Sul Mes duello tra Conte e Salvini

La scenografia non sara’ quella di Palazzo Madama, come nel discorso del 20 agosto, ma quella di Montecitorio. La sostanza, pero’, sara’ la stessa: sbugiardare l’avversario numero uno del governo giallorosa, Matteo Salvini. E’ sul fondo salva-Stati, dal lontano Ghana, che il premier Giuseppe Conte prepara la sua nuova controffensiva anti-Lega. Una controffensiva che porta con se’ una strategia parallela: spingere la maggioranza a dare un placet in gran parte condiviso a quel Meccanismo economico di Stabilita’ dal quale l’Italia, di fatto, non puo’ sfilarsi. Ed e’ una strategia nella quale Palazzo Chigi sembra trovare una sponda al Quirinale. Dove regna il silenzio rispetto agli appelli e agli attacchi di Salvini. Il presidente Sergio Mattarella e Conte, sul Mes, si sono sentiti nei giorni scorsi. Ed e’ una vicenda spinosa, quella del fondo Salva-Stati, che mette in gioco i rapporti tra l’Italia e i grandi d’Europa. E che rischia di porre il Paese in una posizione di svantaggio sul terzo e delicato pilastro delle riforme dell’eurozona: l’Unione bancaria. Su quest’ultimo punto l’Italia deve far fronte alla proposta Scholz, ministro delle Finanze tedesco, che contiene una trappola per Paesi con alto debito e spread elevati come il nostro: non rendere piu’ “a rischio zero” l’acquisto di titoli di Stato da parte delle banche. Per questo, a Palazzo Chigi si muovono su un doppio binario: quello del prudente negoziato nella Ue e quello della ferma risposta agli attacchi di Salvini. Attacchi sui quali Conte trova l’implicita sponda del Colle. Mattarella non considera quella lanciata da Salvini una chiamata in causa a cui sente il dovere di rispondere. Tanto che, al Quirinale, in queste ore si ricorda come il capo dello Stato, in passato, non abbia ricevuto gruppi parlamentari o partiti che intendevano criticare i lavori delle Camere. L’argomento Mes, insomma, investe il governo e il Parlamento nelle loro rispettive prerogative. E’ proprio su questo punto, da qui a lunedi’ prossimo, che lavorera’ Conte. Documentando come del Mes si sia gia’ ampiamente parlato nei Consigli dei ministri e anche nelle commissioni parlamentari all’epoca gialloverde. E con il sostanziale, sebbene silenzioso, placet dell’allora ministro dell’Interno. Una volta chiariti agli italiani gli elementi del negoziato Conte, a meta’ dicembre, non si sottrarra’ nel toccare l’argomento al Consiglio Ue. Ma e’ difficile che il si’ dei governi dell’eurozona arrivi per dicembre: nella maggioranza si prevede che sia febbraio il mese in cui l’eurosummit dia il suo ok definitivo. Ben diverso l’approccio del premier con Luigi Di Maio. Il leader del M5S sulle sue critiche al Mes, ha ricompattato i gruppi trovando d’accordo, alla congiunta, persino “big” dell’ala ortodossa come Giuseppe Brescia. Ma, si sottolinea nel Movimento, l’approccio di Di Maio e’ meno urlato e “non e’ contro qualcuno”. In queste ore i contatti con Conte sono frequenti e a lui Di Maio ha chiesto di sfruttare ogni margine per migliorare il trattato. Ed e’ un punto che trova il premier d’accordo. Per questo, quando ad Accra giungono a Conte gli echi degli attacchi della Lega il premier cerca di rovesciare il trend unendo la maggioranza contro un avversario. E i passi di “borbor dance”, la danza tipica ghanese a cui si lascia andare prima di rientrare a Roma danno il segno della tranquillita’ del premier sull’argomento. (Michele Esposito, ANSA)

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