Allarme per le gallerie autostradali, Governo diviso sulle concessioni

Il dossier Autostrade continua ad agitare il governo. A gettare benzina sul fuoco un dossier del Consiglio superiore dei lavori pubblici di novembre, in cui secondo indiscrezioni si parlava di 200 gallerie autostradali di lunghezza superiore ai 500 metri a rischio, 105 sulla rete gestita da Aspi e una novantina sulle tratte di altre concessionarie. Non sarebbero a norma rispetto alla direttiva europea. Tra esse anche la galleria Bertè sulla A26, nei pressi di Masone, dove si è verificato il crollo di parte della volta il 30 dicembre. Una ricostruzione respinta dall’Aiscat, l’associazione che riunisce i concessionari, secondo cui “non ci sono 200 gallerie a rischio”. “E’ profondamente sbagliato e fuorviante collegare i ritardi nell’adeguamento alla normativa europea con qualsiasi problema di sicurezza strutturale delle gallerie stesse”, viene rimarcato, sottolineando come nel nostro Paese sia presente il 50% delle gallerie dell’intera Unione europea e ciò “rende necessario per il sistema Italia un impegno di gran lunga maggiore rispetto agli altri Paesi”. Anche Aspi precisa che gli interventi previsti da tale normativa “non riguardano, in alcun caso, la sicurezza strutturale delle gallerie. Tali adeguamenti consistono infatti nell’installazione di sistemi idrici, nella realizzazione di canali di scolo a bordo carreggiata, nell’illuminazione di aree di evacuazione, nell’implementazione di canali radio”. Interventi che sarebbero in corso, o in alcuni casi già conclusi, in oltre 90% delle gallerie interessate, mentre nel restante 10% i lavori sono in via di aggiudicazione, spiega la società. Autostrade sostiene di aver attivato “una serie di misure compensative” lo scorso 30 aprile, di averle notificate al ministero, e che “solo lo scorso 6 novembre la Commissione permanente gallerie del Mit ha indicato ad Aspi la necessità di implementare ulteriori misure compensative”. Il ministero, da parte sua, chiarisce che il dossier “non è altro che un parere” richiesto da Aspi in cui la Commissione indica le “misure compensative transitorie”, segnalate poi a tutte le concessionarie a fine dicembre e “in gran parte già adottate dai gestori”, e la ministra Paola De Micheli conferma che “non c’è rischio”. Mentre l’allarme si è riacceso e poi è rientrato per frammenti di pittura staccatisi dalla fiancata della galleria Ricchini sulla A6, nel comune di Quiliano (SV), gestita da Autostrada dei fiori, senza che nessun veicolo venisse coinvolto, il Cda di Autostrade ha dato mandato all’ad Roberto Tomasi di dare avvio alla gestione diretta delle attività di progettazione e direzione lavori attraverso l’istituzione di una divisione interna, a riporto del direttore generale, tagliando fuori Spea, nel mirino per le accuse di aver falsificato report sui viadotti. Il Movimento 5 Stelle, intanto, non sente ragioni e continua a insistere sulla revoca della concessione, nonostante la contrarietà dei renziani di Italia viva. In mezzo il Pd. “Che ci sia un dibattito è normale”, cerca di mediare il segretario dem, “le concessioni sono fatte anche di norme, di vincoli, di regole. Se qualcuno le ha rispettate, bene, se non le ha rispettate se ne prenderanno i provvedimenti. Il governo sta avviando queste verifiche e nel merito si prendono le decisioni. Non con preconcetti, ma senza far finta che non sia accaduto nulla”.

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