Gregoretti, Salvini come Trump: pronto al processo

Il caso Gregoretti come l’impeachment per Donald Trump. Ad accomunarli “una sinistra che cerca di vincere con mezzi legali ciò che non può vincere con mezzi democratici”. Parola di Matteo Salvini che in una intervista rilasciata – proprio il giorno dell’assoluzione del presidente americano – al ‘New York Times’ delinea i contorni di quello che sarà ‘il suo processo’ sulla vicenda della nave militare e che si celebrerà in Senato mercoledì 12 febbraio. Un lungo servizio, con una foto in primo piano del leader leghista in giacca e cravatta nel suo ufficio, il quotidiano traduce la sua battaglia contro l’immigrazione clandestina come una “fortuna” o meglio una “zattera di salvataggio politico” e “non è difficile capire perché. Il potenziale procedimento giudiziario ha involontariamente riproposto la migrazione come un problema, nonostante solo una manciata di arrivi in Italia”. Il rischio che Salvini vada a processo, come ex ministro del governo italiano, accende i riflettori anche della stampa internazionale. Gli occhi sono infatti puntati sull’aula di palazzo Madama, quando alle 9,30 di mercoledì si inizierà ad esaminare il parere della Giunta per le Immunità che, ricordiamo, bocciando la proposta del relatore Maurizio Gasparri ha dato il via libera al processo per l’ex ministro dell’Interno. Volendo l’assemblea, potrebbe accogliere l’autorizzazione a procedere sancita dalla Giunta senza neanche votare. Per chiamare i senatori ad esprimersi, infatti, serve una specifica richiesta “in difformità”, quindi contraria, sostenuta da venti senatori, alla proposta della Giunta. E non è escluso che siano gli stessi leghisti, a richiederlo, anche se in Giunta hanno votato l’autorizzazione.A gennaio c’è stata una “valutazione politica – viene spiegato – anche in risposta a un atteggiamento della maggioranza”. Salvini però non ha cambiato idea, trapela da fonti leghiste, “vuole andare a processo”.Il parere della Giunta non è vincolante, mentre quello dell’aula sì, e il voto a favore della richiesta di autorizzazione a procedere, a firma leghista, potrebbe essere letto dai giudici come una sorta di “ammissione di colpevolezza”. Pertanto senatori e consiglieri giuridici del Carroccio stanno studiando una strada diversa, che non si trasformi in boomerang e che potrebbe essere tradotta o lasciando libertà di coscienza oppure uscendo dall’aula al momento del voto.Si andrà comunque in aula, ci sarà Erika Stefani (Lega) che porterà le motivazioni a favore dell’autorizzazione a procedere e poi i riflettori si sposteranno sullo scranno di Salvini che, come per la Diciotti, ne farà un palco tutto personale. La sua difesa si fonderà sul presupposto che la Gregoretti ha salvato gli immigrati col parere favorevole dello stesso capo del Viminale, intervenendo in acque maltesi, ed è quindi inverosimile immaginare che “un ministro voglia salvare delle persone per poi sequestrarle”. Inoltre, non si può parlare di sequestro visto che le persone a bordo, insisterà Salvini, erano al sicuro e protette. Lo sbarco, secondo la difesa, è stato rallentato semplicemente dalle trattative per la redistribuzione e per la doverosa verifica delle persone a bordo: un atto che non fa altro che dimostrare l’evidente difesa dell’interesse nazionale. Infine, Salvini ricorderà che il governo tedesco aveva fatto sapere che tre persone a bordo della Gregoretti erano soggetti in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Tutto il governo italiano, insomma, era consapevole e quindi d’accordo. E ogni decisione sui 131 naufraghi fu presa seguendo “la linea politica del governo”. (Donatella Di Nitto, LaPresse)

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *