Libia, Haftar non firma la tregua. Conte: importante il cessate il fuoco

Se n’è andato da Mosca senza firmare l’accordo sulla tregua Khalifa Haftar, l’uomo forte dell’est della Libia che ad aprile scorso ha lanciato l’offensiva militare per conquistare Tripoli. Il premier libico Fayez al Sarraj, che guida il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, l’accordo lo aveva invece firmato. Haftar aveva chiesto tempo fino a mattina per decidere, ma alla fine è andato via senza farlo. La Russia ha provato a sminuire: “ha chiesto due giorni per discutere il documento con i leader delle tribù prima di firmarlo”, ha comunicato il ministero della Difesa. E intanto è giunta la conferma che la conferenza di Berlino per la pace in Libia si terrà effettivamente il 19 gennaio, domenica. Angela Merkel ha invitato tanto Haftar quanto Sarraj, che dopo aver lasciato Mosca ha fatto tappa a Istanbul e ha incontrato l’ambasciatore Usa in Turchia. Qui Recep Tayyip Erdogan, che sostiene Tripoli, ha lanciato un avvertimento: Ankara non mancherà di “dare una lezione” a Haftar se continueranno gli attacchi contro il governo di Tripoli. Per lui, ora spetta a Putin convincere Haftar a dire sì ai dettagli della tregua.A Berlino ci sarà anche l’Italia con il premier Giuseppe Conte che ha riunito a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza e opposizione per fare il punto sul dossier. Il presidente del Consiglio ha ribadito ancora una volta come la linea italiana sia quella della soluzione politica come “unica sostenibile” e che ogni tentativo di imporre l’opzione militare sia “destinato al fallimento e comunque inaccettabile”. A tal proposito Conte ha confermato l’indisponibilità dell’Italia a “fornire armi o militari per un conflitto”. In questo momento, ha sottolineato, non ha senso ragionare di dislocamento. “Bisogna prima ritrovarsi a Berlino, creare le premesse, se ci saranno con tutte le condizioni di garanzia con un contesto chiaro l’Italia valuterà” eventuali operazioni di peacekeeping sotto egida Onu. In ogni caso, secondo il premier, la posizione del governo è “coerente e costante” perché l’Italia “non ha agende nascoste”. L’importante, per ora, è arrivare a Berlino almeno con un “cessate il fuoco sostanziale”.E sulla buona riuscita della conferenza di pace che si terrà nella capitale tedesca si dice ottimista il ministro degli Esteri di Berlino, Heiko Maas, spiegando che i negoziatori hanno già steso un testo per un accordo con tutte le parti, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa dpa. Per il capo della diplomazia tedesca, i negoziati guidati da Russia e Turchia “sono certamente di aiuto, ma il ‘processo di Berlino’ va al di là di questo”, mirando a tagliare fuori il supporto militare, nonché a un embargo sulle armi e a un cessate il fuoco.

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