Torna Dibba e picchia duro contro Renzi

La lunga pausa è finita, Dibba è tornato. E ha un obiettivo preciso: Matteo Renzi. All’ex premier rifila cazzotti sull’indagine che riguarda la fondazione Open, ma anche sulle conferenze internazionali a cui spesso prende parte. “Si rivende un’identità politica in Arabia Saudita, da cittadino vorrei sapere ha ricevuto soldi per conferenze o consulenze. Ormai sta più a Riad che a casa sua…”, tuona. Alessandro Di Battista punta forte sull’inchiesta che vede coinvolto l’ex presidente e avvocato di fiducia del senatore toscano, Alberto Bianchi, che “ha ricevuto consulenze da centinaia di migliaia di euro dal gruppo Toto” e “poco dopo Bianchi ha versato centinaia di migliaia di euro alla Fondazione Open” e “nel 2017 il governo Gentiloni, controllato di fatto da Renzi, fa un abbuono al gruppo di 121 milioni di euro per la concessione dell’Autostrada dei parchi”. E graffia: “E’ lecito pensare che il gruppo Toto abbia di fatto elargito centinaia di migliaia di euro alla fondazione renziana (passando attraverso la consulenza ad Alberto Bianchi) per poi vedersi restituito il favore dal governo Gentiloni? Magari è ancora legale questa roba (vedremo l’inchiesta), ma è vomitevole”.Dibba non le manda a dire nemmeno al Pd. Non ha dimenticato le battaglie contro i dem, infatti lancia messaggi tutt’altro che bonari, soprattutto sulla parte di riforma della giustizia che riguarda la prescrizione. Il concetto è semplice: se votate come Forza Italia salta il governo. E amen. Ma è Renzi il bersaglio preferito, non c’è dubbio. Nota similitudini “incredibili” con Salvini, coniando il neologismo “I Matthews”, poi lo sfida sul piano politico: “Vedrete che i renziani passati a Italia ‘Morta’ o quelli lasciati a fare politicamente da ‘palo’ nel Pd in Parlamento voteranno tutte le nostre proposte” perché “se si dovesse andare ad elezioni adesso, non solo prenderebbero meno voti di Calenda ma molti di loro perderebbero l’immunità parlamentare e mai come ora credo ne abbiano bisogno…”.Ai suoi del Movimento manda poi un messaggio: sto con Luigi Di Maio. “Bisogna alzare il tiro su determinati temi come la giustizia, il Mes e le fondazioni dei partiti. Luigi lo sta facendo e io sono dalla sua parte, lo sostengo”. Dibba vuole uno sprint anche su “conflitto di interessi, nazionalizzazione di autostrade, commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti” e “sul recupero dell’Imu non versato dagli istituti religiosi”. Temi e toni che irritano gli alleati dei Cinquestelle, da Pd a Italia viva. Probabilmente l’effetto che sperava di ottenere e che, forse, a Di Maio non dispiace per niente. (Dario Borriello, La Presse)

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