Il giorno di Mittal, Conte disponibile a scudo penale ma con garanzie

Il governo serra i ranghi in vista dell’incontro con Arcelor Mittal. Anche se sul vertice di domani sera c’è sola una certezza: non sarà risolutivo. Ventiquattro giorni dopo l’annuncio del recesso dell’Ex Ilva da parte del colosso franco-indiano, ci troviamo in una fase importante: il disgelo è arrivato, i contatti ci sono stati a più livelli, con l’esecutivo che punta a mantenere accese le acciaierie di Taranto. Il come è tutto da vedere, ma il premier da Milano non usa mezzi termini: “Dobbiamo assolutamente trovare una soluzione. Siamo disponibili ad avviare un negoziato, ma bisogna mantenere gli impianti”. E la controparte? Il colosso parteciperà all’incontro di domani con “fiducia”, consapevole che non sarà “conclusivo, ma molto importante”, secondo quanto trapela da fonti vicine all’azienda. L’idea è che la situazione sia delicata, ma che si possa “cominciare a lavorare con il governo”.La prima ipotesi sarebbe quella di riscrivere ex novo un nuovo accordo con Mittal, ipotizzando circa 2-3 mila esuberi e una nuova forma di tutela legale . Niente norma ad hoc, forse uno scudo penale più generale, “elemento che potremmo andare a considerare”, ha ammesso lo stesso Conte. Il piano B, confermato anche a livello regionale, ipotizerebbe un’amministrazione straordinaria con un prestito ponte che riporti l’azienda in due anni sul mercato, passando da un supercomissariamento in capo al Mise. Un’Alitalia bis, garantendo in un certo modo l’occupazione ma lasciando interrogativi enormi per il futuro prossimo.Prima però bisogna sedersi al tavolo con Mittal, portando anche nuove idee per la città di Taranto, al centro di un caos industriale di dimensioni storiche. Ecco allora che dopo il Cdm sul Cantiere di giovedì sera, Conte ha deciso di portare fuori a cena i ministri, per discutere del Mes, ma soprattutto di Ilva. Il M5S cerca ancora una sintesi sullo scudo penale, ma Luigi Di Maio ci tiene ad avvisare l’azienda: “Questa multinazionale deve fare un bagno di umiltà e sedersi con lo Stato, perché l’atto che ha portato avanti è temerario, lo stiamo vedendo dagli atti delle procure”. Il fronte giudiziario non è di poco conto nella vicenda, visto che i commissari hanno presentato ricorso cautelare di urgenza contro il recesso del contratto e due Procure indagano ormai senza sosta da tre settimane. E Se il 27 novembre il tribunale di Milano dichiarasse infondata l’atto di Mittal molto potrebbe cambiare, ammorbidendo magari la richiesta aziendale di 5mila esuberi per restare a produrre acciaio in Italia. A questo punto sarebbe ipotizzabile un nuovo rendez vous dopo quella data, dopo che la minaccia di chiudere gli altoforni entro gennaio è rimasta al momento solo una frase su carta intestata.Proprio a Taranto i sindacati continuano a esprimere forte ansia, in particolare per il mondo dell’indotto. “L’azienda sta dando seguito a quanto garantito nel confronto di ieri sera: i pagamenti degli autotrasportatori sono stati effettuati nella quasi totalità della platea complessiva nella misura del 70% del fatturato, mentre per l’indotto nelle sue varie articolazioni la situazione è diversa – ha rassicurato parzialmente Antonio Marinaro, Presidente di Confindustria Taranto – Finora siamo nell’ordine del 50% circa delle imprese interessate ma confidiamo nel soddisfacimento graduale, nelle prossime 24/48ore, della totalità dei fornitori, e in questo caso parliamo del pagamento del 100% delle fatture scadute e non dell’intero fatturato”. (Alessandro Banfo, LaPresse)

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