Bolivia, Morales si dimette e se ne va

Alla fine Evo Morales ha ceduto. Dopo settimane di crescenti proteste che denunciavano brogli e contestavano i risultati delle presidenziali del 20 ottobre, il presidente ha annunciato nuove elezioni, poi, pressato dall’esercito, si e’ dimesso e secondo notizie di stampa ha lasciato il Paese ed e’ volato in Argentina. L’organizzazione degli Stati americani (Oas) aveva chiesto l’annullamento del primo turno elettorale, al termine di una missione conclusa con un rapporto tecnico che aveva riscontrato diverse “irregolarita’”. Papa Francesco aveva invitato a pregare per “l’amata Bolivia”, chiedendo che il processo di revisione dei risultati delle presidenziali avesse luogo “in pace” e senza precondizioni. In una breve comparsa nell’hangar presidenziale dell’aeroporto internazionale di El Alto, una citta’ vicina di La Paz, senza citare il rapporto dell’Oas, Morales ha annunciato che il nuovo appuntamento con le urne si svolgera’ con un rinnovato organo elettorale (per settimane l’opposizione e i comitati civici hanno accusano quello attuale dei brogli). Morales ha aggiunto che il Parlamento bicamerale, dove comunque ha la maggioranza, si riunira’ “nelle prossime ore” in vista del rinnovo della nuova commissione elettorale. Ma non e’ bastato: le Forze armate hanno chiesto a Morales di dimettersi. “Dopo aver analizzato la situazione del conflitto interno, chiediamo al presidente di rinunciare al suo mandato presidenziale per consentire la pacificazione e il mantenimento della stabilita’, per il bene della nostra Bolivia”, ha dichiarato il comandante in capo, il generale Williams Kaliman. Poco dopo, mentre rimbalzavano notizie che lo davano a bordo di un volo diretto in Argentina, Morales e’ apparso a sorpresa in un video registrato in un luogo sconosciuto insieme al suo vice, Alvaro Garcia Linera, e si e’ dimesso. “La lotta non finisce qui. Gli umili, i poveri, i settori sociali continueranno questa lotta per l’uguaglianza e la pace. E’ importante dire alla gente che e’ mio dovere come Presidente cercare questa pacificazione”, ha dichiarato. “Spero che (Carlos) Mesa e (Luis Fernando) Camacho abbiano capito il mio messaggio. Non maltrattare sorelle e fratelli. Non ingannare con le bugie e usare la gente”, ha aggiunto. In precedenza si erano dimessi il presidente della Camera, Victor Borda, e i ministro delle Miniere, Cesar Navarro e degli Idrocarburi, Luis Alberto Sanchez. Manifestanti inferociti avevano attaccato la casa di Borda, bruciato quella di Navarro, come anche l’abitazione di una sorella di Morales e quelle e di due governatori. Dal 2017 parte dei boliviani sono in rotta con il primo presidente indigeno, accusato di autoritarismo e di corruzione, oltre ad avere ottenuto il via libera alla sua quarta candidatura, in barba al referendum popolare a lui contrario. Tre settimane fa il presidente e’ stato rieletto per il quarto mandato consecutivo, fino al 2025, superando il centrista Carlos Mesa di oltre 10 punti, risultato subito contestato dall’opposizione. (AGI)

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