Regionali Emilia Romagna, Zingaretti picchia duro su Salvini

Il governo non si tocca, ma in caso di sconfitta del centrosinistra alle regionali, sarà impossibile far finta di nulla. Lo sanno bene i leader dell’area, a partire da Nicola Zingaretti, che pure si affretta ad alzare cordoni sanitari su Palazzo Chigi: “Nessuno si sogni di mettere in discussione il governo perché due regioni hanno dei problemi elettorali”. Ma l’antifona è chiara anche dalle parti di Leu, e soprattutto di Italia viva: la tensione è forte, nonostante il tentativo di Matteo Renzi di collocare la sua creatura politica al centro e dunque lontana dal Pd. A poco serviranno anche gli accorgimenti tattici, come quella di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, che ha provato in tutti i modi a separare il destino personale della sua candidatura dalle peripezie del suo partito a livello nazionale, rinunciando anche a simbolo e comizi con i leader. Se dovesse andare sotto con la sfidante leghista, sponsorizzata da Matteo Salvini, la sconfitta sarebbe usata come una clava dal centrodestra per sfondare le porte dei ‘Palazzi del Potere’ romani.Zingaretti sente forte la pressione per la partita nel centro-nord, ma prova a non dare proprio per persa quella in Calabria. Così chiude la campagna di Pippo Callipo a Reggio e spara palle di cannone, sperando che arrivino fino a Ravenna senza perdere la ‘carica distruttiva’: “Non potete regalare la Calabria, il Sud a chi lo odia, a chi viene qui a fare spesa con gli interessi della cattiva politica”. Sveste gli abiti dell’uomo ‘solo di sinistra’ e lancia un appello a quanti “sostengono altri partiti, le forze moderate: come potete stare in silenzio e accodarvi all’ordine del leader più a destra di tutti dal dopoguerra? Spezzate le catene”. Gioca la carta della citofonata di Matteo Salvini al quartiere Il Pilastro di Bologna – che definisce “una scena immonda” – e sfida il segretario leghista: “Se vogliamo farci le domande, noi siamo pronti: dove sono i 49 milioni degli italiani scomparsi?”.Da par suo, anche Bonaccini non si risparmia. Dopo aver girato la regione in lungo e in largo, le ultime ore sono dedicate agli appelli finali. Tra questi sembra scorgersi qualche messaggio per gli elettori grillini, invitando al voto disgiunto: una croce sul simbolo del M5S e una croce sul nome del governatore uscente. Tanto, questo è il concetto di fondo, il candidato Simone Benini non è mai entrato davvero in partita e l’unico rischio che si corre è aiutare la vittoria del centrodestra. Per Bonaccini si è mobilitato tutto il centrosinistra, dal ministro Francesco Boccia (“quella di Stefano Bonaccini è l’Emilia Romagna più bella, un modello di comunità, di solidarietà, di cooperazione per l’intero Paese”) a Italia viva e Azione di Carlo Calenda. Forze politiche nate dopo l’addio al Partito democratico, in teoria contrapposte, ma che per lo scopo comune hanno messo da parte le sciabole per remare tutti nella stessa direzione. Anche perché non sarà un voto nazionale, ma un eventuale ko finirebbe per rotolare eccome verso Roma. (Dario BorrielloRoma, LaPresse)

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