Il Governo regge alla prova del Mes ma i 5 Stelle si spaccano

Il Governo regge alla prova del voto sul Mes. Camera e Senato, dopo l’intervento del premier Giuseppe Conte approvano  il documento a larga maggioranza fugando i dubbi della vigilia su possibili fughe dall’aula di parlamentari di maggioranza. Durante un acceso dibattito alla Camera seguito alle comunicazioni del presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio europeo  , il Salva stati veniva approvato  con 291 voti a favore, e 222 contrari. L’Assemblea di Montecitorio ha successivamente bocciato la risoluzione del centrodestra e quella di +Europa, su cui c’era il parere contrario del governo. Su questo documento si registrava l’astensione di Forza Italia. “Non è il momento di dividersi in Europa», ha detto Conte durante il suo intervento precisando che l’Italia “ non ha nulla da temere” evitando “  un dibattito confuso che rischia solo di attirare sospetti  sul paese”. La risoluzione è il risultato di lunghe trattative nella maggioranza culminate con l’accordo solo a notte fonda. “ “ Ci sarà un nuovo round in parlamento a gennaio, prima del prossimo Eurogruppo”, hanno dichiarato i 5 stelle, molto scettici sul documento,  garantendo che “ci sarà il pieno coinvolgimento del Parlamento prima dei prossimi passi sul Mes . Ogni decisione verrà presa ascoltando le Camere, non firmeremo nulla al buio”. C’è troppo malcontento tra i 5 stelle e temono la trappola del voto al Senato previsto nel pomeriggio. Molti sospettano che qui ci potrebbe essere qualche colpo di coda che metterebbe in crisi la maggioranza.  Per l’ok alla risoluzione sul Mes basta la maggioranza semplice ma se sì scendesse  sotto la soglia della maggioranza assoluta (161 senatori), il governo pure con il via libera in tasca potrebbe subire dei contraccolpi politici. I pompieri nel pomeriggio erano tutti al lavoro al Senato, dove si spostano anche i notisti politici in un affollato transatlantico. Il documento viene approvato  con 164 sì e 122 no. Tirano tutti un sospiro di sollievo, la maggioranza è salva. Durante la discussione prima della votazione, Luigi Di Maio da Tirana attacca il suo ex-alleato di Governo per lanciare un chiaro messaggio ai suoi: “Matteo Salvini ha deciso di aprire il mercato delle vacche. Mi auguro che a questo mercato non partecipi nessuno”. Il ministro degli Esteri si riferiva a qualche senatore 5 stelle pronto ad unirsi  alla Lega. Cosa che puntualmente avviene visto che  Ugo Grassi, Gianluigi Paragone e Francesco Urraro annunciavano  in Senato il voto in dissenso al M5s sul Mes. “Quello di oggi è un bluff, un grande bluff. Il testo della risoluzione di maggioranza sul Mes è firmato dai capigruppo delle forze di maggioranza, impegna il governo a fare qualcosa che, badate bene, ha scritto il governo stesso. È un bluff inaccettabile, quanto meno potevano essere un po’ più eleganti “. Questo lo sfogo del senatore M5S Stefano Lucidi, ormai a un passo dall’addio al Movimento, mentre erano in corso le comunicazioni del premier Giuseppe Conte sul Consiglio europeo e sul Mes. Tra i contrari, si contano i tre senatori M5s che hanno già votato contro la fiducia sul dl sisma: lo stesso Lucidi, Francesco Urraro e Ugo Grassi. In molti danno per scontato  il passaggio alla Lega per almeno due di loro. A questi si aggiunge il voto contrario di Gianluigi Paragone che interveniva in aula  in dissenso rispetto al documento di maggioranza. Critico verso gli imminenti passaggi di gruppo è il senatore M5s Primo Di Nicola, che su Facebook scrive: “Lo spettacolo dei parlamentari che cambiano casacca solo per assicurarsi un seggio lo avevo sempre vissuto dall’esterno, raccontandolo come giornalista. Penoso, semplicemente. Dall’interno è ancora peggio, perché si ascoltano dai diretti interessati motivazioni persino più avvilenti. E già, perché in diversi stanno per fare il grande salto: la Lega sembra avere stretto i tempi delle operazioni d’ingaggio, con i voltagabbana che si sfilano mancando anche i voti di fiducia in vista del tradimento finale del mandato a suo tempo ricevuto nei rispettivi collegi elettorali. L’obiettivo è far cadere il governo, con le promesse di seggi che corrono all’antico mercato delle vacche. Cambiano le facce dei protagonisti, ma lo spettacolo, ahimè, è sempre lo stesso”. Il governo almeno per ora è salvo. Venerdì al Senato è previsto il voto sulla manovra per poi approdare alla Camera con un apri e chiudi senza alcuna modifica. Non ci sarebbe tempo, le feste di Natale incombono e da gennaio sarà tutta un’altra storia con la verifica di governo che Conte ha già annunciato. Nel documento approvato dalle Camere, la maggioranza impegna il governo a “proporre nelle prossime tappe del negoziato sull’Unione bancaria l’introduzione dello schema di assicurazione comune dei depositi (Edis), di un titolo obbligazionario europeo sicuro (cosiddetto common safe asset e di una maggiore ponderazione di rischio delle attività di livello 2 e livello 3 che sia legata al loro grado di concentrazione sul totale degli attivi del singolo istituto di credito”.  Nel testo della risoluzione di maggioranza sul Mes, 8 pagine in tutto, si rimarca anche l’impegno ad “assicurare la coerenza della posizione del Governo con gli indirizzi definiti dalle Camere, e il pieno coinvolgimento del Parlamento in tutti i passaggi del negoziato sul futuro dell’unione economica e monetaria e sulla conclusione della riforma del Mes”.  Si prevede “il pieno coinvolgimento del Parlamento in un’eventuale richiesta di attivazione del Meccanismo europeo di stabilità con una procedura chiara di coordinamento e di approvazione.

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