Centrosinistra si spacca sul bipolarismo, Calenda e Renzi pensano a una terza via

Corsi e ricorsi storici. Archiviato un terzo polo (questa, almeno, la lettura data delle elezioni regionali in Emilia Romagna dopo la debacle M5S), adesso il rischio è che ne nasca un altro. Se Nicola Zingaretti, infatti, punta tutto sul ritrovato bipolarismo e continua il pressing – light ma costante – sugli alleati pentastellati, non tutti coloro che hanno sostenuto Stefano Bonaccini sono dello stesso avviso. Ed è qui che si inizia ad immaginare una terza via.Carlo Calenda lo dice chiaro. “Dopo questo voto speravamo di recuperare il Pd ma temo che sia irrecuperabile, ha capito il messaggio emiliano al contrario”, dice tranchant. “Se il bipolarismo che arriva è populisti contro sovranisti – avverte il leader di Azione – noi dobbiamo costruire un terzo polo che sia fondato sull’idea del buon governo, un polo che diventi centrale per il voto dei popolari, dei liberal-democratici e dei socialdemocratici riformisti”. La stessa lettura – bollata come “ingenerosa” da Zingaretti – viene data da Iv. “Questi del Pd sono surreali: in Emilia si vincono le elezioni senza il M5S, con un candidato dal profilo fortemente riformista come Bonaccini e loro pensano ad allearsi in modo strutturale con i Cinquestelle. Se la strada è quella dell’alleanza tra populisti noi non ci stiamo di certo”, è la linea dettata da Davide Faraone. I renziani bocciano senza appello anche la possibilità (pur ventilata al Nazareno) di affidare a Giuseppe Conte il ruolo di federatore del campo alternativo al centrodestra. “Lo spazio che vediamo è quello del riformismo – insiste il capogruppo di Iv al Senato – Va costruito un polo alternativo ai populisti ed ai sovranisti”.Il polo ‘del buon governo contro il populismo’, insomma, rischia di essere affollato. I numeri del dopo regionali servono ai leader per fare i primi calcoli e improntare strategie future. Secondo un sondaggio Emg Acqua se si votasse oggi la Lega sarebbe il primo partito con il 30,1%, seguito dal Pd al 21,2% (in crescita di oltre un punto) e dal M5S al 14,3% (ancora in calo dello 0,9%). Andando poi a guardare i possibili ‘terzopolisti’, Italia viva si attesta al 5,1% (avanti di un soffio alla soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale all’esame del Parlamento), Azione al 2,7% e +Europa all’1,8%. Il proporzionale consente diversi scenari ed è troppo presto per chiudere la porta a possibili alleanze. Renzi non intende farlo. “Calenda cerca di giocare una qualche partita perché vede noi sopra il 5 e lui è molto sotto. Quindi propone il terzo polo. Tutti insieme faremmo il 10”, ragiona con i suoi. Il senatore di Scandicci non esclude, quindi, l’ipotesi ‘terza via’, ma lancia la sua opa: “Questa partita è Italia Viva”. Un’anticipazione dell’operazione renziana si avrà sabato e domenica con la prima assemblea nazionale della sua creatura. Gli studios di Cinecittà sono pronti, “ci saranno 3mila persone”, dice sicuro chi organizza la due giorni. Per dare la direzione di marcia, viene spiegato, Renzi annuncerà la collocazione europea di Italia viva nel gruppo Renew Europe, nel quale è confluito anche La République En Marche, guidato dal Presidente francese Emmanuel Macron. L’ex premier poi insisterà sulla natura garantista di Iv, tenendo il punto contro la riforma Bonafede sulla prescrizione.Al Nazareno, in ogni caso, non apprezzano. “Poi scopri che c’è chi, dopo le Elezioni in Emilia Romagna nelle quali il Pd è tornato il primo partito dentro ad una coalizione di centrosinistra, ritiene necessario lavorare ad ‘un terzo polo’ che vada oltre i sovranisti a destre e i populisti a sinistra…. serve un TSO !!”, sentenzia su Twitter Stefano Vaccari, responsabile organizzazione dem. (Nadia Pietrafitta, La Presse)

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