Slovenia e Croazia che seguono ciò che fa l’Austria e chiudono le frontiere, mentre in Serbia si annuncia la chiusura delle scuole, anche se i casi di contagio sono limitati a poco più di trenta.

La Grecia con 228 casi accertati e circa 50 ricoveri si sta attrezzando seguendo l’esempio italiano. Divieto di riunioni per adesso, ma monitoraggio attento da parte del governo che avverte, come sottolinea il portavoce del ministro della salute, Sotiris Tsiodras, circa “le misure intraprese i cui effetti si vedranno tra due o tre settimane”, mentre osservazione massima è riservata ai cosiddetti casi orfani, vale a dire quei contagi di cui non si conosce il ceppo infettivo, o come meglio noto il cosiddetto paziente zero.

L’Europa, seppur in ordine sparso, è tutta alle prese con il Coronavirus e se da un lato ogni stato membro si attrezza secondo i livelli di diffusione all’interno dei propri confini, manca una regia continentale sul covid-19. 

Forse sarebbe il caso di rendere concreto l’invito di un giornalista britannico che dice: “Non devo pensare di non avere il virus e proteggermi, ma che ce l’ho e non voglio trasmetterlo ad altri.” 

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Un pensiero riguardo “L’Europa del Coronavirus

  • 16 Marzo 2020 in 13:52
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    Io non so dove aveto letto le notizie sulla scandinavia, ma, vivendo a Copenaghen, vi confermo che non sono corrette.

    La Svezia non sta facendo nulla, e anzi nega ci sia bisogno di misure. Anders Tegnell, dell’autorità per la salute svedese, spiega come il problema in Italia dipenda dalla inorganizzazione e incapacità degli italiani a gestire un virus di tipo influenzale. Aggiunge inoltre che la Svezia sa curare le persone molto meglio dell’Italia, e che quindi non vede problemi. Era lo stesso che due mesi fa aveva detto che il Covid non sarebbe mai uscito dalla Cina.

    La Danimarca ha chiuso tutto (su base volontaria), e per tutto intendo scuole, università, pub, ristoranti, musei, etc., da giovedì scorso (12.03), su base obbligatoria da oggi 16.03. Chi può deve lavorare da casa, nel publico come nel privato. Le farmacie razionano i farmaci. La gente é corsa Mercoledì notte (11.03, subito dopo l’annuncio a reti unificate della PM Mette Frederiksen) a svaligiare i supermercati. Inoltre, da sabato 14.03 alle 12:00 i confini danesi sono chiusi, proprio a cause dell’inerzia delle istituzioni Europee e dei paesi vicini (leggi Svezia e Danimarca che non prendono misure univoche).

    La Norvegia? Copia ogni mossa del governo Danese, con circa 12/24 ore di ritardo.

    Finlandia? non pervenuta.

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