Di Maio: da solo non ce la posso fare

“Il solo capo politico non ce la può fare”. Luigi Di Maio firma il suo ‘testamento’ e lo fa dalla Calabria, dove si trova in campagna elettorale per le Regionali del 26 gennaio. Poche parole, che non diradano tutte le nubi sul suo futuro nel Movimento 5Stelle, ma che cominciano a porre dei paletti. Il leader pentastellato guarda agli Stati generali di marzo – che non hanno ancora una location (forse Assisi, forse Torino) – e crede nella svolta: “Per la prima volta dopo 10 anni di storia del nostro Movimento ci rivederemo tutti insieme per mettere finalmente in piedi una nuova Carta dei valori e anche un’organizzazione più efficace”.Insomma un ‘congresso’ ma non troppo, dove il Movimento tenterà di ‘organizzarsi’, senza somigliare troppo a un partito. Si lavora infatti a mozioni contrapposte e candidature diverse, ma senza cadere in quella vecchia politica che il ‘grillismo’ ha sempre disprezzato e che continua – anche se con fatica – a respingere. E’ però sulla leadership del Movimento che si stanno concentrando le attenzioni, perché strettamente collegata alla ‘decisione’ di Di Maio. Dimettersi prima delle regionali, che secondo alcune voci autorevoli potrebbe accadere già nei primi giorni della settimana prossima; attendere l’esito delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, prendendosi il peso dell’entità della sconfitta sulle spalle; infine arrivare al 15 marzo per gli Stati generale e mettere sul piatto la sua leadership, con il rischio di essere duramente contestata. Di Maio deve decidere se il suo ruolo di capo politico dovrà essere messo in discussione o, dopo il suo passo indietro, riproposto. Per ora le dimissione a stretto giro, restano l’opzione più gettonata,complice anche la precaria situazione internazionale, da cui il capo della Farnesina non può esimersi.Un periodo sabbatico, quindi, durante il quale l’ex vicepremier potrà anche lavorare a un progetto nuovo e di rilancio del Movimento da presentare appunto agli Stati generali. In questa ottica Di Maio punta proprio su una doppia reggenza, immaginando al suo fianco una donna. Dopo il passo indietro di Chiara Appendino, tra le scelte, oltre a Paolo Taverna, avrebbe fatto capolino, tra i corridoi frequentati dai pentastellati, il nome di Virginia Raggi. Una ‘pazza idea’, si commenta, che coinciderebbe con la fine del mandato da come sindaco di Roma e con una ricandidatura per la capitale davvero improbabile. Per questo l’avvocatessa romana potrebbe trovare un suo spazio nel nuovo M5S.Proprio questa settimana dovrebbero arrivare anche le prime sanzioni dei probiviri sui ‘morosi’ tra i parlamentari. Fonti all’interno del Movimento assicurano che le espulsioni saranno ‘contenute’ e comunque non andranno a mettere in difficoltà il governo guidato da Giuseppe Conte. Anche in Senato, dove i numeri sono sul filo, non si andrà con la “mano pesante” tenendo presente che, è il ragionamento, “chi passa al Misto è la maggior sicurezza per il governo perché per non perdere la poltrona vota tutto’.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *