Manovra, Renzi e il piano “shock” da 120 miliardi

 Nessuna ‘contromanovra’, né la volontà di mettere in difficoltà il governo. Anzi. Matteo Renzi presenta a Torino le proposte “shock” di Italia viva per rilanciare l’economia. Un piano da 120 miliardi, “non portati da Babbo Natale”, ma “bloccati” nei gangli della burocrazia che i renziani intendono sbloccare e utilizzare per infrastrutture, scuole, cultura in modo da “evitare la crescita zero”. La road map prevede una “grande campagna di ascolto” che toccherà i ministeri interessati ma anche le associazioni di categoria, i Comuni, il volontariato, gli investitori internazionali, le banche, le scuole e le università. “Andremo casa per casa, comune per comune, ci confronteremo con tutti”, assicura Renzi. Poi due mesi di lavoro per “verificare il progetto e scrivere entro il 15 gennaio un testo di legge che chiederemo al premier Conte di trasformare in decreto legge. Da forza politica che sta in maggioranza questo è il nostro contributo per il Paese”, la sottolineatura.Non è tutto. Il leader di Italia viva va avanti sulla linea ‘no tax’. “Nelle prossime settimane i nostri parlamentari cercheranno di fare tutto per evitare i microbalzelli in manovra che non servono a nulla”, assicura. Poi, da gennaio, una nuova sfida: “Abbiamo pronto un piano su come rendere l’Irpef più semplice dal 2021”. Il dossier è in mano a Luigi Marattin: “Abbiamo proposto di dire all’Italia che nel 2021 si avrà una nuova imposta sui redditi più semplice e più bassa – spiega il deputato di Iv – Abbiamo chiesto di lavorare adesso per un anno per mettere i soldi solo lì. Il governo ha detto sì, ci lavoriamo”.Per quel che riguarda il “piano shock”, Renzi ha in mente quello che definisce “il modello Milano”. “E’ evidente che le procedure standard non funzionano e c’è l’esigenza di una realtà che va sistemata – argomenta – Il modello che ha funzionato è quello dell’Expo. Era fermo, stava per essere chiuso, buttato via. Immaginate cosa sarebbe successo. Noi abbiamo messo l’ambulanza nella corsia di emergenza”.Il piano si compone di sette punti chiave. Renzi sceglie ancora una volta il ruolo di presentatore e sono i parlamentari a spiegare i vari capitolo. Il primo riguarda ‘Strade e ferrovie: opere bloccate’: “Oltre 74 miliardi di opere stradali e ferroviarie bloccate in Italia di queste 8 circa per mancanza di finanziamenti, le restanti per burocrazia”. Nell’elenco delle opere da sbloccare c’è la Tav, ma anche la metro C di Roma, la pedemontana, come l’alta velocità in Sicilia. Poi, al secondo punto, ci sono ‘Porti e aeroporti: investimenti per 3 miliardi sui porti e 4 miliardi di euro sugli aeroporti’. In agenda anche ‘Periferie e piani città’: “Col nostro governo abbiamo abolito Imu prima casa, blocco addizionale Irpef e tassa di scopo ma attraverso il superamento del patto di stabilità abbiamo visto sbloccati decine di milioni di euro per investimenti. Il progetto ‘periferie’ nasce da un’idea di Renzo Piano e prevede 2,1 miliardi di euro di investimenti. L’accelerazione dei patti territoriali vale 3 miliardi di euro. Il ‘piano casa’ prevede 1 miliardo di euro di investimenti”. Il quarto punto affronta il tema del “Dissesto idrogeologico: 25,9 miliardi sono già oggi disponibili e non spesi sul dissesto idrogeologico di cui: 12.800 per la mitigazione del rischio, 3.000 per l’edilizia scolastica, 3.900 per reti fognarie e depuratori, 3.100 per il sisma bonus, 3.150 per il piano invasi e piano acquedotti”. Quinto capitolo, “Scuole e ospedali: 10 miliardi già distribuiti agli enti locali per progettare e realizzare edifici innovativi, sicuri e accessibili a tutti, nessuno escluso. Le nostre proposte: investire davvero: 3 miliardi in 3 anni nelle scuole e 2 miliardi in 3 anni negli ospedali; attenzione costante ai progressi dei lavori; focus sulle nostre aree interne: evitiamo lo spopolamento!; rilanciamo lo School Bonus; miglioriamo il bonus Cultura 18app; piano Infanzia per i bambini da 0 a 6 anni”. E infine, sesto punto, “Cultura e turismo, ‘Modello Pompei’ per la valorizzazione del patrimonio artistico culturale 2 miliardi di investimenti nel solo settore culturale dei governi dei 1000 giorni, ancora bloccati”. Ultimo punto: “Energia e green act, accelerazione investimenti Terna, Eni, Snam ed Enel nel prossimo triennio pari a 15 miliardi; una vera transizione ecologica con 1 miliardo; fiscalità ecologica con riduzione del cuneo fiscale per investimenti strutturali in economia circolare; piano di adattamento ai cambiamenti climatici”.”Ci dicono ‘alimentate tensioni, tirate la corda…no’ – conclude Renzi -: Noi facciamo proposte perché l’Italia è messa peggio di quello che sembra”. Al lavoro, quindi. Con la consapevolezza di cosa muove tutta la baracca: “Vince chi detta l’agenda”. Gli alleati sono avvisati. 

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *