In Umbria la notte buia del governo giallorosso

 Notte buia per il governo giallo-rosso. Dall’Umbria arriva la notizia di una vera e propria disfatta per la coalizione al governo nelle stesse ore in cui, il Financial Times rivela che il premier Giuseppe Conte fu ingaggiato da un fondo di investimento sottoposto poi a indagine interna dal Segretariato di Stato del Vaticano. E a balzare agli occhi e’ il crollo – quasi la meta’ dei voti rispetto alle Europee – del M5S. Un crollo che riaccende la ribellione interna al Movimento: di chi, come Gianluigi Paragone, non ha mai digerito l’alleanza con il Pd; e di chi punta ad un cambio della leadership. Il premier, su entrambi i fronti, si mostra tranquillo. Ha trascorso la domenica elettorale lontano dai riflettori e, gia’ nei giorni scorsi, ha sempre sottolineato come la sua, in Umbria non sia stata una campagna elettorale. “Avrei girato la Regione 24 ore su 24 ore”, diceva giovedi’ dall’azienda di Brunello Cucinelli. In serata, poi, su Palazzo Chigi arriva la “tegola” dell’articolo del Ft, secondo cui Conte forni’ un parere legale alla Fiber 4.0 – guidata da un fondo finito sotto inchiesta della Santa Sede – sulla gara per il controllo di Retelit. Gara che il gruppo aveva perso nei confronti di due investitori stranieri. Nel parere – datato maggio 2018 – Conte scriveva che se il governo avesse applicato la golden power quell’esito poteva essere ribaltato. “Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano, oggi al centro di un’indagine”, spiega in serata Palazzo Chigi ricordando come il premier “si sia astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden Power”, non partecipando neppure al Cdm del 7 giugno 2018. Ma, al di la’ del caso Ft, e’ il tonfo umbro che rischia di sfibrare, nel pieno della manovra, un’alleanza di governo che stenta a trovare un quadro politico. In piu’, alla sconfitta di Vincenzo Bianconi non ha partecipato Matteo Renzi, la “mina vagante” del governo. A Renzi era stato chiesto di venire a Narni ma l’ex premier ha declinato. E Italia Viva, secondo indiscrezioni, boccia l’idea della foto dei tre leader, Nicola Zingaretti, Di Maio e Roberto Speranza. Nel Pd, pur parlando di sconfitta netta, gia’ nel pomeriggio si faceva invece notare un dato: in Umbria sono stati gia’ persi tutti i Comuni e il trend, fino alle Politiche del 2018, era di un partito in calo di fronte a un centrodestra in ascesa. Un partito che, si ricorda non casualmente, era pero’ guidato proprio da Renzi. Di Maio dovra’ vedersela con il dissenso interno. Eppure, ragionano i suoi, il leader M5S ci ha messo la faccia ed e’ sempre stato tra i piu’ scettici dell’alleanza con il Pd, sostenuta invece da Beppe Grillo e lo stesso Conte. Quello stesso Conte che, sottolinea nel M5S, poteva spendersi di piu’ per le Regionali umbre se davvero crede nella coalizione giallorossa. 

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