Ilva, in attesa del giorno del giudizio

 Il giorno del giudizio sarà martedì. Prima di andare a sedersi al tavolo con Arcelor Mittal però Giuseppe Conte vuole scrutare dentro al suo governo. Il premier a Taranto ha vestito i panni di ‘avvocato del popolo’ nel senso più letterale del termine, ma un confronto con alle spalle una maggioranza divisa sarebbe un vantaggio che il presidente del Consiglio non vuole concedere al gruppo franco-indiano. Per questo motivo a Palazzo Chigi si susseguiranno incontri. Il problema principale per Conte è quello di mediare con l’ala oltranzista del Movimento 5 Stelle, guidata da Barbara Lezzi, che di scudo penale non vuole proprio sentire parlare. Italia Viva, dal canto suo, fa sapere di voler presentare un emendamento al decreto fiscale per ripristinarlo. Due posizioni agli antipodi davanti alle quali il presidente del Consiglio, come in un rewind del governo gialloverde, dovrà compiere l’ennesimo miracolo di mediazione della sua tanto giovane quanto tormentata carriera politica.”Nessuno può pensare che questa vicenda si risolve nelle aule giudiziarie, significherebbe avere già perso. I lavoratori non si toccano e gli accordi si rispettano”, dice dal partito di Matteo Renzi il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. Per fare in modo di trovare il bandolo della matassa la proposta è quella di riportare l’investitore al confronto “con chi ha sottoscritto l’accordo di settembre: le rappresentanze dei lavoratori”. Un’intesa di cui l’esecutivo è “garante e non controparte”. Dal mondo sindacale Maurizio Landini, leader della Cgil, fa sapere di vedere di buon occhio un ingresso dello Stato nella società. “Se l’acciaio è un settore strategico, credo si debbano prendere iniziative per mantenerlo. Il mercato, da solo, questa crisi non la risolve. Questo Paese deve continuare a produrre acciaio e deve farlo senza far morire la gente e senza inquinare”, argomenta. La cosa da fare, quindi, è una e una soltanto: “Rispettare gli accordi sottoscritti”. E per gestire le crisi temporanee ” ci sono gli strumenti adatti, dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà. Per questo dico che è inaccettabile una modifica unilaterale dell’accordo da parte di Mittal che non è Cappuccetto Rosso perso in un bosco sconosciuto”. Nella partita prova a giocare un ruolo pure il governatore della Puglia, Michele Emiliano, convocando un incontro con le parti sociali e istituzionali. E l’opposizione, ognuno con il suo stile, attacca a testa bassa. “Bisogna trattare con Arcelor Mittal rimettendo lo scudo penale. Nella trattativa bisogna fare in modo che Mittal rimanga”, dichiara da Forza Italia, Antonio Tajani. Una critica garbata e di tono completamente diversa da quella di Matteo Salvini che parla apertamente di “governo di imbecilli che scherza con i posti di lavoro”. 

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