Ossigeno dalla piazza per i 5 Stelle. Di Maio difende Bonafede e la riforma della prescrizione

Una piazza piena e un pizzico di spirito grillino ritrovato. Una boccata d’ossigeno per il M5S che riscopre una coesione dal sapore antico, dopo la picchiata di consensi degli ultimi due anni, rispolverando la lotta contro i vitalizi. La differenza col passato, però, sta nello stile della manifestazione, che cancella (volutamente) ogni riferimento al braccio di ferro con Italia viva sulla prescrizione, che sta terremotando il governo. Lasciandoli al proprio popolo. I big ci sono tutti: da Luigi Di Maio ad Alfonso Bonafede, da Vito Crimi a Paola Taverna e Stefano Patuanelli, Nicola Morra e tanti altri, ma Santi Apostoli non diventa la base di lancio per tirare siluri all’indirizzo dell’alleato. L’unico a prendersi la ‘licenza’ di difendere il Guardasigilli è il ministro degli Esteri, che esorta a “difendere” il capo delegazione pentastellato e le sue riforme. Il popolo grillino applaude.La piazza non si trasforma nemmeno nell’occasione per sdoganare il tema alleanze alle prossime elezioni regionali. Ognuno ha la sua idea e la conserva gelosamente, è ovvio. Di Maio e Crimi pensano ai temi e non alle coalizioni (il capo politico ribadisce, ad esempio, che “se in Campania il candidato è Vincenzo De Luca andremo da soli”), mentre Patuanelli insiste sul fatto che una chiacchiera andrebbe fatta con il Pd e Leu. In verità parla anche di Italia viva, ma c’è da scommettere sul fatto che il ministro dello Sviluppo economico lo abbia fatto più per carità di Patria che non per convinzione. Chissà cosa ne penserà Alessandro Di Battista, che dall’Iran fa arrivare l’abbraccio ai suoi, ma di certo non sarà contento di mettersi a un tavolo con i dem anche per le prossime scadenze elettorali.Nella giornata di orgoglio pentastellato, c’è spazio anche per parlare di Sardine. Ma è Crimi a farlo, in tv, marcando le differenze dal Movimento: “Il M5S non si schierava né da una parte né dell’altra quando è nato, loro hanno scelto di collocarsi in una posizione ideologicamente determinata”. Il capo politico rintuzza anche chi vorrebbe il Movimento allo ‘shutdown’: “Piacerebbe a tanti, ma noi siamo qui e stiamo dimostrando che non archiviamo”. Il nuovo abbraccio dei Cinquestelle con la base ora dovrà tradursi in azioni concrete, almeno fino agli stati generali in cui si deciderà che strada percorrere in futuro. Molto dipenderà da che fine farà il governo Conte: con o senza crisi, ormai, la differenza c’è. E si fa sentire. (Dario Borriello, LaPresse)

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