Dibattito nei 5 Stelle per la leadership di Di Maio

La parabola di Luigi Di Maio come capo politico del M5S è nella fase discendente. Inutile negarlo. La sua leadership ha perso forza col passare dei mesi al governo, dopo le sconfitte alle varie tornate di regionali, ma soprattutto con il clamoroso tonfo delle europee del maggio scorso (il Movimento è sceso al 17% dopo aver vinto le politiche con il 32,7 soltanto a marzo del 2018) e la decisione di allearsi con il Pd. Una escalation mixata al profondo malumore di una buona parte delle truppe parlamentari: alcuni perché si sono sentiti ignorati nelle scelte che contano, altri per essere stati esclusi dalle squadre di governo. Risultato: sulla graticola ci è finito Di Maio. Tanto che (per ora) tre senatori sono usciti allo scoperto con un documento in cui si chiede nero su bianco di superare la figura del capo politico.Non solo, perché nel mirino c’è anche l’associazione Rousseu. In molti vorrebbero sfilare dalle mani di Davide Casaleggio la gestione della piattaforma, vero cuore pulsante del M5S, per ricondurla sotto la bandiera del gruppo politico. Il dibattito al momento si è arenato all’ultima assemblea dei portavoce a Palazzo Madama, se ne riparlerà dal 13 al 15 marzo, durante gli stati generali pentastellati. Resta da capire come ci arriverà il Cinquestelle a quell’appuntamento, perché tra espulsioni (avvenute e in arrivo), addii al veleno e polemiche interne su temi caldissimi come quelli sulle restituzioni, la squadra si sta sfilacciando. Al punto tale che nelle chat dei parlamentari ha fatto il giro in tempo zero il pdf di un retroscena del ‘Fatto quotidiano’, solitamente molto attento alle vicende di casa Cinquestelle, che rivela un possibile passo indietro di Di Maio come capo politico a ridosso delle regionali in Emilia Romagna, dove i sondaggi sono a dir poco disastrosi. Lo staff del ministro si è affrettato a smentire tutto e da quel momento in poi è partita la batteria di comunicati in favore del leader in discussione: da Alfonso Bonafede a Riccardo Fraccaro, Laura Castelli, Francesco D’Uva, Stefano Buffagni, Sergio Battelli, Anna Macina e altri ancora. Spicca, nel lungo elenco, l’assenza di Alessandro Di Battista.I problemi del M5S, comunque, non finiscono al capo politico. C’è ancora la partita delle restituzioni da giocare, con oltre 40 parlamentari ‘morosi’. Il vertice pentastellato contrattacca pure alle accuse di scarsa trasparenza nel sistema di gestione delle rendicontazioni: “Non esiste nessun conto segreto e il denaro proveniente dal taglio degli stipendi degli eletti è gestito dal comitato per le rendicontazioni-rimborsi, dotato di uno statuto” si legge in un post sul ‘Blog delle stelle’. Inoltre: “Sono gli iscritti, tramite votazione sulla piattaforma Rousseau, che decidono dove destinare ogni singolo euro”, dunque “non esiste nessun conto personale del capo politico e dei capigruppo di Camera e Senato. Chi dice il contrario è in malafede e mente sapendo di mentire”. In questo quadro ci sono, infine, le campagne elettorali da gestire. Di Maio sarà in Emilia Romagna, ma è soprattutto la Calabria a preoccupare per una parentela scomoda del candidato presidente, Francesco Aiello, che si difende su Facebook: “Essere accostato ad un mafioso è un fatto grave, non c’entro nulla con mio cugino Luigi, morto 5 anni fa. Con lui non avevo alcun rapporto e ho fatto tutta la mia vita all’università”. L’annus horribilis continua.

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