Di Maio: «Stanco di chi mi pugnala alla schiena». E chiude al futuro col Pd

Nel bene o nel male, è sempre il Pd a infiammare gli animi nel Movimento 5 Stelle. La nuova esperienza di governo, dopo le ritrosie iniziali, sta piacendo a una parte della truppa pentastellata. Per il momento minoritaria, questo va sottolineato, ma che vorrebbe convincere il resto dei colleghi a spingere perché questo esperimento si trasformi in qualcosa di strutturale. Forte anche delle parole di Beppe Grillo, che in più riprese ha suggerito di approfondire l’alleanza, guardando a un orizzonte lungo.L’esatto opposto di quello che pensa, ad esempio, Stefano Buffagni. Per il viceministro dello Sviluppo economico, infatti, “questo governo deve lavorare con un orizzonte temporale, ma valorizzando anche le differenze”.Poi, “se qualche mio collega si è innamorato di colpo del Pd, può anche traslocare”. L’esponente Cinquestelle ricorda che “siamo una cosa diversa”, sia dai dem sia dalla Lega. A cui non concede più fiducia, dopo la crisi avviata la scorsa estate in pieno agosto. Ma qualche tirata d’orecchie la riserva anche ai suoi: “Il M5S raccoglie consenso quando ha una linea chiara e il coraggio delle decisioni. Se invece su ogni cosa si cercano distinguo per ritagliarsi spazio politico, gli italiani si stufano e si perdono voti”.Un concetto perfettamente sovrapponibile a quello di Luigi Di Maio. Che resta freddo sia alle ‘offerte di matrimonio’ arrivate da una parte del Pd dal seminario di Rieti, sia alle stilettate di alcuni democratici (vedi Andrea Orlando: “Basta antipolitica o è difficile andare avanti”).Semplicemente non esiste altra possibilità se non quella di essere ‘terza via’: “Stiamo scrivendo una legge elettorale proporzionale che non prevede coalizioni. Il Movimento rappresenta l’alternativa alla destra e alla sinistra”, dice ai microfoni di ‘Cartabianca’, su Rai3. Dall’entourage del capo politico, poi, arrivano smentite sulle voci di tensioni con Davide Casaleggio, circolate nelle scorse ore. “Ricostruzioni, ovviamente, prive di fondamento per screditare il Movimento”. Il vero sassolino dalla scarpa, il ministro degli Esteri se lo toglie sulla sua forza politica: “Chi pensa che io mi stanchi del Movimento ha sbagliato”, tuona. “Sono stanco che qualcuno che sta nelle retrovie venga al fronte per darmi una pugnalata”.A proposito della piattaforma, cuore pulsante del Movimento, anche qui ci sono novità. Perché Max Bugani lascia il board di Rousseau. L’attuale capo segreteria di Virgnia Raggi conserva la qualifica di referente della funzione Sharing, ma non è più socio. Piccola ‘promozione’, invece, per Alessandro Di Battista, che passa da referente per la funzione ‘Call to action’ (ruolo che ricopriva dal 2015) al Portale eventi del Movimento, assieme a Marco Croatti e Paola Taverna. Anche se ai piani alti del Cinquestelle fanno notare che “in verità, non cambia nulla”. (Dario Borriello, LaPresse)

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