Il Pd si prepara alla svolta per Bologna ma la base chiede più coinvolgimento

Bologna terra di svolte per la sinistra italiana. A trent’anni dalla Bolognina, dove nel 1989 il partito comunista decise di cambiare pelle, ora è il Pd a cercare la sua rinascita nel capoluogo emiliano. La tre giorni che porterà il segretario Nicola Zingaretti al centro della regione ‘rossa’ per eccellenza non sarà solo un’occasione per sostenere la campagna elettorale del presidente uscente Stefano Bonaccini, in corsa per la rielezione. Domenica 17 l’assemblea nazionale del partito proporrà modifiche allo statuto che si preannunciano come il primo capitolo di ‘tutta un’altra storia’. Frase che, non a caso, è stata scelta come slogan di tutto l’evento. L’obiettivo annunciato è dire addio soprattutto all’automatismo che vuole il segretario anche candidato premier che cancella, così, uno dei principi fondatori del Pd del Lingotto di Walter Veltroni. Senza rinnegare le origini, tra qualche settimane il ventunesimo secolo entrerà nei suoi anni Venti e per i Dem, ancora scossi dall’ultima scissione renziana, sembra arrivata l’ora di un nuovo corso. “Faremo di tutto affinché siano anni diversi”, promette Zingaretti elencando i temi: giustizia sociale, sviluppo sostenibile, rilancio delle imprese italiane, merito e fiducia nei giovani, conoscenza e dei saperi, innovazione sostegno alla ricerca come volano di crescita e di opportunità. Soprattutto, annuncia alla vigilia della kermesse, saranno “gli anni del protagonismo dei popoli e non delle nazioni, di un’Europa più giusta, della sostenibilità ambientale, di un’economia giusta”.Dalla base però avvertono: ben vengano i cambiamenti ma, mettono le mani avanti i Giovani Turchi, purché il percorso sia diffuso sui territori e condiviso dai circoli. Con una lettera aperta al segretario, una delle componenti più importanti e strutturate del Pd chiede che le modifiche siano discusse anche nelle assemblee di circolo in tutta Italia. Un appello che ha già raccolto oltre 300 firme, partendo proprio dai dirigenti bolognesi, e che è stato sottoscritto da segretari di circolo, direttivi, componenti dell’assemblea nazionale di quasi tutta Italia. Un appello per chiedere a Zingaretti di non ‘blindare’ la discussione sulla forma e la natura del PD in tempi “stretti e contingentati” di Bologna, ma diventi un “fatto pubblico, aperto e partecipato”. Dal Nazareno, tuttavia, i vertici Pd replicano che non c’è mai stato un percorso così largo e diffuso di discussione rappresentato da 13 assemblee regionali e oltre 70 riunioni a livello provinciale e locale. Dal canto suo, però, Matteo Orfini annuncia di voler presentare, nell’assemblea di domenica, insieme ad altri colleghi, 5 ordini del giorno, “5 idee, 5 proposte chiare e comprensibili”, spiega: abrogazione dei decreti sicurezza di Salvini, 100 giorni per approvare lo ius culturae, 100 giorni per la parità salariale tra uomini e donne, no al populismo penale, e stop ai tirocini gratuiti. Una scaletta ben precisa che detta i tempi del Pd al governo mettendo Zingaretti spalle al muro con i colleghi pentastellati. D’altra parte, lo stesso Zingaretti sa bene che se i democratici dovessero perdere la roccaforte emiliana difficilmente potrebbe manterrebbe la guida del partito. In caso di disfatta, il segretario – dicono i suoi – farebbe probabilmente un passo indietro. Ed è così che i dem hanno intenzione di schierare tutti i loro carri-armati a difesa del fortino emiliano-romagnolo in chiave anti-Salvini.

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