Focus: il finanziamento ai partiti, dal referendum del ’93 al dl Letta

Il tema del Finanziamentoaipartiti, tra alti e bassi, ha attraversato gli ultimi 20 anni accompagnando il dibattito politico nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, portato all’attenzione dell’opinione pubblica e, quindi, successivamente del Parlamento, sull’onda del post Tangentopoli. E proprio l’ormai famosa inchiesta ‘Mani pulite’ e’ stata il volano del referendum del 1993 promosso dai radicali, quando i cittadini, a stragrande maggioranza, si espressero a favore dell’abolizione del Finanziamento pubblico aipartiti. Ma bisognera’ attendere 20 anni prima che la volonta’ dei cittadini sia rispettata. Risale infatti al governo Letta, a cavallo tra il 2013 e il 2014, la ‘svolta’: con un decreto convertito in legge e’ stato definitivamente abolito ogni forma di Finanziamento pubblico aipartiti, ripristinato dopo il ’93 attraverso una norma che lo trasformava in ‘rimborso elettorale’. Infine, sul finire del 2018, con entrata in vigore a inizio 2019, un’altra legge torna ad occuparsi di soldi aipartiti: e’ il ddl Bonafede, meglio noto con il nome con cui gli stessi 5 stelle hanno ribattezzato il provvedimento, ovvero ‘Spazzacorrotti’.Oggi il tema e’ nuovamente alla ribalta, a seguito dell’inchiesta che coinvolge la Fondazione Open, tra le sostenitrici della Leopolda di Matteo Renzi. 

REFERENDUM DEL 1993 STOP AI SOLDI PUBBLICI: Fortemente voluto dai Radicali, il referendum abrogativo della legge sul Finanziamento pubblico AIpartiti chiama alle urne i cittadini italiani nell’aprile del ’93, dopo l’inchiesta Tangentopoli che terremota la politica italiana. Il 90,35 si esprime a favore dell’abolizione del Finanziamento pubblico. – LEGGE DEL 1999, ARRIVANO I RIMBORSI ELETTORALI: entrata in vigore a giugno del 1999, la legge di fatto trasforma il Finanziamento pubblico AIpartiti in rimborso elettorale. Ma, la sostanza non cambia: lo Stato continua ad erogare somme alle forze politiche. Con il titolo “Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali”, nel ’99 il Parlamento reintrodusse un vero e proprio Finanziamento pubblico, sganciando il computo dei rimborsi spettanti dalle spese effettivamente sostenute dai partiti per le campagne elettorali. – DECRETO LETTA DEL 2013: Il 13 dicembre del 2013 il governo guidato dal premier Enrico Letta approva il decreto che elimina definitivamente il Finanziamento pubblico AIpartiti. “Avevo promesso ad aprile. Ora in Cdm manteniamo la promessa”, annuncia via twitter lo stesso Letta. – LEGGE DEL 2014: il 20 febbraio la Camera approva in via definitiva la legge di conversione del decreto Letta che mette la parola fine sul Finanziamento pubblico AIpartiti e consente invece i contributi volontari dei cittadini. La nuova legge abolisce in maniera graduale tutte le forme di Finanziamento pubblico, sia diretto che indiretto, AIpartiti e lo sostituisce con agevolazioni fiscali per la contribuzione volontaria dei cittadini attraverso detrazioni per le erogazioni liberali e destinazione volontaria del 2 per mille Irpef. Dispone inoltre l’obbligo della certificazione esterna dei bilanci dei partiti. La riforma prevede 4 step: nel 2014 si procede con la riduzione del Finanziamento pubblico del 25%, nel 2015 del 50% e nel 2016 del 75%. Andra’ a regime dal 2017 il sistema del Finanziamento abolito in toto e sostituito dalle donazioni volontarie del 2 per mille dei cittadini.L’accesso dei partiti alle nuove uniche forme di contribuzione viene pero’ condizionato al rispetto di requisiti di trasparenza e democraticita’.

PROPOSTA RICHETTI (PD) DEL 2016: durante il governo Renzi il Pd, con la proposta di legge a prima firma Matteo Richetti, prova a rimettere mano alla materia, con una riforma complessiva sui partiti in nome di piu’ trasparenza e democrazia interna, anche sul fronte dei finanziamenti. Dopo una lunga discussione in commissione, e l’intesa con i 5 stelle che di fatto rinunciano al loro testo (a prima firma Lombardi) per convergere su quello Pd da modificare, la proposta di legge, pur avendo incassato l’8 giugno del 2016 il via libera della Camera, si arena al Senato e finisce in un binario morto senza vedere mai la luce. e’ poi finito in un binario morto al Senato. Il provvedimento mirava a introdurre norme piu’ stringenti sulla trasparenza e sulla democrazia interna dei partiti e dei movimenti politici, interveniva sulle regole interne e sulla selezione delle candidature, disciplinava l’utilizzo del simbolo e le decisioni a carico dei singoli iscritti, come ad esempio i provvedimenti di espulsione o sospensione. La riforma, tuttavia, non conteneva norme punitive come l’esclusione dalle elezioni se i partiti o movimenti non si fossero dotati dello statuto o non si fossero iscritti al registro dei partiti, come disponevano invece alcuni testi iniziali, tra cui quello del vice segretario Pd Guerini. Tutte misure che, durante l’iter in commissione, sono state di volta in volta rinominate norme ‘salva M5s’ o ‘salva-Pizzarotti’ o, ancora, norme ‘anti-M5s’, a seconda che andassero a penalizzare o favorire il Movimento 5 stelle, privo di statuto o di un regolamento interno e non iscritto al registro introdotto dalla legge sullo stop ai finanziamenti pubblici. 

DDL ANTICORRUZIONE, FONDAZIONI COME partiti: Approvato in via definitiva dalla Camera nel dicembre del 2018, e’ stato pubblicato in Gazzetta a meta’ gennaio del 2019, il ddl Bonafede, meglio noto come ‘Spazzacorrotti’, e’ stato uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle. Una parte del provvedimento interviene anche sui partiti e introduce una stretta sulle donazioni aipartiti e movimenti politici. Ogni donazione che supera i 500 euro annui deve essere trasparente e, quindi, il nome del soggetto che effettua la donazione deve essere pubblicato on line. Ma sono ‘salve’ le feste di partito, norma voluta fortemente da Pd e Lega. Dovranno essere pubblicati e resi noti i nomi dei donatori che versano piu’ di 500 euro complessivi all’anno. Non solo: il ddl ha introdotto norme piu’ stringenti anche sulle dichiarazioni dei redditi di parlamentari, governo e tesorieri di partito, che dovranno rendere pubbliche tutte le donazioni ricevute di importo annuo superiore a 500 euro (anziche’ 5.000, come previsto dalla legge vigente), ricevuto direttamente o attraverso comitati di sostegno; ne deve essere al contempo data evidenza nel sito internet del Parlamento italiano. Viene inoltre abbassato a 3.000 euro (rispetto a 5.000 euro) il tetto annuo di Finanziamento o contribuzione al raggiungimento del quale e’ previsto l’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione congiunta tra il soggetto erogante ed il beneficiario. Infine, viene previsto un giro di vite sulle fondazioni, che vengono equiparate aipartiti politici e, quindi, sottoposte agli stessi obblighi sulla trasparenza validi per i partiti e i movimenti politici. Norma duramente contestata dalle opposizioni, e ribattezzata “salva-Casaleggio” in quanto non riguarda le societa’ collegate in qualche modo ai movimenti politici. Le cooperative invece non potranno piu’ finanziarie i partiti politici. (di Serenella Ronda, AGIS)

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