600 sindaci per la Segre: «La sua scorta siamo noi»

Per Giuseppe Sala, sindaco di Milano, in Italia c’è un rischio razzismo, ma c’è anche chi non è disposto a lasciar correre. Lo evidenzia a margine della manifestazione organizzata in solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre, organizzata nel capoluogo lombardo. “Siamo qua anche per questo- dice- certo che c’è (un rischio razzismo, ndr), io voglio continuare a credere nella bontà degli italiani. Non è un momento facile lo sappiamo tutti però io prendo il positivo ossia che 600 sindaci hanno deciso di essere qui ed è anche un messaggio per dire che non ci tiriamo indietro, e il fatto di essere qui in fascia è una grande soddisfazione”. Una manifestazione che si concluderà con il discorso di Liliana Segre. “Vediamo cosa dirà la senatrice stasera- afferma- non andremo mai tutti d’accordo ma c’è un limite che è stato travalicato”.

Tra gli altri, presenti il presidente Anci Antonio Decaro (Bari), il presidente Upi Michele De Pascale (Ravenna), Virginia Raggi (Roma), Dario Nardella (Firenze), Luigi De Magistris (Napoli), Chiara Appendino (Torino), Virginio Merola (Bologna), Federico Pizzarotti (Parma), Andrea Gnassi (Rimini), Giorgio Gori (Bergamo), Emilio Del Bono (Brescia), Matteo Biffoni (Prato), Valeria Mancinelli (Ancona), Luca Vecchi (Reggio Emilia), Alan Fabbri (Ferrara), Gian Carlo Muzzarelli (Modena), Leoluca Orlando (Palermo), Mattia Palazzi (Mantova), Paolo Truzzu (Cagliari), Mario Occhiuto (Cosenza).

“C’è una grande musica in questa piazza, che è il tempio della musica. Oggi la musica è all’aperto e non fa nemmeno freddo perché siamo tutti qui a parlare di amore. Lasciamo l’odio agli anonimi della tastiera e vediamoci da amici anche se ci incontriamo solo per un attimo”. Sono le parole della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, che dal palco allestito in piazza della Scala chiude il corteo dei sindaci organizzato in suo onore. Segre per l’occasione menziona una poesia di Primo Levi intitolata ‘Agli amici’, spiegando come “anche l’incontro di un attimo può lasciare un ricordo per sempre: è empatia, è accogliere l’altro per quello che è non solo per quello che vorremmo che fosse”, afferma Segre.

SEGRE: “SPERO IN GIOVANI FUTURE CANDELE DI MEMORIA”

“Guardo gli occhi dei giovani che mi ascoltano e spero molto in loro, future candele della memoria”. Lo afferma la senatrice a vita Liliana Segre dal palco allestito in piazza della Scala con cui si è conclusa a Milano la marcia a lei dedicata. “Stasera non mi presento da nonna come al solito faccio nelle scuole- afferma- ma come una mamma guardo negli occhi tutti questi meravigliosi figli con la fascia tricolore e tutti i semplici cittadini che sono venuto qui per testimoniare e per gridare ‘basta odio parliamo d’amore’”.

Segre che ricorda poi il lavoro dei sindaci, preziosi custodi di luoghi che raccontano una memoria sempre più lontana ma che deve essere sempre più nitida. “Il vostro impegno può essere decisivo anche nella condivisione della memoria- dice la senatrice a vota rivolta ai primi cittadini- perché nell’Italia degli 8.000 comuni esiste un giacimento straordinario della storia della nostra comunità”. Una storia che a detta di Segre “non potrà essere più raccontata da noi testimoni ma resta legata ai luoghi, ai nomi, ai nomi delle vie, alle lapidi, alle pietre d’inciampo, ai monumenti, ai musei, agli istituti storici e alle celebrazioni delle ricorrenze nazionali. Sta a voi fare il modo che il giacimento non venga abbandonato”, aggiunge, ammettendo di aver “conosciuto cosa vuol dire diventare un rifiuto da quella società civile alla quale credevo di appartenere”. E infatti oggi parla lei, come afferma il sindaco di Milano prima di dare la parola all’ex senatrice

“Avete visto stasera?- dice il sindaco meneghino rivolto ai fomentatori d’odio- siamo pronti a tornare in piazza se questo clima non cambierà“. Alla conclusione del discorso di Segre, la senatrice riceve la fascia onoraria dal presidente Anci Antonio Decaro poco prima di vedere la piazza gremita intonare l’inno di Mameli. Questo accade prima che la folla lasci il proscenio, tenendo ben in mente le immagini e i colori di un pomeriggio fuori dall’ordinario, e forse per dimostrare che questo deve essere l’ordinario.

“Tutti i sindaci indipendentemente dal colore politico sono arrivati da tutta Italia per dimostrare l’affetto nei confronti di Liliana Segre– afferma Decaro- con la fascia tricolore che tiene insieme le nostre comunità ma anche il Paese. Vogliamo dire con forza a tutti che non accettiamo nessun tipo di fanatismo, l’unico fanatismo che i sindaci accettano in questo Paese è quello per la libertà la democrazia e il rispetto degli altri”. Una battaglia che secondo  il sindaco di Bologna Virginio Merola va condotta con l’istruzione.

“Noi siamo perché si rispettino le persone e che si possa dialogare senza offendersi”, è il commento di Bologna. “Siamo perché la memoria sia insegnata nelle scuole perché non sia abbandonata la storia e tantomeno la geografia, perché si insista con la forza della cultura”.

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