Mittal spegne l’Ilva, entro gennaio chiudono le acciaierie

Mentre l’indotto tarantino lancia il suo grido d’allarme, la decisione di ArcelorMittal di spegnere gli impianti fa salire ulteriormente la tensione intorno al dossier ex Ilva, alla vigilia del confronto fissato tra le segreterie nazionali di Fiom, Film e Ulim, il ministro dello Sviluppo economico e i vertici della multinazionale. Ad anticipare il piano di fermate degli altoforni è stato lo stesso amministratore delegato di ArcelorMittal Italia nel corso di un incontro con le Rsu dell’azienda pugliese, riferisce il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, sottolineando che “se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica”. Il cronoprogramma vedrebbe Afo2 spegnersi il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il primo gennaio, mentre il treno a caldo dovrebbe essere chiuso tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. “Questo piano di fermate modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell’Autorizzazione Integrata Ambientale – spiega lo stesso sindacalista – pertanto l’azienda si confronterà con il ministero dell’Ambiente su questo cambio di programma”.Fim, Fiom e Uilm, in una nota congiunta nella quele ribadiscono la propria contrarietà rispetto a questa scelta, sottolineano al contempo come sarebbe necessario che questa venisse discussa con Ilva in amministrazione straordinaria, dato che – come si evidenzia nel comunicato – a tutt’oggi risulta essere “l’unico proprietario del gruppo attualmente in affitto ad ArcelorMittal”. L’incontro al Mise è fissato per le 15 di venerdì, stanto a quanto si apprende da fonti sindacali. E proprio al di fuori del ministero sarà spostato il presidio permanente delle tre sigle. Ma non si tratterà dell’unica protesta di giornata: uno sciopero di 8 ore contro la decisione di avviare la procedura disimpegno degli stabilimenti è stato infatti proclamato a Legnaro, in provincia di Padova. A far sentire la propria voce sono intanto le aziende dell’indotto tarantino. “Non siamo nelle condizioni di garantire gli stipendi dei nostri dipendenti”, si legge nel documento consegnato al ministro Stefano Patuanelli da Confindustria Taranto, che spiega come i pagamenti preannunciati non siano arrivati per la gran parte delle imprese. Ma rimane caldo anche il dibattito sul fronte politico. “Si doveva andare avanti con l’immunità che era nei patti firmati dal ministro Di Maio”, ammonisce per Italia Viva la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, in un’intervista rilasciata a Radio24. “Lo scudo penale è assolutamente un pretesto e soltanto chi ha voluto girarsi dall’altra parte è sorpreso rispetto a quanto sta succedendo2, afferma invece la senatrice del M5S, ex ministra per il Sud, ai microfoni di Sky Tg24. Mentre dall’opposizione a farsi sentire è Giorgia Meloni. “Io non sono mai contraria a salvare aziende italiane, ma devono dare una prospettiva”, afferma la leader di Fratelli d’Italia durante la registrazione del programma di ‘Dritto e Rovescio’, programma trasmesso da Rete4. 

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *