Di Maio alla riconquista della base ma sulle regionali chiede riflessione

Uscire dai palazzi, che dovevano essere aperti come una scatoletta di tonno e che, invece, si sono trasformati in ammalianti luoghi della politica, dove il Movimento 5Stelle rischia di rimane imprigionato. Luigi Di Maio dà il buon esempio e parte con il suo tour alla riconquista della base. Rivoluzionare, ma anche riprendere in mano le origini e l’essenza dei 5Stelle, che deve tornare a cibarsi di quella politica lontana dalla casta e tanto vicina ai cittadini. Per questo il capo politico riparte proprio dalla sua Campania, per carpirne quell’energia che il capoluogo partenopeo non gli nega. Un caffè a Pomigliano per iniziare la giornata, poi dritto a Casoria per piantare nuovi alberi e rigenerare lo spirito green, e infine l’incontro con i lavoratori della Whirlpool. Una due giorni che seguirà una scaletta ben precisa e che si replicherà nei prossimi weekend, vedendo vedrà Di Maio in mezzo alla gente da Sud a Nord della Penisola. Dare una scossa a chi si è seduto sui divanetti del Transatlantico, di Camera e Senato, e non vuole più alzarsi. Perché il Movimento non può diventare un partito, sia chiaro, e chi non è d’accordo, ha rimarcato il pentastellato “può andare via”.

Giocare d’attacco, questa è la strategia, ma senza perdere il contatto con una realtà all’interno di M5S che vede malcontenti, spaccature e contestazioni. “Non è un momento semplice – ammette – E’ chiaro che stare al governo con un partito con cui in passato abbiamo avuto pesanti contrasti, non e’ semplice”. Non bisogna però demordere, anzi, il titolare della Farnesina non accoglie le critiche di chi lo attacca dicendo che non può essere ministro e leader, o chi gli scarica addosso la responsabilità di aver portato il Movimento a una percentuale di consenso, in Umbria, più che deludente. “La base è con me” avrebbe confidato ai suoi durante il tour in Campania, per questo la strada intrapresa è quella giusta: “C’è bisogno di un grande momento di riflessione, in cui stabilire una nuova carta dei valori e dei nuovi obiettivi. Sono passati 10 anni, in 10 anni è cambiato tutto” anticipa Di Maio. Azione di governo severa e campagna sui territori, uscendo da quel silenzio in cui Di Maio si era costretto dopo la fine del governo con Matteo Salvini.

Tuttavia, per il capo politico il nuovo corso si sposa con un’altra convinzione: il M5S deve tenersi fuori dalle prossime competizioni elettorali. Per Di Maio infatti in Calabria e Reggio Emilia i pentastellati non ci saranno. La ‘riflessione’ di cui parla il capo politico è proprio questa, anche se la strategia rischia di inasprire i già tesi rapporti con quella parte del Movimento che invece vorrebbe correre e correre con il PD. “La vera novità è il M5S che governa le regioni insieme al centrosinistra. E questo può costituire il vero elemento di rottura, che va costruito seriamente e non improvvisando perché la novità in questa fase storica deve essere una rigenerazione e un rinnovamento vero dei soggetti politici esistenti, capaci di aprirsi alle nuove organizzazioni civiche e sociali sul territorio” insiste Luigi Gallo, deputato dell’ala capeggiata da Roberto Fico. L’altro pressing arriva dalla Calabria, dove la deputata Dalila Nesci torna a riproporre la sua candidatura “di servizio dentro il M5s per la Presidenza della Regione Calabria”, chiedendo inoltre di poter usare il simbolo pentastellato. Due nodi che Di Maio dovrà sciogliere durante l’incontro di lunedì con gli eletti emiliani e calabresi, una riunione che si preannuncia già ad alta tensione. (Donatella Di Nitto, LaPresse)

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