Governo avanti tra confronti e incognita del voto anticipato

Il faccia a faccia tra il premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi si terra’ la prossima settimana, ma se sara’ risolutivo per evitare la crisi di governo ormai latente da settimane, e’ tutto da verificare. Quel che e’ certo e’ che i rapporti nella coalizione sono arrivati ai ferri corti, in un clima di diffidenze alimentato dalle manovre esplorative per puntellare la maggioranza, e dalle ripetute impennate dei renziani che continuano a votare con l’opposizione sulla giustizia (lunedi’ il banco di prova sara’ la proposta di legge Costa). Una corsa al rialzo in cui nessuno sembra voler cedere. Tanto meno Renzi, che ha posto le sue condizioni di riforma sull’elezione diretta del premier, l’abolizione del reddito di cittadinanza, la sfiducia al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (se non ci sara’ un dietrofront sulla prescrizione), ma senza spezzare il filo delle trattative. Tutto e’ rinviato all’incontro di Palazzo Chigi, dove si discutera’ dell’agenda di governo fino al 2023, da votare poi in Parlamento, ma in un contesto piu’ ampio che potrebbe riguardare la prossima tornata di 400 nomine ai vertici delle aziende pubbliche.

I renziani si sono guadagnati i riflettori della settimana cavalcando su un terreno ambiguo, fatto di lealta’ al governo (la fiducia su Milleproroghe e intercettazioni, la compattezza intorno al premier sulle politiche europee) e di smarcamenti sulla prescrizione e sugli ordini del giorno al Milleproroghe. “Provocazioni insopportabili”, avevano reagito gli alleati, prima di ascoltare l’intervista di Renzi a ‘Porta a Porta’ e di rincarare la dose a suon di “ennesima pagliacciata” (M5s), “chiacchiericcio insopportabile” (Pd). Neppure dal centrodestra, storicamente interessato alla causa dell’elezione diretta del premier, sono arrivati giudizi piu’ lusinghieri. “Questi sono temi troppo seri per essere utilizzati come biechi strumenti di manovre di Palazzo”, ha tagliato corto Giorgia Meloni. Le condizioni poste da Renzi, insomma, sembrano non aver convinto nessuno. Ma le vie del confronto sottotraccia non si sono bloccate, anzi. Contatti diretti e segnali di fumo continuano a girare per tutto il Parlamento alla ricerca di una via d’uscita che allontani il voto anticipato e che metta in sicurezza un accordo sulla riforma elettorale, tornata in cima agli interessi trasversali. Anche di questo si parlera’ la prossima settimana a Palazzo Chigi: Renzi vorrebbe ottenere garanzie sulla riduzione dello sbarramento che era stato concordato al 5%. Ma il piatto forte del colloquio dovrebbero essere le nomine, che Iv punta a condividere a pieno titolo con gli alleati per sostenere col voto parlamentare l’agenda di governo voluta da Conte. (Gabriella Bellucci, Italpress)

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