Coronavirus, accordo per la sicurezza sul lavoro. Conte: «L’Italia non si ferma»

Dopo 18 ore di trattativa, è arrivata la firma sull’accordo per la sicurezza nei luoghi di lavoro per l’emergenza coronavirus. Oltre a quella del governo, c’è la sigla dei sindacati, Cgil, Cisl, Uil, di Confindustria, Rete imprese Italia (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) e Alleanza delle cooperative. Si chiama ‘Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro’ e in 12 pagine e 13 punti va nel dettaglio delle misure da adottare. La prosecuzione delle attività produttive può avvenire – si legge – solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. Si parla anche del possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività, e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro. Per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si tratta di un accordo firmato “per il bene del Paese, per la tutela della salute di lavoratrici e lavoratori. L’Italia non si ferma”. La trattativa fiume, in videoconferenza, partorisce un protocollo che mette, sostanzialmente, tutti d’accordo, dopo un confronto franco e serrato. Secondo i sindacati, soddisfatti per la firma dell’esecutivo, “è un risultato molto importante”. “La salute di chi lavora – ribadiscono – è per noi un’assoluta priorità che deve precedere qualunque altra considerazione economica o produttiva”. E per Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria, le aziende, gli imprenditori e i lavoratori “si mettono al servizio della comunità e garantiscono una soluzione rapida e condivisa affrontando con coraggio l’emergenza sanitaria senza spegnere il motore dell’economia nella consapevolezza che insieme potremo superare ogni difficoltà”. Dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, arriva il plauso alle parti sociali: “Avete dato prova di essere all’altezza delle sfide che ci aspettano. Uniti per non fermare l’Italia”. E, a detta della titolare del Lavoro, Nunzia Catalfo, “le aziende, anche facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, potranno garantire ai lavoratori più sicurezza”.Si tratta, in ogni caso, di un protocollo che si occupa di tutte le fasi della vita aziendale. Ad esempio, “il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro”. Poi spazio a una serie di indicazioni sull’ingresso in fabbrica, l’accesso dei fornitori esterni, ma anche la pulizia e la sanificazione, oltre che alle precauzioni igieniche personali e ad alcune specifiche sui dispositivi di protezione individuale, sulla gestione degli spazi comuni e dell’entrata e uscita dei dipendenti. Fino all’organizzazione aziendale, incluso il ricorso allo smart working, e ad altre dritte su spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione, così come sulla gestione di una persona sintomatica in azienda, e la sorveglianza sanitaria.Ma il pressing dei sindacati, alla vigilia del Consiglio dei ministri che varerà misure economiche, continua. E Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, non le manda a dire: “C’è bisogno che il governo vari il decreto e che metta 4 miliardi sulla cassa integrazione. Abbiamo chiesto che scriva una cosa precisa: nessuno deve essere licenziato per il coronavirus”. E avverte l’esigenza di lanciare “un messaggio molto importante per non lasciare da solo nessuno”. (Luca Rossi, LaPresse)

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