Foibe, Conte: Risanare ferita, scusiamoci per oblio. Polemica a Basovizza

Squarciare il velo di silenzio degli ultimi decenni. E tenere sempre a mente gli orrori di quegli anni da entrambe le parti per arginare ogni forma di negazionismo. Per l’Italia il 10 febbraio non è assolutamente una data qualunque: dal 2004 si celebra il Giorno del Ricordo per commemorare le vittime delle Foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra, in particolare dal 1943 al 1945. Gli eccidi tra Italia e Jugoslavia provocarono oltre 5mila vittime, omaggiate con sincero trasporto da tutte le più alte cariche istituzionali. Al Senato è Giuseppe Conte a parlare di tragedia non solo italiana ma soprattutto europea, prima di ammettere gli errori del passato: “Siamo qui per risanare la ferita inferta a quelle genti e ai loro discendenti, per chiedere ancora scusa per l’oblio che ha ‘inghiottito’ per decenni questa sciagura nazionale”.L’obiettivo del premier, davanti all’Aula di Palazzo Madama, è quello di “ricordare” e “riannodare il filo di una memoria spezzata, ma soprattutto per conservarla e trasmetterla alle nuove generazioni”.E se la padrona di casa Elisabetta Casellati descrive le Foibe come un dramma che “assume i contorni di un genocidio di ferocia inaudita, inaccettabile, ingiustificabile ferocia inaudita, inaccettabile, ingiustificabile”, il presidente della Camera Roberto Fico ritorna sugli “anni di silenzio” per i tanti italiani uccisi e avverte: “Bisogna rigettare senza esitazioni le tesi negazioniste o giustificatorie, purtroppo ancora presenti”. Parole che riecheggiano quelle dure di Sergio Mattarella: il Capo dello Stato aveva definito “deprecabile” il negazionismo militare di cui esistono ancora piccole sacche nel nostro Paese. Il mood della politica italiana è di comune omaggio a quelle vittime, troppo spesso ‘politicizzate’, quasi come se i morti della Foibe si potessero porre idealmente su un piano inferiore rispetto a chi perse la vita nell’Olocausto. “Onore ai martiri delle Foibe, migliaia di uomini, donne e bambini, massacrati dai comunisti solo perché italiani”, twitta in mattinata il leader leghista Matteo Salvini, mentre il presidente di Fdi Giorgia Meloni rende omaggio a Basovizza “agli italiani “uccisi dal disegno di pulizia etnica”. Proprio sul carso triestino scoppia però una piccola polemica Pd-FI, che spegne l’unità dell’arco istituzionale sulla vicenda. Il motivo? Durante la cerimonia i parlamentari del Pd hanno lasciato la Foiba in segno di protesta per l’intervento di Maurizio Gasparri, presente in rappresentanza del Senato. Un gesto troppo irrituale secondo i dem, avvenuto pochi minuti dopo le parole del presidente di regione, Massimiliano Fedriga, intervenuto per primo alla cerimonia. “Il giorno del Ricordo deve rimanere una solennità in cui si condivide pietà e giustizia, non un palcoscenico per la destra sovranista”, è il duro commento di Debora Serracchiani. (Alessandro Banfo, LaPresse)

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