Zingaretti elogia Conte e gela Di Maio per la chiamata della piazza

La linea è quella della responsabilità e non cambia. E’ sempre con la stessa stella polare che però ora Nicola Zingaretti chiede un cambio di passo: il Governo che “ha salvato il Paese” se adesso non passa “dalle parole ai fatti si indebolisce”. Il segretario Pd si prepara a riunire domani la direzione nazionale del partito. Il risultato ottenuto in Emilia Romagna da Stefano Bonaccini ha dato ossigeno ai dem (in costante crescita nei sondaggi) e stabilità al Governo ed è anche per questo che adesso il leader non intende cedere il terreno recuperato. L’avversario resta la destra di Salvini e, al Nazareno ne sono più che consapevoli, è tutt’altro che sconfitta. Ed è per restare in partita che Zingaretti insiste con il ‘campo largo’ dei progressisti, con il Pd a fare da perno spalancando le sue porte all’esterno. Il leader dem insiste nel collocare Giuseppe Conte tra i “punti di riferimento” di quest’area.Ne sono assolutamente convinto. Credo che il dibattito che si è aperto in Italia è figlio anche di una sua scelta di campo, di collocarsi chiaramente in un fronte. E’ il premier di un governo di centrosinistra. Non era scontato, tanti nel M5S questa collocazione non la prendono perché non la condividono”, argomenta.Se questa è la rotta, però, per Zingaretti è “un errore” l’iniziativa lanciata da Luigi Di Maio che ha convocato in piazza il M5S, a difesa della bandiera dello stop ai vitalizi, certo, ma anche contro chi “vuole abolire le nostre riforme”. “Giudico questa iniziativa un errore, invito Di Maio a guardare al futuro e a come questo governo può trovare una prospettiva politica. Chiedo un chiarimento al M5S, decidete cosa volete fare rispetto a questo governo, altrimenti nessun problema è risolvibile”, dice il segretario fuori dai denti. Per il leader dem non è, o non è solo, destra contro sinistra. Ma propaganda contro politica, paure contro soluzioni, odio contro speranza e comunità. In questo senso, al Nazareno, la scelta di campo non appare troppo difficile.Il travaglio interno del M5S, però, fotografa un quadro tutt’altro che scontato. Il capo politico Vito Crimi prova a contestualizzare la chiamata alle armi: “Scenderemo in piazza il 15 febbraio contro il tentativo di reintrodurre i vitalizi, di riprendersi il malloppo, e scenderemo in piazza ogni volta che qualcuno cercherà di far rientrare dalla finestra quei privilegi che abbiamo tolto. Non vi è alcun collegamento tra questa battaglia di civiltà e le questioni che attengono il governo”, mette nero su bianco, condividendo – almeno a parole – la necessità di imprimere “un’accelerazione”. Anche Giuseppe Conte circoscrive la manifestazione del 15 alla “battaglia politica contro i vitalizi che il M5S ha sempre fatto”.Il premier, però, lancia un avviso ai naviganti scagliandosi contro quello che definisce il “culturismo politico”. “L’esibizione muscolare e la mistica dell’uomo forte non è politica. Non hanno nulla a che vedere con la buona politica e il buon governo – dice, parlando certo al suo ‘nemico’ Salvini ma anche a chi siede al suo fianco in Consiglio dei ministri – La politica è mediazione, dialogo e poi decisione”. (Nadia Pietrafitta, LaPresse)

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